Un viaggio lungo 16 anni: i “fagioloni” di Walter Tosto sono pronti per la fusione

7 Ottobre 2026

È terminata la realizzazione della parte Ue del cuore del reattore sperimentale. I componenti ora sono in Francia. Luca Tosto: «Una sfida industriale straordinaria»

CHIETI. Gli esperimenti difficilmente rappresentano la fine di un percorso; quasi sempre, invece, sono l’inizio di qualcosa. È così anche nel caso di Iter, il più grande progetto internazionale dedicato alla fusione nucleare in cui anche l’Abruzzo è protagonista. L’azienda teatina di metalmeccanica di precisione Walter Tosto, infatti, ha partecipato alla realizzazione dei vacuum vessel, i cuori del reattore che in azienda chiamano “fagioloni” a causa della loro forma allungata. Due giorni fa la Fusion for Energy (F4E), insieme ad Ansaldo Nucleare, Westinghouse Electric Company e, appunto, la Walter Tosto, ha annunciato il completamento dell’ultimo settore europeo del vacuum vessel di Iter. Il componente è partito dallo stabilimento Westinghouse di Monfalcone ed è stato trasportato in sicurezza fino al sito Iter di Cadarache, in Francia. Il suo arrivo conclude un percorso durato 16 anni e completa la consegna al sito dell’ultimo grande componente del progetto.

Per fare in modo che la fusione nucleare – «l’energia del futuro», secondo molti addetti ai lavori – rifornisca le città del mondo, serviranno ancora anni di ricerche ed esperimenti. Intanto, però, la realizzazione del settore europeo del cuore del reattore rappresenta già una pietra miliare di questo percorso. È il risultato di anni di lavoro, che hanno coinvolto direttamente oltre 150 professionisti e almeno 15 aziende di tutta Europa, con le rispettive maestranze. F4E, responsabile della gestione del contributo europeo a Iter, che rappresenta quasi la metà dell’intero progetto, ha costruito con i propri partner industriali una filiera unica nel suo genere, basata su competenze specialistiche e sulla capacità di produrre componenti complessi per i futuri reattori a fusione. L’Europa ha consegnato tutti e cinque i settori nell’arco degli ultimi due anni.

F4E ha inoltre adottato un approccio innovativo, ricorrendo all’intelligenza artificiale per incrociare e verificare i dati raccolti dai team tecnici negli stabilimenti. Il vacuum vessel è un elemento essenziale per il funzionamento di Iter. Questo imponente contenitore a doppia parete in acciaio inox ospiterà la reazione di fusione e garantirà un ambiente privo di aria, polvere e impurità. Potenti magneti superconduttori, disposti attorno alla camera a vuoto, manterranno il plasma sospeso, impedendo l’entrata in contatto con le pareti. La camera comprende nove settori, cinque realizzati in Europa e quattro in Corea del Sud. Una volta assemblata, misurerà 19,4 m di diametro e 11,4 m di altezza, per un peso complessivo di circa 5.200 tonnellate. Il componente è stato inoltre sottoposto a controlli estremamente rigorosi per verificarne la conformità ai rigorosi standard dell’Autorità francese per la sicurezza nucleare. È il tempo l’unità di misura miglior e del livello di precisione del lavoro svolto: per produrre i cinque settori europei sono stati necessari oltre 2 milioni di ore di lavoro. Sono stati utilizzati, inoltre, ben 750 chilometri di cordoni di saldatura.

La produzione dei segmenti, le quattro parti che compongono ciascun settore, è stata realizzata negli stabilimenti di Westinghouse a Monfalcone e della Walter Tosto a Chieti. Una volta assemblati, i segmenti sono stati saldati tra loro per formare un unico settore. La scommessa vinta di questo ambizioso progetto è stata, per la Walter Tosto, un vero e proprio trampolino di lancio verso il mondo del nucleare. Il ceo Luca Tosto ha voluto ricordare l’importanza di questo percorso: «Il progetto Iter ha rappresentato una sfida industriale e tecnologica di straordinaria rilevanza», ha spiegato Tosto. «Abbiamo lavorato su componenti unici, in un contesto in cui la tecnologia era essa stessa in continua evoluzione. Proprio questa complessità ci ha permesso di crescere e di sviluppare capacità che ci accompagneranno negli anni a venire. Le conoscenze, le tecnologie e le competenze acquisite resteranno parte integrante del nostro patrimonio industriale».

Marc Lachaise, direttore di Fusion for Energy (F4E), ha sottolineato come la collaborazione tra tutte le parti sia stata alla base di questo risultato. «L’ultimo settore europeo nasce dalla solida partnership tra F4E e il consorzio formato da Ansaldo Nucleare, Westinghouse e Walter Tosto. Abbiamo lavorato come un’unica squadra, in stretto coordinamento con Iter Organization, mettendo a frutto l’esperienza maturata da Iter Korea nella produzione degli altri settori. L’impegno a rispettare i tempi di consegna e la tenacia dei nostri team ci hanno permesso di raggiungere questo traguardo. Si tratta di un componente ad alta tecnologia, realizzato in Europa da aziende europee, in una fase in cui conoscenze e competenze sono decisive nella corsa alla fusione. Attraverso la partecipazione dell’Ue a Iter, F4E e le aziende coinvolte contribuiscono a trasformare il potenziale dell’energia da fusione in realtà».

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