Addio a Carriere, sceneggiatore dei capolavori di Buñuel e Ferreri

10 Febbraio 2021

PARIGI . Quando muore uno sceneggiatore solo raramente la notizia colpisce al cuore gli appassionati di cinema: da sempre il suo mestiere è noto fra gli esperti e i professionisti del settore, ma la...

PARIGI . Quando muore uno sceneggiatore solo raramente la notizia colpisce al cuore gli appassionati di cinema: da sempre il suo mestiere è noto fra gli esperti e i professionisti del settore, ma la sua gloria rifulge di riflesso, grazie alla fama dei suoi registi e alla popolarità dei film che ha scritto. Forse Jean Claude Carrière – morto nel sonno ieri nella sua casa parigina a 89 anni – farà eccezione, tanto la sua figura giganteggia nella storia del cinema e tale è stata la sua influenza sul cinema internazionale e il teatro francese.
Di lui si dice che è stato l’anima di Luis Bunuel (6 film insieme a cominciare da Diario di una camerieranel 1964 per un viaggio in comune durato 19 anni), ma sarebbe impossibile limitarlo a questo, vista la mole della sua opera per il cinema e la televisione (oltre 80 titoli) e una carriera che è un monumento all'arte di scrivere con le immagini. Figlio di viticultori, occitano d’origine (era nato il 17 settembre 1931 a Colombières-sur-Orb), trascorre l’infanzia nella campagna profonda e poi nell’Ile de France dove suo padre apre un caffè e lo manda a studiare alla scuola superiore di Saint-Cloud. La sua passione è la storia, ma presto abbandonerà le velleità accademiche, attratto dalla creatività (si cimenta come pittore e poi come scrittore). Per tutta la vita si definirà come un «cantastorie» e subirà le influenze tardive del surrealismo e dell’arte mimica, grazie all’amicizia con Pierre Etaix e Jacques Tati che lo portano a cimentarsi nella scrittura cinematografica dopo il modesto successo del suo primo romanzo, Lezard (1957).
Un anno dopo il suo debutto come sceneggiatore, comincia a lavorare con Bunuel nel 1964 al ritorno a Parigi del grande regista spagnolo, ma già nel '65 sarà Louis Malle a chiamarlo per Viva Maria!. Grazie alla passione per le lingue (fin da bambino parlava l'occitano e il francese, scriverà in spagnolo per Jesus Franco) si scopre un talento internazionale che lo mette a suo agio nella scrittura di copioni ambientati fuori dalla Francia come quando nel 1971 sarà a fianco di Milos Forman per il rivoluzionario Taking Off. Intanto diventa famoso con Bella di giorno (1967) e non si imbarazza a scrivere storie nei generi più diversi, dal noir psicologico (La piscina con Alain Delon e Romy Schneider) al gangster movie (Borsalino, 1970), dal romanzo sentimentale (Un po’ di sole nell'acqua gelida. da Françoise Sagan) al racconto allegorico (Il monaco di Ado Kyrou). Il trionfo de Il fascino discreto della borghesia (Bunuel, 1972) ne fa una star internazionale e stringe un sodalizio fecondo con Peter Brook (sceneggerà il suo leggendario Mahâbhârata) e diventa amico di Marco Ferreri per cui scrive La cagna con Catherine Deneuve nel 1972. Ormai il suo studio parigino è la meta dei migliori registi: Jacques Deray, Peter Fleischmann, Alain Corneau, Volker Schlöndorff (con Il tamburo di latta vinceranno la Palma d'oro a Cannes e l’Oscar), Godard, Nagisa Oshima, Andrzej Wajda. Nel 1983 vince il Premio César per la sceneggiatura con Il ritorno di Martin Guerre e nel 1990 conquista il pubblico con un mirabolante adattamento di Cyrano per Gérard Depardieu.
Tra i maggiori successi vanno ricordati il suo adattamento da Proust (Un amore di Swann, 1984), quello da Milan Kundera (L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1988) e da Le relazioni pericolose (Valmont, 1989). Nel 2009 sarà protagonista con il copione de Il nastro bianco di Michael Haneke, ma non ha mai smesso di lavorare, specie con Luis e Philippe Garrel per cui appena lo scorso anno ha scritto Le sel des larmes. Proprio perché narratore nell’anima, appassionato saggista, autore di teatro e romanziere, Jean-Claude Carrière può oggi essere ricordato come uno scrittore completo e un insostituibile frequentatore della grande letteratura che, nelle sue mani, si traduce in immagini e racconti filmati. Non aveva pudore nell’adottare l'infedeltà apparente rispetto a capolavori letterari per trarne il senso profondo e restituir loro una nuova vita attraverso i percorsi popolari del cinema. Conosceva l'arte di semplificare senza tradire, di essere profondo senza apparire saccente ed era di casa in ogni contesto sociale e culturale. Il suo destino lo ha portato and andarsene di notte, in silenzio, senza sofferenza.