San Stefar, i sindacati chiedono il nuovo contratto

1 Settembre 2020

LANCIANO. Si sono ritrovati davanti al centro di riabilitazione San Stefar di Lanciano, i rappresentanti sindacali della Cisl-fp e i lavoratori iscritti alla Cgil-fp per chiedere il rinnovo del...

LANCIANO. Si sono ritrovati davanti al centro di riabilitazione San Stefar di Lanciano, i rappresentanti sindacali della Cisl-fp e i lavoratori iscritti alla Cgil-fp per chiedere il rinnovo del contratto collettivo per la sanità privata. Atteso da 14 anni, il nuovo contratto nazionale prevede tra le altre cose anche stipendi più alti e la formazione continua non più pagata di tasca propria dai lavoratori e fatta durante le ferie. «Dopo una trattativa durata anni e una pre-intesa firmata il 10 giugno scorso», spiega Gaspare Spoltore, della segreteria regionale Cisl-fp, «l’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata, di cui San Stefar fa parte) e l’Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari) si sono defilate dall’intesa lasciando 100mila lavoratori senza adeguamenti normativi e salariali attesi da 14 anni». «Potevamo avere un aumento di 154 euro lordi mensili», aggiunge Concetta Lombardi, rsa Cisl-fp, «una tantum di mille euro per gli arretrati e, soprattutto, fare la formazione non pagando solo di tasca nostra e non attendendo le ferie, ma con congedi riconosciuti. La professionalità per noi è fondamentale».
I numeri del San Stefar li indicano Nino D’Eramo e Filippo Zulli, rispettivamente responsabile e direttore medico del centro: «Abbiamo in carico circa 400 utenti», dicono, «e appena c’è un posto disponibile facciamo scorrere la lista di attesa che conta purtroppo 197 persone, la metà delle quali bambini. Assicuriamo circa 120 prestazioni al giorno, ma non riusciamo a soddisfare tutte le richieste con il budget che abbiamo rispetto alla popolazione del distretto che serviamo e le necessità». Circa 30 i dipendenti del centro riabilitativo con un’appropriatezza di cura pari al 100%. (t.d.r.)