Addio al fotografo Carlo Riccardi: per lui Flaiano inventò il “paparazzo”

È morto a 96 anni, nella notte tra lunedì e martedì il fotografo e pittore romano Carlo Riccardi, da settimane ricoverato in una clinica romana. Artista a tutto tondo, ha raccontato per oltre mezzo...
È morto a 96 anni, nella notte tra lunedì e martedì il fotografo e pittore romano Carlo Riccardi, da settimane ricoverato in una clinica romana. Artista a tutto tondo, ha raccontato per oltre mezzo secolo il nostro Paese attraverso la fotografia. Eventi che ricordava perfettamente anche in tarda età: la guerra, la ricostruzione, il boom, gli anni di piombo, la guerra fredda, la caduta del comunismo, la seconda Repubblica. Riccardi lascia un immenso archivio fotografico. La Soprintendenza archivistica del Lazio stima che ci siano oltre tre milioni di negativi. Riccardi con le sue foto non ha raccontato solo la vita sociale ed economica italiana dal dopoguerra fino alla Seconda Repubblica, ma anche la nascita di realtà come la Cisl, l'Enel, il Premio Strega. Le manifestazioni, i congressi, i grandi eventi sportivi, le elezioni papali da Giovanni XXIII fino a Francesco I. La società, il mondo della cultura e quello rurale, tutto testimoniato ininterrottamente fin dal 1945. Paparazzo per eccellenza, amico di Federico Fellini ed Ennio Flaiano, fu per lui che lo scrittore pescarese creò il soprannome poi entrato nelle lingue di tutto il mondo. Soprannome meritato anche per lo scoop di Greta Garbo per la prima volta in Italia, con cui, grazie alla soffiata di un cugino barista, bruciò il “Toscanini americano” Leopold Stokovski, giunto apposta dagli Usa.
Riccardi era nato il 3 ottobre 1926 a Olevano Romano, cittadina in provincia di Roma famosa per essere meta di numerosi pittori europei fin dalla fine del 1800. Durante la sua infanzia, la sua famiglia ospitò artisti inglesi e danesi, frequentando i quali Riccardi ebbe modo di conoscere e sviluppare una passione per l'arte. Contemporaneamente apprese diverse lingue straniere, che gli furono utili quando si trasferì nella capitale nel pieno del secondo conflitto mondiale. Proprio la fine della guerra e la presenza dei soldati americani a Roma gli ispirarono la sua professione. Iniziò a sviluppare, stampare e colorare a mano le foto, che vendeva agli stessi marines. Diventato amico di Fellini e Flaiano, cominciò con loro a frequentare gli eventi mondani e via Veneto, dove nasceva quella “dolce vita” immortalata dallo scrittore pescarese nel soggetto del film premio Oscar del 1960. Spostandosi con la sua Topolino, Riccardi fotografò con la sua Rolleiflex la Dolce Vita romana, con Tyron Power che festeggiava con gli amici sulla terrazza dell’Hassler l’addio al celibato, e Gina Lollobrigida che in uno scatto rubato rivelava la sua gelida rivalità verso Virna Lisi.
Raccontando della genesi del termine “paparazzo”, Riccardi raccontava che Flaiano l’aveva coniato quando il fotografo gli aveva chiesto il significato di un appellativo, “pappatacio”, con il quale l’aveva apostrofato Amintore Fanfani. Ma in una lettera conservata proprio al Mediamuseum, museo del Cinema di Pescara, è Flaiano stesso a spiegare come nacque il termine. «Quanto a paparazzo», scrive Flaiano, «tu sai bene che le nostre paparazze (da non confondere con le vongole) sono le beberechos spagnole. Tuttavia il nome “paparazzo” lo trovai in un libro di Gessing: Sulle rive dello Jonio, era semplicemente il cognome di un albergatore di Catanzaro. Il nome ci piacque e lo mettemmo a un fotografo (nella Dolce Vita, n.d.r) non potendo mai immaginare che avrebbe incontrato tanto successo».
I ragazzi di bottega che lavorarono nel suo laboratorio, tra cui il celebre Rino Barillari, diverranno negli anni anch’essi protagonisti del glamour romano. Concentrato sul fotogiornalismo, Riccardi ha collaborato con decine di giornali fino a fondarne uno, la rivista Vip. Da pittore, si è espresso in varie performance artistiche di protesta: nel 1986 ha “incravattato”, con una maxi-tela formata da tele dipinte e cucite in opere di centinaia di metri, l'obelisco di una Piazza del Popolo abbandonata e ridotta a semplice parcheggio nel cuore di Roma.
I funerali si svolgeranno domani alle 15.30 nella Chiesa degli artisti, in piazza del Popolo 18, a Roma.