I finti eredi dell’anziano morto investito: un piano per accaparrarsi mezzo milione

Il trojan inoculato nel cellulare dell’avvocato Zinni svela il progetto illecito, poi sfumato per un mancato appoggio Il legale puntava a mettere a segno le truffe anche a Ravenna: «Ci servono conoscenze al giudice di pace e in procura»
CHIETI. Un piano per accaparrarsi mezzo milione di euro ingannando la compagnia assicurativa con i finti eredi di un anziano morto investito. Ad architettarlo, secondo le indagini della squadra mobile di Chieti, è stato l’avvocato Alfonso Zinni, da lunedì scorso agli arresti domiciliari perché ritenuto il capo dell’associazione per delinquere specializzata nelle frodi con i falsi incidenti, una banda sgominata grazie all’inchiesta di polizia e guardia di finanza, sotto il coordinamento del pubblico ministero Giancarlo Ciani.
Il 24 aprile 2023 Zinni, attraverso un suo amico originario di Ripa Teatina e residente a San Marino, è alla ricerca di un avvocato ben radicato in Emilia-Romagna tramite il quale portare a termine una truffa assicurativa, di elevato importo, a seguito di un incidente realmente avvenuto in quella regione e che ha visto prima coinvolto, e poi deceduto, un pensionato che, a dire del legale, non ha eredi diretti a cui liquidare il danno. «È una vicenda di elevato interesse investigativo per far ben comprendere quale sia la valenza criminale di Zinni», annotano i poliziotti, «il quale proverà a lucrare sull’accaduto attraverso modalità truffaldine e rinuncerà solo in virtù del fatto che non troverà la compiacenza dell’avvocato romagnolo».
La vicenda viene maggiormente compresa, facendo luce su tutti i risvolti illegali, due giorni dopo, in occasione dell’incontro in un ristorante di Rimini tra Zinni e l’amico di origini abruzzesi. Tutto ciò che si dice durante il pranzo viene registrato dal trojan inoculato nel cellulare dell’avvocato. «La conversazione tra presenti», ricostruisce la squadra mobile, «fa ben comprendere quali siano le finalità dell’organizzazione e dei suoi promotori, i quali cercano di raggiungere il loro scopo, finalizzato all’illecito arricchimento economico, andando a inserirsi in contesti territoriali a loro apparentemente estranei e sempre alla ricerca di nuovi soggetti da reclutare a seconda delle esigenze del caso». Zinni, evidentemente già sapendo di potersi fidare del suo interlocutore, gli riferisce che è in combutta con il liquidatore di zona, dicendogli: «Te lo dico a te... Io qua ho il capo che liquida i sinistri fino a 500.000 euro, questo è un investimento pedonale di un vecchio che non ha eredi».
«Zinni», spiegano gli investigatori, «riferisce che il capo dei liquidatori gli ha fatto scrivere, verosimilmente alla compagnia assicurativa, in qualità di avvocato di parte, a nome degli eredi, i quali, in realtà, non esisterebbero. Proprio in ragione di ciò Zinni fa presente che il liquidatore, per poter liquidare il danno, ha bisogno di un “cancelliere” che gli faccia la copia del fascicolo penale, in quanto lo stesso liquidatore non può nominare un accertatore in virtù del fatto che questi verrebbe poi a scoprire l’inesistenza degli eredi». Zinni rivela al suo amico che si tratta di un incidente avvenuto il 16 giugno 2021 in provincia di Ravenna. «Per poter portare a termine il disegno criminale», ricostruisce ancora la polizia, «Zinni riferisce di aver bisogno di aprire dei conti correnti in Emilia Romagna, preferendo non utilizzare quelli su Chieti in quanto potrebbero dare adito a sospetti».
Dai successivi accertamenti è emerso effettivamente che quel giorno d’estate un anziano di 86 anni, in sella a una bicicletta elettrica, era stato investito da una Mini Clubman: trasportato in ospedale, era morto a distanza di poco meno di quattro mesi. Il giorno successivo, Zinni telefona all’amico con residenza a San Marino e gli chiede di contattare l’avvocato romagnolo e vedere se questi «ci arriva là sottobanco o no», riferendosi, evidentemente, a un eventuale cancelliere compiacente in grado di fornire copia del fascicolo penale dell’incidente in questione. Ma Zinni non riesce a coinvolgere il legale romagnolo nei suoi affari truffaldini perché quest’ultimo – davanti alla richiesta di un incontro per parlare di «questioni lavorative che non può dirgli per telefono, aggiungendo che sarebbero servite delle buone conoscenze al giudice di pace e alla procura di Ravenna» – risponde di lavorare solo nella città di Rimini e di non potergli essere d’aiuto.
Osserva la polizia: «Zinni, in più occasioni, durante intercettazioni telefoniche o in conversazioni ambientali tra presenti, ha riferito di essere intercettato e che dovevano stare attenti ai telefoni, in quanto pericolosi e dannosi, avendo premura, in diverse circostanze, di far lasciare i cellulari dei suoi interlocutori all’interno delle vetture unitamente al proprio, per poi intrattenere colloqui con questi lontano dai mezzi di trasporto».
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