I tir in protesta chiudono il porto di Napoli. Primi blocchi stradali nel Lazio

20 Ottobre 2026

L’agitazione di camionisti e agricoltori continua la sua risalita: oggi l’incontro con Salvini

Blocchi ai caselli dell’Autostrada del Sole. Il porto di Napoli e gli approdi siciliani chiusi. Scaffali dei supermercati vuoti in Calabria e Campania. Continuano i sit-in a oltranza in Puglia e ne spuntano di nuovi nel basso Lazio. L’aeroporto di Genova presidiato dagli operai ex Ilva per un’intera giornata. L’Italia è travolta dalle proteste contro il caro gasolio. Non è un Stato paralizzato, è un Paese che si ribella per sopravvivere. Nonostante il silenziatore adottato dai notiziari, la mobilitazione di agricoltori, camionisti e pescatori del Mezzogiorno continua a estendersi di giorno in giorno. Nella mattinata di oggi è previsto l’incontro tra il ministro Matteo Salvini e rappresentanze datoriali e associazioni di categoria degli autotrasportatori; nel pomeriggio dovrebbe esserci un altro incontro con le sigle locali e autonome. «Riusciremo a sbloccare i fondi», promette il leader della Lega, ma è difficile che il faccia a faccia sia risolutivo. I manifestanti sono padroni e padroncini del settore, non appartengono a nessuna organizzazione e non hanno alcun leader al comando. È un movimento di protesta spontaneo, il sintomo dell’insofferenza verso il caro gasolio. Per i piccoli imprenditori è diventato ormai insostenibile, sono in strada per dire al mondo che tra poco saranno costretti a chiudere. A Giorgia Meloni chiedono misure di sostegno concrete per evitare il peggio. Ma per quelle servono risorse che Palazzo Chigi, almeno al momento, non ha.

CAMPANIA CHIUSA

I camionisti sono arrivati al mare. Hanno bloccato il varco d’ingresso del porto di Napoli, uno dei più importanti del Paese. Gli autotrasportatori stanno impedendo il transito dei camion diretti agli imbarchi, lasciando invece passare regolarmente le autovetture. Pochissimi i tir che ieri circolavano all’interno del perimetro del porto. Il segno delle difficoltà a raggiungere i moli. Alcuni camion sono passati per strade secondarie, altri per il porto di Pozzuoli dove, per ora, non sono stati allestiti presidi. E se via mare non passa nulla, non va meglio sulla terraferma. I blocchi stradali si sono moltiplicati. Il nodo dell’A1 Milano-Napoli con l’A30 Caserta-Salerno è stato chiuso per ore, il casello di Nola è stato blindato dagli autotrasportatori. Soprattutto, sono state interrotte le operazioni di carico e scarico delle derrate alimentari dai magazzini della grande distribuzione alimentare situati nell'area industriale di Carinaro, nel Casertano. Il riflesso sugli scaffali è stato immediato. A Caserta, a Napoli, ma anche nelle altre province della Campania si vedono le stesse immagini: supermercati deserti, senza frutta, verdura e altri prodotti alimentari freschi.

CALABRIA, PUGLIA E SICILIA

Scaffali quasi vuoti, pesce e merce fresca assente e prodotti come latte e farina in esaurimento anche a Napoli e a Caserta come a Catanzaro come a Vibo Valentia, Messina, nel Foggiano. Il Mezzogiorno ha gli stessi problemi, le stesse rivendicazioni e gli stessi disagi. Ma la popolazione è con i manifestanti. A Vibo i commercianti chiuderanno le serrande dei propri negozi in mattinata in sostegno del blocco dei tir, allo svincolo locale dell’autostrada. In Puglia una delegazione di autotrasportatori è partita ieri mattina da Altamura in direzione Bari per manifestare davanti alla sede della Regione. Il governatore Antonio Decaro ha incontrato gli autotrasportatori e ha promesso un tavolo con le altre Regioni del Mezzogiorno.

I BENI DEPERIBILI

Il blocco stradale non significa solo scaffali vuoti nei supermercati, ma anche merce fresca lasciata nei magazzini. Confagricoltura è chiara: «Si rischia di buttare il cibo, con pesanti ricadute sulle aziende agricole. Migliaia di prodotti potrebbero andare perduti».

LAZIO E MOLISE

Se c’era una linea maginot che divideva il Sud in rivolta dal resto del Paese, adesso non c’è più. I blocchi stradali sono arrivati anche nel basso Lazio, sull’A1, all’altezza dei caselli di Frosinone e Ferentino. Tir bloccati, carreggiate a tre corsie ridotte a una. Roma, da lì, dista meno di 100 chilometri; la nostra regione giusto una manciata. E sempre alle porte dell’Abruzzo, ma sul fronte Sud, in Molise, è partita una nuova emergenza. In provincia di Isernia, sulla ss85, a ridosso dello svincolo per Roccaravindola, è stato organizzato un presidio di camionisti che, nella giornata di oggi, si sposterà a Venafro. Ma, soprattutto, è partita la corsa al pieno nel capoluogo di provincia: ieri sera il diesel era andato esaurito nella maggior parte delle stazioni di servizio, e la benzina andava nella stessa direzione. Si sono formate file chilometriche davanti ai distributori, alimentate in gran parte dai pendolari impauriti dal rischio di rimanere a secco. Qualcuno ha portato con sé addirittura una damigiana da vino per avere carburante di riserva. Scene post-apocalittiche, che raccontano bene la portata delle proteste. Mezzo Paese chiede soluzioni immediate contro il caro gasolio. Chi dovrebbe offrirle mantiene un basso profilo e si concentra sull’ennesimo decreto Sicurezza. A oltre sette giorni dallo scoppio delle proteste, sul fronte meridionale la premier continua a non esporsi. Ma intanto la guerra del carburante si fa sempre più vicina a Roma.