Uccise il vicino: gli dava fastidio L’ex commerciante a processo 

Petrosemolo sarà giudicato il 9 giugno per l’omicidio volontario di Francesco “Ciccillo” De Grandis La famiglia della vittima ammessa come parte civile. Il figlio: siamo fragili, la giustizia deve tutelarci

LANCIANO. Omicidio volontario, con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi: è l’accusa da cui dovrà provare a difendersi Amleto Petrosemolo, 71 anni, in Corte di assise a Lanciano a partire dal 9 giugno 2023. Il giudice Maria Rosaria Boncompagni nell’udienza preliminare ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Serena Rossi, di rinviare a giudizio Petrosemolo, che il 13 febbraio scorso freddò con 13 colpi di pistola, 4 quelli mortali, Francesco De Florio De Grandis, 72 anni, noto come Ciccillo, musicista, pittore e maestro della cartapesta. La famiglia De Florio De Grandis - presenti in aula la moglie di Ciccillo, Liliana e uno dei figli, Carmine - tramite l’avvocato Fabio Palermo è stata ammessa a processo come parte civile.
L’UDIENZASmagrito, cappello in testa, sguardo vigile: Amleto Petrosemolo, ex commerciante, arriva scortato dagli agenti della penitenziaria di Lanciano poco dopo le 9 per l’udienza preliminare che lo vede imputato per l’omicidio di Francesco De Florio De Grandis. In aula ad attenderlo anche la moglie di Ciccillo, Liliana, e uno dei figli, Carmine che, nonostante il dolore, sono presenti per «seguire da vicino il corso della giustizia». E ieri la giudice Boncompagni ha deciso che Petrosemolo sarà giudicato dalla Corte di’assise di Lanciano, fissando il processo al 9 giugno 2023. L’accusa per lui è di omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione - è uscito di casa con due pistole semiautomatiche e munizioni e ha colpito De Grandis alle spalle - e dei futili motivi, per presunte condotte fastidiose di De Grandis nei suoi confronti. Un’accusa da ergastolo. Prima di arrivare alla decisione, però, Petrosemolo ha di nuovo riportato all’attenzione del giudice la “questione avvocato”. Finora una decina di legali da lui indicati ha rinunciato all’incarico e ha l'avvocato di ufficio Domenico Cianfrone. Voleva tempo per cercare un altro legale. E non sono bastate neanche le spiegazioni del giudice sulle “regole” di un processo, l’invito a fidarsi di più del suo legale a convincerlo. Ad ogni modo non c’è stato alcun altro rinvio. Il magistrato ha deciso: processo in Corte d’assise.
L’OMICIDIOCome ricostruito dal sostituto procuratore Serena Rossi sulla base delle indagini dei carabinieri di Lanciano alle 7.50 del 13 febbraio De Grandis esce di casa, un appartamento di via Cipollone, per prendere l’autobus e andare a messa. Petrosemolo, dirimpettaio, lo segue portando con sé due pistole semiautomatiche e munizioni, regolarmente detenute. A pochi passi da De Grandis, il 71enne senza dire una parola, scarica i colpi della sua beretta calibro 9 sull’uomo: 13 colpi sparati alla schiena dell’artista che si accascia a terra dopo pochi metri colpito a morte da 4 proiettili. Un choc per la città. L’omicida, fermato dai carabinieri e reo confesso, motiva il tragico gesto dicendo che la vittima spesso lo «infastidiva» e «parlava male di lui».
LA FAMIGLIAAd assistere alle richieste di Petrosemolo i familiari di Ciccillo rappresentati dall’avvocato Fabio Palermo. «È stata accolta la nostra richiesta di parte civile e siamo stati ammessi a processo», dice l’avvocato Palermo. «Era il primo passo per partecipare attivamente alle udienze. Ovviamente ogni udienza è fonte di nuovo dolore per i familiari che ogni giorno si confrontano con un fatto tragico, ma al tempo stesso è un modo per cercare giustizia». «L’omicidio di mio padre è stato un fatto drammatico e crudele», chiude Carmine, «che ci ha fatto sentire impotenti e fragili, ora ci affidiamo alla giustizia per essere tutelati».
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