Ànemos: 13 linguaggi raccontano 13 anime

2 Ottobre 2020

La mostra collettiva (sottotitolo Anche per Elvira) riapre L’Arca tra pittura astratta e figurativa, installazione, fotografia  

TERAMO. Ànemos, in greco anima, ma anche vento, soffio, respiro. Vogliono esprimere la propria anima i 13 artisti in mostra a Teramo a L’Arca nella collettiva intitolata appunto “Ànemos… anche per Elvira”. Vincenzo Ammazzalorso, Romolo Bosi (anche autore del testo in catalogo), Romualdo Buscetti, Alfredo Celli, Armando Di Antonio, Massimiliano Donatiello, Giuseppina Michini, Lucio Monaco, Marco Pace, Alvaro Paternò (pure organizzatore e curatore dell’allestimento), Antonio Gualtieri Paternò, Vincenzo Ranalli (anche curatore editoriale), Gianni Tarli: formazioni, ispirazioni, poetiche, linguaggi diversi che convergono, grazie anche all'amicizia tra gli autori, nell’idem sentire di “Ànemos”.
Il cui sottotitolo è un ricordo di Elvira Scorranese, moglie del maestro Bosi, decano del gruppo, morta vent’anni fa. L’esposizione ha segnato la riapertura della galleria civica di largo San Matteo e la voglia della città di ripartire anche con la cultura, come hanno sottolineato il sindaco Gianguido D’Alberto e l’assessore alla cultura Andrea Core nel vernissage di sabato scorso, primo atto della riapertura di altri spazi espositivi cittadini.
Pittura astratta e figurativa, installazione, fotografia le forme in cui i 13 autori declinano l’arte contemporanea in un libero incontro di personalità diverse, eppure di fatto unite in una sorta di factory in cui si rincorrono tra le generazioni affetti e legami maestro-allievo: Alvaro Paternò e Marco Pace allievi di Romolo Bosi, Pace insegnante di Vincenzo Ranalli e di Antonio Gualtieri Paternò, figlio di Alvaro. «Non firmiamo manifesti artistici, non c’è un programma comune, siamo cani sciolti», dice Bosi. «In parte l’esposizione vuole celebrare un anniversario obbedendo anche a una prassi diffusa e meritevole, il ricordo di persone e fatti che non ci sono più ma sono un patrimonio di memorie».
«Siamo un gruppo che fa ricerca insieme, ma nella pluralità di linguaggi», aggiunge Alvaro Paternò. «Insieme abbiamo deciso il titolo della mostra, qualcosa che esprimesse la nostra spiritualità. Non “anima”, parola ormai consumata, ma “ànemos”. Le opere sono l’anima visiva». Nella prima sala ecco l’installazione di Michini “Visione fondante”, omaggio alle radici contadine, di forza materica come l’altra sua opera, “Edificio”, che chiude il percorso. Intorno altri lavori: due opere aggettanti di Celli riflettono su spazialismo e confine tra pittura e scultura; denuncia il consumismo “Esconto” di Bosi, mosaico contemporaneo di volantini promozionali; il dittico di Paternò senior “Sintesi tissurale” valorizza la materia povera ed esalta le muffe come pennellate; “Per sempre”, quadro+installazione di Donatiello, evoca la figura femminile per metonimia.
Nella seconda sala “Hope” di Ranalli, echi di Mario Schifano, e l’installazione polimaterica “Attesa” di Tarli dialogano coi grandi teleri di Paternò junior, arazzeria contemporanea, mentre la fotografia di ricerca di Ammazzalorso e Di Antonio sfocia quasi nella pittura nel rileggere con sguardo altro rispettivamente gli ambienti abbandonati e il paesaggio. Nella terza sala l’aperto ricordo di Elvira col pop figurativo di Monaco e Pace, mentre l’effetto di irrealtà è prodotto dall’installazione “Sagome” di Buscetti. Fino al 10 ottobre: martedì, giovedì e venerdì 9-13 e 16-19, mercoledì 9-13, sabato 16-19. Ingresso libero.