Quelle condizioni da film felliniano

Le assurde pretese dei servizi sociali nel caso della famiglia di Palmoli, secondo l'editoriale di Luca Telese
Leggendo il carteggio tra le assistenti sociali e l'avvocato della famiglia del bosco (grazie all'esclusiva dei nostri Gianluca Lettieri e Daniele Cristofani) si capisce bene perché persino il sindaco Giuseppe Masciulli, che in questa vicenda era stato paziente più di Giobbe, mai schierato pregiudizialmente, forse persino più "favorevole" alle assistenti sociali che ai Trevaillon (tecnicamente è lui il datore di lavoro della loro cooperativa, lui che paga le spese della retta per la casa famiglia), ieri ai microfoni della radio de Il Centro sia esploso in un circoscritto ma sacrosanto moto di disperazione: «Hanno un atteggiamento da Marchese del Grillo, del tipo: "Io sono io e voi siete un… cavolo!"».
Leggendo il prezioso carteggio assistenti-famiglia si può da un lato cedere alla tentazione dello scienziato entomologo che studia i comportamenti più irrazionali degli insetti con interesse scientifico, per comprendere modalità apparentemente prive di senso e ne rimane affascinato. Oppure rimanere turbati per "la sindrome marchesale" denunciata dal sindaco, ed essere attraversati da sentimenti di sconcerto. Io ho vissuto entrambi gli atteggiamenti, ma prima di tutto, cari lettori, mi dedico all'aspetto scientifico: cosa può portare sette psico-educatrici a costruire le condizioni di un disastro inenarrabile? Ieri abbiamo raccontato gli effetti: bambini costretti a girare come trottole per l'Abruzzo, ore di macchina e un centinaio di chilometri percorsi in cerchio. Incontro a casa saltato. Incontro riparatorio svolto in modalità ridotta (chissà perché a Gissi). Super trauma emotivo di cui abbiamo già scritto. Ci scuserà l'avvocato Pillon se abbia attinto alle nostre fonti per pubblicare questo carteggio di servizio, ma lui, che non ci avrebbe mai mostrato questi documenti, fa una figura straordinaria, un gigante del buonsenso. Lo stesso non si può dire delle sette psico-educatrici firmatarie delle mail, impegnate a porre condizioni impraticabili, ostacoli multipli, procedure che sembravano tese a sabotare la visita piuttosto che a celebrarla. Su tutte brilla la richiesta davvero surreale che all'incontro «fossero presenti gli animali domestici della famiglia». Le psico-educatrici non battono ciglio quando l'avvocato Pillon (benedetto buonsenso!) definisce questa richiesta «impensabile». E nemmeno quando spiega: «Se si dovesse procedere come richiesto, si dovrebbe prevedibilmente passare il pomeriggio a inseguire quegli animali per le strade e i prati di Palmoli». E già qui ai lettori si prospettano due visioni tragicomiche. La prima: quale logistica fosse necessaria per spostare «un cavallo, un asino, svariate decine di galline, oche e papere nonché diversi gatti». La seconda: la scena grottesca che si sarebbe prodotta con gli animali chiusi nell'appartamento, come in una arca di Noè, o peggio ancora (come paventato dall'avvocato Pillon) dispersi per le vie del paese, con bambini e genitori impegnati nell'inseguimento, e le sette qualificatissime psicoterapeute all'inseguimento dei primi e dei secondi. Viene in mente la meravigliosa e onirica scena d'apertura di Underground, capolavoro di Emir Kusturica, con gli animali ululanti dello zoo in fuga per le vie di Belgrado, o alcune circensi visioni del miglior Federico Fellini ne La Strada. Ma siccome non penso che le fantastiche sette firmatarie del carteggio pensassero ad una citazione di alto valore cinephile, mi chiedo perché. Perché – ultimo esempio surreale – chiedere alla famiglia, come condizione, che non ci fossero giornalisti il giorno dell'incontro «per non incorrere nella necessità di non dar luogo allo stesso». A chi lo chiedevano? A un padre e una madre perseguitati dal "circo mediatico" per un anno? E che senso aveva, poi, attuare la decisione folle di annullare l'incontro anche quando su richiesta del sindaco e dei genitori i colleghi della stampa si erano allontanati tutti? Perché 500 metri non bastavano? E perché non annullare anche il primo giorno di scuola, visto che i cronisti erano anche lì? Dove dovevano essere deportati i cronisti, in Congo? Le qualificate sette si autodefiniscono per tutto il carteggio "questo servizio". Normale, direte, ma poi, leggendo le pretese si capisce il senso: "questo servizio" per le sette sta sopra tutto: sopra le leggi, sopra le regole, e soprattutto oltre il buonsenso. Non so se davvero i ventuno sindaci revocheranno il mandato all'ente da cui dipende quel servizio. A me basterebbe che qualcuno – anche a loro tutela – le facesse ragionare, e se non riuscisse, per loro tutela le fermasse. Si può sopravvivere a tutto infatti – diceva Francesco Cossiga – tranne che al ridicolo.

