Riapre la pesca alla trota «Ma ci sono pochi pesci»

1 Marzo 2018

CHIETI. Domenica 4 marzo riapre la pesca alla trota sui corsi d’acqua della provincia di Chieti. «L’apertura, fissata di solito per l’ultima domenica di febbraio», dice Gino Galliani, guardiapesca...

CHIETI. Domenica 4 marzo riapre la pesca alla trota sui corsi d’acqua della provincia di Chieti. «L’apertura, fissata di solito per l’ultima domenica di febbraio», dice Gino Galliani, guardiapesca volontario dell’Enal Pesca che da anni ha come preciso impegno di partecipare in prima persona alla fase di ripopolamento dei fiumi, «è slittata di qualche giorno, anche se non ci piace la concomitanza con il 4 marzo, data delle elezioni politiche. Per fare il nostro dovere di cittadini, infatti, dovremo limitare la nostra presenza sui fiumi in quel particolare giorno».
Ma non è soltanto la data scelta a creare insoddisfazione negli appassionati. «La semina di trote “pronto pesca”, come sono chiamate, non solo è stata inferiore di molto rispetto al passato, ma è stata effettuata anche con procedure che hanno limitato a pochi tratti di fiume la stessa semina», dice Galliani. Il guardiapesca ha partecipato anche quest’anno, a metà febbraio, alla semina, insieme alle guardie provinciali Angelo Caraffa e Claudio Sciorilli spiega il perché di questa situazione: «Prima per portare le trote erano disponibili sacchi ossigenati, usando i quali potevano fare lunghi tratti dei corsi d’acqua dove dovevano seminare; questa volta invece avevamo dei secchi e siamo stati costretti, per evitare danni alle trote da lanciare, a compiere brevi percorsi, per cui il ripopolamento non ha riguardato gran parte del corso del fiume dove abbiamo operato. Da precisare anche che questa volta la semina è stata nettamente inferiore, come quantità dei pesci immessi, rispetto al passato. Siamo ovviamente contenti che il 4 marzo potremo tornare sui nostri bellissimi corsi d’acqua per dare sfogo alla nostra passione, ma nello stesso tempo non possiamo non rilevare le criticità che sono emerse nel rapporto tra chi gestisce la pesca sul territorio abruzzese e provinciale e chi la pratica», dice Galliani, «la confusione che c’è stata con le nuove situazioni che hanno interessato l’amministrazione provinciale ha fatto sì che per diverso tempo non abbiamo nemmeno avuto referenti a cui rivolgerci. Ora almeno un percorso è stato in qualche modo ripristinato, ma da appassionati della pesca sportiva che ci tengono molto ai nostri bellissimi corsi d’acqua, che possono addirittura essere un modo per sviluppare turismo, e che si sottopongono a sacrifici anche di natura economica per poterla continuare a praticare, vorremmo un maggior ascolto nel momento in cui si decidono interventi che riguardano il nostro mondo».