Verrecchia sfida Biondi: «non paghiamo i debiti altrui»

8 Ottobre 2026

Il capogruppo FdI replica al sindaco dell’Aquila: no all’accorpamento delle aziende

PESCARA

«Non possiamo nascondere la polvere sotto il tappeto», dice Massimo Verrecchia, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia. Si scrive “polvere” ma si legge quasi 8 milioni di debiti dell’Asm, la società aquilana dei rifiuti che, con un ambito provinciale, potrebbe assorbire anche le aziende della Marsica e della Valle Peligna. La presa di posizione di Verrecchia ha un destinatario: il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, altro big di FdI, presidente regionale dell’Anci e anche presidente dell’Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti. Intervistato ieri dal Centro, Biondi ha detto che dividere il territorio in sub-ambiti sarebbe «un errore».

«Non abbiamo alcuna intenzione di fare una battaglia contro Biondi, né contro L’Aquila, né contro Asm», risponde Verrecchia, «abbiamo invece il dovere di difendere le ragioni di un territorio vasto e complesso e di impedire che una soluzione venga considerata obbligata prima ancora di averne verificato realmente gli effetti». Visti i debiti dell’Asm aquilana, Verrecchia insiste sui numeri: «La nostra proposta è chiara: ascoltiamo i sindaci, mettiamo a confronto i dati, valutiamo costi e benefici e lasciamo che sia il territorio a determinare il proprio futuro. Questo non significa dividere. Significa rispettare la democrazia». E poi una frase che sembra calcolata: «Non servono Marchesi del Grillo, né deliri di onnipotenza. Serve umiltà, ascolto e capacità di guardare negli occhi gli amministratori che ogni giorno affrontano i problemi delle proprie comunità. Io continuerò a fare esattamente questo, nel rispetto del presidente della Regione, del mio partito, delle istituzioni e, soprattutto, delle persone che rappresento».

Il centrodestra resta spaccato in due: da una parte Biondi, il presidente della Regione Marco Marsilio e il consigliere delegato ai Rifiuti Nicola Campitelli, tutti di FdI e tutti schierati per l’ambito unico provinciale dei rifiuti; dall’altra, Verrecchia, un pezzo di giunta con gli assessori Mario Quaglieri e Umberto D’Annuntiis di FdI, e mezza maggioranza, compreso il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia.

Verrecchia manda un messaggio anche a Marsilio: «Il presidente, in questi anni, ha spesso dimostrato buon senso e disponibilità nell’ascoltare le istanze provenienti dai territori. Mi auguro che possa farlo anche questa volta, soprattutto nei confronti di una provincia che ha avuto un ruolo determinante nella vittoria del centrodestra». Con questo sfondo, oggi alle 11 si va in consiglio regionale e, tra i temi, potrebbero spuntare anche i rifiuti.

«Non siamo marionette che devono limitarsi a eseguire ordini», dice il capogruppo, «siamo persone che hanno esperienza amministrativa e politica, che conoscono i territori e che hanno il dovere di riportarne le esigenze nelle sedi competenti. La politica non può essere ridotta al pensiero unico: il confronto e la democrazia sono fatti anche di numeri, di opinioni differenti e, soprattutto, della capacità di ascoltare chi rappresenta concretamente le comunità».

Con Verrecchia ci sono almeno 29 sindaci della Marsica e altri 20 della Valle Peligna: «Quei territori non possono essere mortificati. Ringrazio e solidarizzo con tutti quei sindaci che hanno ritenuto di manifestare pubblicamente la propria posizione. Definire quelle iniziative come “pressioni indebite” mi sembra ingeneroso nei confronti di amministratori che stanno semplicemente difendendo gli interessi dei propri cittadini. Semmai, la nostra preoccupazione è opposta», spiega il consigliere FdI, «evitare pressioni debitorie sulle amministrazioni e sulle comunità. Non possiamo chiedere ai cittadini di farsi carico delle inefficienze altrui. Se in alcuni territori la gestione del servizio dei rifiuti ha prodotto risultati efficienti ed efficaci, quei modelli devono essere valorizzati. Se invece in altri territori esistono criticità, è lì che il legislatore regionale deve intervenire, senza penalizzare chi ha saputo amministrare bene».

Secondo Biondi, l’unità provinciale sarebbe una soluzione alle fragilità dei territori. «Io credo invece che l’unità non possa significare automaticamente accorpamento», replica Verrecchia, «e che non si possano trasferire le criticità da un territorio all’altro senza prima verificare concretamente costi, benefici e ricadute per i cittadini». Verrecchia e gli altri chiedono tre sub-ambiti dei rifiuti: L’Aquila, Marsica e Valle Peligna. «Sui sub-ambiti provinciali abbiamo avanzato una proposta che ritengo tutt’altro che divisiva», spiega, «consentire ai sindaci della provincia dell’Aquila di esprimersi attraverso una consultazione vincolante. Se la maggioranza dei sindaci di un territorio chiede una determinata soluzione, perché averne paura? Perché non affidarsi alla democrazia? Mi sembra il modo più corretto per assumere una decisione che avrà conseguenze importanti sui territori, sui servizi e sulle tariffe pagate dai cittadini. La questione, infatti, non è soltanto tecnica. Ormai è una questione eminentemente politica».

Verrecchia continua: «La provincia dell’Aquila rappresenta circa il 49% dell’intero territorio regionale ed è composta da realtà profondamente differenti: l’Aquilano, la Marsica, la Valle Peligna, l’Alto Sangro. Non stiamo parlando di un territorio omogeneo. L’obiettivo deve essere uno solo: garantire servizi migliori e, soprattutto, contenere il costo per i cittadini. Il governo Meloni sta lavorando per alleggerire il peso dell’aumento dei costi energetici sulle famiglie e sulle imprese. Non vedo perché, sul fronte dei servizi pubblici locali, non dovremmo avere la stessa responsabilità, evitando aumenti tariffari laddove possono essere evitati. Non possiamo sostenere un modello che rischia di far aumentare le tariffe».

Poi un messaggio: «Io e il collega Quaglieri militiamo da oltre otto anni in questo partito. Nei nostri territori abbiamo raccolto circa 20mila voti. Non proveniamo certamente da una cultura politica di CasaPound e non intendiamo considerarci né “fratellastri” né “fratelli adottivi”. E non condivido neppure il richiamo all’“anzianità di servizio” come criterio per stabilire chi abbia maggiore diritto di parola». Verrecchia cita una frase di Biondi: «Quanto all’affermazione secondo cui “i partiti iniziano a morire quando le regole non vengono più rispettate per interessi personali”, ritengo che sia una riflessione condivisibile per tutti. Anzi, potrebbe rappresentare una preziosa occasione di autocritica politica. Le regole valgono per tutti. E valgono anche quando il confronto interno produce posizioni diverse da quelle di chi ricopre un ruolo di responsabilità».