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10 ottobre

10 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 1945, a Roma, nell’ufficio di collocamento dei soldati inglesi, all’Eur, Lidia Cirillo, di 28 anni, uccideva con tre colpi di pistola il capitano dell’esercito britannico Sydney Lush, di 44, del quale era stata incinta, che l'aveva sedotta ed abbandonata perché aveva già famiglia. Poi Lidia, originaria di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, cercava di suicidarsi, ma la rivoltella s’inceppava. Veniva quindi arrestata e tradotta nel carcere di Regina Coeli. L’arma del delitto era quella d’ordinanza della vittima. Lush, che aveva la moglie e quattro figli in Egitto, frequentava in quel periodo la romana Maria Santini. Lui e Lidia s'erano promessi amore, ma poi lui l'aveva scaricata anche perché gli era arrivata la comunicazione del ri-trasferimento nella terra dei faraoni.

Il 5 giugno 1946 l’assassina verrà condannata a 4 anni e 23 giorni di prigione. Non le verrà riconosciuta l’attenuante del delitto d’onore, in quanto non maritata col malcapitato. Il 16 giugno 1948 verrà graziata dal capo provvisorio della Repubblica, Enrico De Nicola, e lascerà la cella anzitempo, nonostante la ferma opposizione da parte di Mary, la vedova Lush che la accuserà di strumentalizzare l'accaduto per costruirsi il ruolo da femminista ante litteram. Ma dovrà trascorrere tre anni nel manicomio di Aversa. Il 16 gennaio 1949 la Corte di cassazione respingerà la richiesta di revoca dell’internamento nella struttura psichiatrica. Solo l’8 giugno ’49 verrà dimessa e tornerà nella casa d’origine, nella città oplontina. Lidia (nella foto, la copertina del settimanale illustrato “Tempo”, del 25 giugno 1949), di fatto, diverrà paladina dei diritti delle donne, soprattutto delle italiane.

Viepiù in quel delicato contesto post secondo conflitto mondiale: con la Capitale pullulante di ex Alleati. Sul rotocalco settimanale “Il mio segreto", uscirà, a puntate, nell'estate-autunno ’48 il suo memoriale, scritto nel reclusorio, che s’intitolerà “Ho amato, ho ucciso”. Opera che avrà anche la trasposizione cinematografica, in bianco e nero, per la regia di Vittorio Cottafavi, col titolo “Una donna ha ucciso”. Lungometraggio per il grande schermo, che la vedrà anche apparire come attrice nel cameo, che uscirà nelle sale il 4 gennaio 1952.