È agli arresti, ma adesca ragazzini e si fa inviare foto intime via chat

22 Marzo 2024

Il 53enne è accusato di aver commesso il reato mentre si trovava ai domiciliari: rischia fino a tre anni L’uomo è stato già condannato in via definitiva per violenza sessuale aggravata su un quindicenne

CRECCHIO. È accusato di aver adescato ragazzini sui social network mentre era agli arresti domiciliari per gli abusi su un quindicenne. Nuovi guai giudiziari per un uomo di 53 anni di Crecchio, attualmente rinchiuso in carcere per scontare una condanna definitiva per violenza sessuale aggravata: ora è sotto inchiesta anche nell’ambito di un fascicolo aperto dalla procura della Repubblica di Bari, la provincia in cui risiede una delle vittime, un sedicenne, i cui genitori hanno presentato denuncia ai poliziotti del commissariato di Barletta.
L’indagato, per mettersi in contatto con il minorenne, ha utilizzato l’applicazione Grindr, inducendolo a inoltrare via chat foto intime «al fine di commettere i reati di “pornografia minorile” e “detenzione o accesso a materiale pornografico”», si legge nel capo d’imputazione. Il pubblico ministero Silvia Curione, che ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, contesta al 53enne – difeso dall’avvocato Antonio Tenaglia – il reato di «adescamento di minorenni», punito con la reclusione da uno a tre anni.
Gli episodi sono avvenuti «in data anteriore e prossima al primo gennaio 2022», ovvero quando l’uomo era ai domiciliari perché arrestato dai carabinieri dopo aver obbligato un quindicenne a sottostare a un rapporto sessuale. In questo caso, il 53enne si è spacciato per un giovane, ha adescato la vittima su un sito di incontri gay e, dopo averla costretta a vedersi, ne ha abusato all’interno del parco fluviale di Chieti Scalo, l’area verde abbandonata alle spalle del centro commerciale Megalò. Il ragazzino, il giorno delle violenze, era riuscito a fuggire dall’auto dell’adulto solo perché lo stupratore, mentre viaggiava ad alta velocità per le strade dello Scalo, si era schiantato contro un’altra macchina ed era stato costretto a fermarsi. Per questo episodio all’uomo sono stati inflitti dal tribunale di Chieti cinque anni e mezzo di reclusione: la sentenza è stata confermata prima dalla Corte d’appello dell’Aquila e, poi, anche dalla Cassazione.
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