Pescara

La normalità della violenza e gli esempi sbagliati: ragazzi e adulti allo specchio. L’inchiesta in tv

15 Ottobre 2026

Questa sera “31 minuti” su Rete8. Un mini-film degli studenti di Pescara mette a nudo i comportamenti dannosi che influenzano la quotidianità dei minori: «Tra le persone manca il rispetto»

I ragazzi imparano dai comportamenti degli adulti e lo fanno in silenzio, con la stessa semplicità di fare copia e incolla. Ma gli adulti che esempi offrono ai ragazzi? È una domanda con tante risposte quella al centro di “Antidoto violenza. Quegli esempi sbagliati”, seconda puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 (videomaker Giuliano Vernaschi, regia Danilo Cinquino e Antonio D’Ottavio).

IL FILM DEI RAGAZZI

Il punto di partenza è un piccolo film di 12 minuti che hanno realizzato gli studenti del liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Pescara insieme all’associazione Aternum Arti Visive: in “Che giorno è oggi” i ragazzi hanno raccontano la normalità della violenza contro le donne. L’hanno fatto perché percepiscono che, nella vita di tutti i giorni, manca il rispetto tra le persone e la violenza è (quasi) la normalità. E se manca il rispetto allora potrebbe valere tutto, racconta il prof di Scienze naturali Alessio Cieri, uno che sembra un po’ uno studente e invece è un docente con la missione di «fare qualcosa per migliorare il mondo»: senza rispetto tra le persone potrebbe essere normale litigare e insultarsi per un parcheggio; normale non accettare un rifiuto; normale aggredire e togliere la vita a una persona; normale addirittura fare le guerre per un pezzo di terra. Di fronte alla violenza dilagante e alla gentilezza residuale, i ragazzi si sono interrogati e confrontati con gli adulti.

esempi sbagliati

Lo specchio del confronto restituisce gli esempi sbagliati degli adulti si ritrovano nelle statistiche. «Nelle scenette», racconta il prof Cieri, «c’è il ragazzo che controlla come si veste la fidanzata; il ragazzo ossessivo che si mette dietro un albero per vedere con chi esce l’amica; c’è la violenza domestica. Ma tanti aspetti potrebbero sembrare quasi innocenti e accettati dalla società, come permettersi di dire a una ragazza: ma come ti sei vestita? Invece, bisogna riconoscere i pregiudizi ed essere consapevoli di averli, rielaborare ed evitare così la messa in atto di quei comportamenti».

LA FORZA DEI NUMERI

Numeri e percentuali ci aiutano a capire la dimensione della violenza contro le donne, un crescendo dalle prepotenze di tutti i giorni fino ai femminici che riguarda anche i giovani: recentemente l’Istat ha diffuso un report sulla violenza che colpisce le donne fin dall’infanzia e ha analizzato i riflessi sull’età adulta. Tra le donne residenti in Italia tra 16 e 75 anni, il 15,3% delle cittadine italiane (pari a circa 3 milioni di persone) e l’11,4% delle donne straniere (oltre 244mila) dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima di compiere 16 anni. Tra le cittadine straniere, la percentuale più alta si registra tra le rifugiate con il 22,4%. La violenza sessuale prima dei 16 anni ha riguardato l’8,2% delle italiane (circa 1,65 milioni) e il 3,4% delle straniere. Per quanto riguarda la violenza fisica, i dati indicano il 9,2% tra le italiane (1,847 milioni) e il 9,6% tra le straniere (oltre 206 mila). Le manifestazioni più gravi come percosse violente, uso di oggetti o ferimenti hanno interessato il 3,1% delle italiane e il 3,3% delle straniere. Particolarmente rilevante è l’analisi degli autori. Nel caso delle violenze sessuali nell'infanzia, le figure indicate sono in gran parte appartenenti alla cerchia relazionale: amici, amici di famiglia, compagni di scuola, parenti e conoscenti. Per la violenza fisica grave, invece, la responsabilità si concentra principalmente all'interno del nucleo familiare, per mano dei genitori. Accanto agli abusi diretti emergono le violenze psicologiche ed emotive. Il 4,3% delle donne italiane e il 4,6% delle straniere riferisce di aver subito abitualmente umiliazioni o denigrazioni dai propri genitori prima dei 16 anni. Inoltre, circa il 10,4% delle intervistate è stata testimone di violenze fisiche, verbali o svalutazioni all’interno delle mura domestiche. Dal rapporto Istat emerge una costante, la prevalenza del silenzio: oltre il 58% delle vittime di violenza sessuale infantile (58,4% tra le italiane e 58,3% tra le straniere) non ha mai confidato a nessuno quanto accaduto al momento dei fatti. Le poche che hanno parlato si sono rivolte a familiari o amici, mentre il ricorso alle istituzioni o ai servizi di supporto è risultato del tutto marginale. I dati confermano infine l’esistenza di una continuità nel tempo del fenomeno: aver vissuto o assistito a contesti violenti durante l’infanzia raddoppia quasi il rischio di subire abusi in età adulta. La quota di donne vittime di violenza da adulte sale infatti al 57,2% tra le italiane (rispetto a una media generale del 31,9%) e al 56,8% tra le straniere (contro una media del 27,4%).

Questo ciclo coinvolge anche le nuove generazioni. Perché, tra le donne che hanno subito violenza dal partner, oltre il 60% delle italiane (62,1%) e il 57,3% delle straniere dichiara che i propri figli vi hanno assistito. E le conseguenze sui minori comprendono manifestazioni d’ansia, rabbia, disturbi del sonno, difficoltà scolastiche, comportamenti aggressivi e disturbi dell'alimentazione.

Ma i ragazzi non sono soltanto vittime o spettatori della violenza: spesso ne sono protagonisti e commettono reati in prima persona senza accorgersi della differenza tra giusto e sbagliato. La relazione sulla Giustizia in Abruzzo del 2026, nel capitolo dedicato alla Procura per i minorenni, scatta una fotografia drammatica perché i reati messi a segno dai ragazzini sono sempre più brutali: cyberbullismo, revenge porn e abusi sessuali e i giudici definiscono «allarmante» la spettacolarizzazione di questi reati sul web. Episodi efferati che dimostrano, dice la relazione, «oltre al totale spregio della persona, disagio psichico negli autori e determinano traumi difficilmente cancellabili nelle vittime». E poi c’è l’uso di droga che, dice la relazione sulla giustizia, è «estremamente diffuso e raggiunge fasce di età anche di 11/12 anni», attraverso i social usati come un «supermercato anonimo». A spingere i ragazzi alla droga è spesso quello che i magistrati chiamano «il miraggio dei soldi facili». Un passaggio della relazione è disarmante: la droga «si diffonde nelle scuole o in prossimità di esse, in contesti sociali anche visibili, diviene quasi “normalità”, soprattutto in ragione dell’estrema facilità di approvvigionamento, possibile anche attraverso l’uso di smartphones, mediante accesso a piattaforme Telegram».

ASSENZA GENITORI

In questo scenario, la relazione definisce «sconfortante l’assenza di controllo dei genitori rispetto all’uso di stupefacenti e di alcol». Ragazzi giovanissimi che grazie a un «libero e incondizionato accesso a smartphone e – di conseguenza – al web» possono acquistare gli stupefacenti e hanno anche la libertà di bere alcol tanto che la relazione dice: «È incredibilmente ricorrente il caso di minorenni segnalati/e per ricoveri a seguito di coma etilico fino a ricoveri frequenti per coma etilico». E il richiamo della magistratura è questo: da sola la risposta giudiziaria non basta, «si rende necessario un appello alle famiglie e alle formazioni sociali per un maggiore impegno di prevenzione».

TUTTI I PROTAGONISTI

I protagonisti del cortometraggio, che sarà presentato sabato alle ore 11 al Teatro Cordova di Pescara, sono: Giulia Avella, Ennio Guido Cerasoli, Lorenzo Costantini, Matteo Di Genova, Vittoria Di Paolo, Lorenzo Giancaterino, Riccardo Lo Russo, Giada Macchia, Matteo Marcone, Francesco Mininni, Aisha Ronzani, Elena Santarelli, Lorenzo Sozio, Michela Tempesta, Mariavittoria Teodori, Giulia Valeri, Tommaso Vallozza, Andrea Zaffiri e Mario Nicolò Urbano. E poi la dirigente scolastica Stefania Petracca, il coordinatore di classe Alessio Cieri; per il videomaking: Emma Sambenedetto, Luigi Sansonetti, Pierfrancesco Di Giacomo e Francesco Sgarro; personale Ata: Filomena D’Orazio; i genitori: Emanuela Mattucci, Annarita Mastrangelo, Danilo Ronzani e Mauro Lo Russo; per l’Aternum Arti Visive: direttore di produzione e artistico Pino Assorgi, supervisione alle riprese Lino Mercadante, direttore della fotografia Claudio Di Febo, consulenza Sara Di Giovanni.