L’Abruzzo degli sfratti e delle abitazioni vuote. «Il 34% sono sfitte»

La denuncia del segretario del sindacato regionale degli inquilini
«Il picco nell’Aquilano, ma alle aree interne servono i servizi»
L'AQUILA
Uno dei casi più eclatanti il Sunia Abruzzo lo ha gestito due anni fa: un'anziana di 92 anni, affetta da Alzheimer, che viveva con la figlia a Pescara e che ha ricevuto uno sfratto immediatamente esecutivo. Ma ci sono anche famiglie monoreddito costrette a lasciare l'abitazione dove vivono per morosità incolpevole. In altre parole, perché non riescono a pagare l'affitto a causa della crisi economica o della perdita del posto di lavoro. Geppino Oleandro, segretario del Sunia Abruzzo, di storie simili a quella di Maricarmen, la donna spagnola morta 87 anni dopo uno sfratto, ne ha viste tante.
Oleandro, quanto è impattante il problema casa in Abruzzo?
«Moltissimo e per diverse ragioni».
La ascolto...
«Partiamo dalle aree interne e da quei paesi di montagna dove ci sono tante abitazioni vuote, spesso vecchie, che necessitano di maggiore fonte energetica per riscaldarle». Non potrebbero essere affittate?
«Sì, ma come si porta la gente in quei posti se mancano i servizi minimi: uffici postali, banche, assistenza sanitaria, scuole. In Abruzzo abbiamo 250mila abitazioni sfitte, il 34% della disponibilità totale».
Un numero enorme.
«Il picco massimo è all'Aquila dove le case vuote sono il 44%. Nelle altre province la percentuale oscilla tra il 18 e il 20%».
Perché questo fenomeno?
«La gente si sposta dove trova lavoro e servizi. Molte, poi, sono seconde case situate in località sciistiche o in zone meno frequentate».
A fronte di un problema di abitazioni sfitte, in tanti non trovano casa. Non le sembra un paradosso?
«Lo è, ma pensiamo all'incremento del costo delle abitazioni in vendita, che poi determina anche il costo dell'affitto. Negli ultimi anni è aumentato del 20%. I prezzi sono molto alti e tante famiglie monoreddito, numerose, pensionati, non ce la fanno né a comprare, né ad affittare».
Quali sono le categorie che fanno più difficoltà a trovare casa?
«Prevalentemente anziani e giovani coppie».
Perché?
«È vero che in Abruzzo più del 80% delle persone è proprietario di un alloggio, ma il problema sorge per quel 20% residuale costituito soprattutto da giovani coppie e anziani. Gente che è sotto sfratto perché ha un contratto vecchio rinnovato al rialzo o che non ha entrate mensili sufficienti». In quale provincia la situazione è più difficile?
«A Pescara gli sfratti sono all'ordine del giorno. Dal 2020 al 2025 sono passati da circa mille a oltre 4mila».
Cosa si annida dietro questo fenomeno?
«Da una parte l'impoverimento delle famiglie perché questa è morosità incolpevole. Gli sfratti sono di tre tipi: finita locazione, necessità del locatore e morosità. Per necessità del locatore, a Pescara, non si registrano sfratti; per cessazione le richieste sono circa 200 su 4mila. Tutto il resto morosità».
Gente che non paga?
«Il 5% non paga perché piove dentro casa o perché ha litigato con il proprietario. Ma il resto è morosità incolpevole: il governo Meloni ha cancellato, con un colpo di spugna, il Fondo di sostegno all'affitto, che portava in Abruzzo 7 milioni di euro l'anno. Una decisione che ha messo in serie difficoltà le famiglie più fragili».
Quali casi avete seguito come Sunia?
«Il più eclatante è quello di una 92enne malata che viveva con la figlia a Pescara. Abbiamo fornito il gratuito patrocinio e siamo riusciti a determinare il passaggio da casa a casa. Ma attenzione: noi non siamo per il blocco degli sfratti, che è un diritto riconosciuto a livello istituzionale».
E allora il problema qual è?
«Sta nel governare il passaggio da un'abitazione ad un'altra: il comune e i servizi sociali devono essere attori e garanti di un trasferimento che non lasci le famiglie senza un tetto sulla testa. Nel 2025 a Pescara le richieste di sfratto sono state pù di 500, con 550 provvedimenti eseguiti, addirittura un numero maggiore, perchè alcuni facevano riferimento a vecchie procedure».
In tutto questo chi soccombe?
«Le famiglie, spesso i bambini. Ci sono situazioni al limite, con donne sole separate che non arrivano a fine mese e non possono pagare l'affitto. Nuclei monoreddito che non ce la fanno: una fragilità dentro la fragilità. Gente che non ha la possibilità di accedere alla casa popolare per il numero esiguo delle abitazioni disponibili o perché superala soglia massima reddituale. Tropo ricchi per le case popolari, troppo poveri per pagare un affitto».
Il risultato?
«Succede, ad esempio, che una signora di Francavilla, allontanata dal marito, trova un buco di casa a Spoltore, ma non può fare domanda per la casa popolare in quanto uno dei criteri per l'assegnazione è la residenza da almeno 5 anni».
Le vostre richieste alla Regione?
«Di riformare la legge quadro 96 per l'assegnazione delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica. I requisiti sono vecchi e superati. Criteri che andavano bene 40 anni fa, quando si nasceva, viveva e moriva nello stesso comune. Oggi le cose sono decisamente diverse».

