Addio Paolo Villaggio, l'Italia piange il ragionier Fantozzi

L'attore e scrittore genovese aveva 84 anni ed era ricoverato al policlinico Gemelli. La sua "maschera" di impiegato scarognato e lecchino ha rappresentato l'italiano medio
ROMA. E' morto a Roma all'età di 84 anni Paolo Villaggio, attore e scrittore genovese, da tempo malato. Da alcuni giorni era ricoverato al policlinico Gemelli. A dare la notizia questa mattina sul suo profilo Facebook la figlia Elisabetta, che ha postato una foto del padre giovanissimo insieme ai due figli. "Ora sei libero di volare", ha scritto. Con Paolo Villaggio se ne va uno dei grandi attori comici italiani, diventato famoso in televisione con il dottor Kranz e l'impiegato Fracchia che si arrotolava sulla poltrona a sacco, ma popolare in tutto il globo con la sua "maschera" di italiano medio: lo scarognato e lecchinissimo ragionier Ugo Fantozzi.
Dopo una fortunata carriera nel cabaret e alla televisione (dove aveva indossato i personaggi del sadico professor Kranz e del sottomesso impiegato Fracchia, ottenendo subito una grande popolarità), Villaggio entrò nel cinema grazie ai registi più quotati del momento. Nel 1970 fu l’alemanno infanticida in "Brancaleone alle Crociate" di Mario Monicelli; poi lo si vide a fianco di Vittorio Gassman in due film ("Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto" e "Che c’entriamo noi con la rivoluzione?") e, nel 1974, in "Non toccare la donna bianca" di Marco Ferreri. Fu semmai dopo il primo Fantozzi, diretto da Luciano Salce quando l’omonimo libro di Villaggio diventò un best-seller, che l’attore si convertì decisamente al cinema nazional-popolare, capitalizzando un successo destinato a crescere nei decenni seguenti.
Ma non sono mancati ruoli profondi e tutt'altro da commedia per Paolo Villaggio, che come Alberto Sordi riusciva a penetrare la condizione umana e a far emergere i vizi e le virtù di un'Italia spesso ambigua e poco tenera con i deboli e i disagiati. Nel 1989 Federico Fellini lo diresse comprimario di Roberto Benigni nel film-poesia "La voce della luna", cui seguì nel 1993 "Il segreto del bosco vecchio" di Ermanno Olmi fino a "Cari fottutissimi amici" nel 1994, di nuovo con Monicelli. Se i registi maggiori seppero valorizzare i tratti più amari e malinconici della sua grande “maschera” di perdente, non per questo Villaggio tradì il personaggio che gli aveva dato la fama (e che quei tratti, in fondo, conteneva già), continuando a portare sullo schermo le epiche sventure di Fantozzi. Ebbero meno fortuna, invece, altre varianti del suo repertorio comico, quali Professor Kranz tedesco di Germania (con Salce) e un paio di Fracchia diretti da Neri Parenti. A Paolo Villaggio comunque non sono mancate le soddisfazioni professionali: dal David di Donatello come miglior attore protagonista per il film di Fellini al Leone d'Oro alla carriera (1992), dal Nastro d’argento per Il segreto del bosco vecchio al Pardo d'onore a Locarno (2000). Difficile dar conto in poche righe della sua attività di scrittore satirico o delle incursioni sulle scene teatrali, tra cui un memorabile "Avaro" (1996) e l’autobiografico "Delirio di un povero vecchio" (2000-2001), fino all'ultimo spettacolo portato anche in Abruzzo, "La corazzata Potemkin" (2013). Infine, essendo genovese, non è possibile non accostarlo ai grandi Bruno Lauzi e Fabrizio De Andrè, e ricordare con quest'ultimo oltre a una grande amicizia risalente agli anni in cui erano ragazzini, ci fu un legame artistico che produsse due canzoni memorabili come "Il fannullone" e "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers" (testi di Paolo Villaggio, musica di Fabrizio De Andrè).
Tutta l'Italia sta esprimendo il suo cordoglio sui social in queste ore. Ecco i twitter dedicati all'attore scomparso.
