Diabetologia, boom di richieste Oltre 13.600 prestazioni l’anno

6 Agosto 2017

Nel 2010 erano a quota 1.300: ora il servizio attira malati da altre Asl e da fuori regione Ma gli spazi adesso non bastano più: «Ambulatori stretti, file in piedi e poche sedie»

CHIETI. È un centro che, per fortuna, funziona molto bene. Tanto bene da aver attirato pazienti da altre Asl e anche da fuori regione. Ma da troppi anni il Centro di diabetologia continua ad andare avanti con personale sottodimensionato e strutture non più adeguate alla mole di lavoro che giornalmente vi si svolge. I pazienti si lamentano. Sono costretti ad attendere il loro turno in spazi risicati, spesso in piedi, perché le sedie a disposizione sono pochissime, e non si trovano a loro agio in quei «“buchi” che fungono da ambulatori medici nei quali a malapena si può entrare in una o due unità e dove nemmeno una barella può essere utilmente collocata». A parlare sono i pazienti diabetici che aderiscono all’associazione Astudia (onlus per la tutela delle persone con diabete), che ha inviato una lettera al manager Pasquale Flacco chiedendo, nell’ormai lontano 2013, di migliorare la situazione. La lettera parlava di «professionalità eccezionalmente valide, per competenza e cortesia, ma non certamente adeguatamente munite del minimo indispensabile per poter dare alla struttura le caratteristiche e le sembianze di un Centro diabetologico all'avanguardia». La Diabetologia si trova al quinto livello del SS. Annunziata, nelle stanze 511 e 512, ed è diretta dalla professoressa Ester Vitacolonna, coordinatrice nazionale del gruppo di studio su diabete e gravidanza sia della Società italiana di diabetologia sia dell’Associazione dei diabetologi. «Sì, effettivamente lavoriamo molto», conferma la professoressa, «nel 2016 abbiamo superato di molto le 13.600 prestazioni. Devo ringraziare, per questi ottimi risultati, il mio team che, sebbene sottodimensionato, riesce sempre a dare il massimo». Nel 2010, prima dell’arrivo del team a direzione universitaria, le prestazioni erano ferme a quota 1.300. C’è stata dunque una vera e propria esplosione, «probabilmente anche dovuta al fatto», dice la Vitacolonna, «che il diabete è una patologia in crescita, soprattutto quello di tipo 2, legato a sovrappeso e obesità. Il nostro Centro ha scommesso sull’innovazione, sia per quanto riguarda i farmaci che per ciò che concerne le nuove tecnologie. La cura del diabete è irta di difficoltà. L’insorgenza di una malattia cronica è un evento che altera equilibri organici, psicologici e sociali: questo richiede al paziente un notevole impegno per la metabolizzazione della patologia e l’integrazione della stessa in un nuovo assetto». Ci sono giornate in cui attraverso le stanzette del Centro diabetologico passano anche punte di 35 pazienti. «Le persone in attesa», dicono i pazienti, «non possono usufruire nemmeno di una sedia; le poche disponibili, infatti, si trovano in un piccolo corridoio dove chi transita è costretto a procedere badando bene di non arrecare danno a chi, magari, seduto su una sedia a rotelle, ha lesioni agli arti inferiori derivanti dalle complicanze della malattia».