Uccise la madre, rischia l’ergastolo Ma fu lei ad aggredire per prima 

Dopo aver sniffato cocaina, la donna ha accoltellato il figlio in camera da letto mentre lui dormiva Il pm: «Poteva neutralizzarla e fuggire, invece l’ha colpita 34 volte con la volontà di ammazzare»

CHIETI. Ha ucciso la madre con 34 coltellate, ma è stata lei – dopo aver sniffato cocaina – ad aggredirlo per prima con quella stessa lama lunga 20 centimetri. Un faccia a faccia drammatico, sfociato nel sangue al culmine di un rapporto probabilmente esacerbato dalle continue richieste di soldi da parte di lui. Le indagini della procura di Chieti rimodellano e rendono più nitido lo scenario nel quale ha trovato la morte Paola De Vincentiis, 69 anni, ammazzata lo scorso 19 ottobre nella sua casa di Bucchianico dal figlio Cristiano De Vincentiis, 50 anni, originario di Pescara. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani chiude l’inchiesta e contesta all’indagato l’omicidio volontario aggravato. Un’accusa da ergastolo che, se confermata anche in udienza preliminare, sbarrerebbe all’assassino la strada del rito abbreviato. È l’effetto delle modifiche al codice di procedura penale introdotte dalla legge del 12 aprile 2019, che esclude sconti di pena per i reati puniti con il carcere a vita.
LA RICOSTRUZIONE
Quella mattina Cristiano stava dormendo, disteso sul letto, all’interno della sua camera nell’abitazione al civico 4 di via Cappellina, un vicolo che sbuca nella piazza principale del paese. All’improvviso, ricostruisce il pm, «è stato aggredito dalla madre Paola che, entrata nella stanza, lo colpiva al capo con la punta di uno schiaccianoci e al petto, zona mammella, con un coltello da cucina della lama di circa 20 centimetri, procurandogli una lesione lacero contusa in regione pettorale destra di cinque centimetri». Subito dopo, Cristiano si è alzato dal letto e ha iniziato una colluttazione con la madre, «nel corso della quale riportava ferite alla mano destra per sfilare alla donna il coltello di cui si era munita». A quel punto, scrive il pm, l’indagato avrebbe potuto difendersi, «neutralizzando» la donna e anche allontanandosi dall’abitazione «per chiedere aiuto». E invece ha deciso «di colpire a sua volta la madre, avvalendosi del medesimo coltello, con il quale sferrava all’indirizzo del genitore ben 34 coltellate» in più parti del corpo, soprattutto alla schiena, anche a livello polmonare, al collo e alla nuca. In altre parole, dice il pm, Cristiano ha causato «volutamente la morte della madre». Ed è scattata pure l’aggravante per la parentela.
IL SOPRALLUOGO DEI RIS
In un primo momento, tra le ipotesi c’era anche quella della messinscena architettata dall’indagato nel tentativo di giustificare la furia assassina. Ma il sopralluogo dei carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma – andato avanti per oltre sette ore, in collaborazione con i militari della sezione operativa della compagnia di Chieti e del nucleo investigativo – ha escluso che l’uomo si sia procurato da solo le ferite: «Sulla base degli elementi raccolti e delle informazioni disponibili è possibile affermare che nessuno dei dati analizzati pare confutare l’ipotesi difensiva che, al contrario, trova riscontro in diversi dati oggettivi».
L’AUTOPSIA
Anche secondo il medico legale Cristian D’Ovidio «il riscontro su Cristiano De Vincentiis di ferite da difesa attiva d’arma da taglio a carico del palmo della mano destra consente di ritenere probabile un iniziale atto delittuoso da parte della madre. È altresì lecito ipotizzare che inizialmente il coltello fosse impugnato dalla donna, in quanto, in ipotesi contraria, difficilmente questa sarebbe stata in grado di strapparlo dalla presa del figlio». Non solo: «L’interpretazione degli esami tossicologici», è precisato nella relazione del medico legale, «consente di affermare che Paola De Vincentiis aveva assunto da pochissimo (rispetto all’evento delittuoso) cocaina a dosaggi minimi». E ancora: «Il riscontro da matrice cheratinica (capello) di cocaina permette di affermare l’avvenuta assunzione della sostanza dalla donna negli ultimi tre mesi circa».
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