Addio Annunziata, nei suoi quadri naïf un mondo felice

25 Aprile 2018

La pittrice contadina di Tossicia aveva 90 anni Scoperta da Zavattini, in mostra con Ligabue

Annunziata Scipione, la grande pittrice naïve di Azzinano, è morta nella notte tra lunedì e martedì all’ospedale civile Mazzini di Teramo, dove era ricoverata da circa un mese e dove è allestita la camera ardente. Aveva 90 anni, compiuti il 24 marzo. Lascia il figlio Piero e le nipoti Elena e Martina. Funerali domani alle ore 10.30 ad Azzinano nella chiesa di Santa Lucia.
Artista autodidatta apprezzata a livello nazionale e internazionale, ammirata dal poeta pittore e cineasta Cesare Zavattini, Annunziata Scipione ha una sua sala permanente nel Museo etnografico di Tossicia (ora inagibile per il sisma) e suoi quadri sono presenti in molte collezioni e in particolare nel Museo nazionale Arti Naïves di Luzzara, per volontà di Zavattini, accanto ai capolavori di Antonio Ligabue.
Nei suoi olii, in un’esplosione di colori e dettagli, e nelle piccole sculture in legno o terracotta Annunziata Scipione ha cantato un mondo contadino in gran parte perduto. Un racconto per immagini attraverso le stagioni, i riti del calendario agrario (come la trebbiatura o l’uccisione del maiale), la fatica, le feste, i mestieri, una vita comunitaria e di vera condivisione che anche nelle campagne ormai non c’è più. Momenti che Annunziata Scipione conosceva bene e rievocava a memoria col pennello.
Un padre emigrato in America e poi tornato con un gruzzolo per costruire casa al paese natio, cinque sorelle e un fratello disperso in Russia, Annunziata era nata in contrada Camerale di Tossicia nel 1928, ma viveva nella vicina Azzinano da quando, a 23 anni, aveva sposato il capomastro Ettore Di Pasquale, dal quale ebbe Piero. Casalinga e contadina, si era dedicata sin da bambina al disegno col carbone, alla piccola scultura con la terra bagnata e con il legno e, in seguito, alla pittura. Negli anni Settanta quel passatempo della pittura, quel momento tutto per sé, diventa importante nella vita di Annunziata e della sua famiglia.
Aveva passato i quarant’anni quando un pittore di Tossicia che viveva a Roma, Giancarlo Urbani, la incoraggiò: «Nunziatì, ma qua c’è la mano di Van Gogh, comincia a dipingere su tela». Uno dei primi quadri fu acquistato da Giancarlo Giannini. Poi arrivarono l’interessamento e il sostegno di Marinka Dallos e del marito Gianni Toti, del gruppo Romanaïf, che la fecero esporre nella capitale. Toti, amico di Zavattini, presentò al maestro l’opera della pittrice contadina abruzzese, che partecipò così la prima volta al Premio Luzzara, entrando ufficialmente nel panorama della pittura naïve. Partecipazione a mostre, molti premi, fino al riconoscimento, nell'estate 2001, dalla sua terra con l’evento espositivo “Ligabue e dintorni”, tra Montorio e Tossicia, che accostava alla vasta antologica dedicata al genio tormentato di Antonio Laccabue i dipinti e le sculture di Annunziata Scipione e opere di una trentina di artisti in prestito dal Museo di Luzzara.
«Sono nata con la passione di scarabocchiare. Da bambina scarabocchiavo sui vetri, sulla carta, sui muri col carbone, facevo bozzetti di terra. Anche da signorina mi piaceva disegnare, ma poi buttavo i disegni. Non pensavo a una cosa seria. Prima veniva il lavoro in campagna, una donna doveva badare alle pecore, fare la calza. Ma io facevo altro che la calza, cucivo i vestiti, ero brava a fare tutto. Dipingere non era da donne, ma era più forte di me». Così si raccontava al Centro nel 2014 l'artista in occasione della sua mostra antologica nel museo Savini di Teramo. Con dolcezza, ma con un lampo birichino nello sguardo.
«Ho sempre dipinto i miei ricordi, quello che conosco e ho vissuto, la campagna, i contadini, la vendemmia, le mucche, le pecore» ci raccontò in quell’occasione. «La pittura è diventata per me una cosa vera senza che me ne accorgessi. Ho dipinto tanti quadri, dopo mille non li ho contati più. Dipingere mi è sempre piaciuto tantissimo, era una cosa per me. Spesso mangiavo in piedi e intanto riguardavo il quadro che stavo facendo. La pittura mi dà felicità».
Proprio il giorno del 90esimo compleanno dell’artista è stato presentato a Tossicia il volume “Annunziata Scipione artista naïf”, pubblicato da Ricerche&Redazioni e curato da Antonello Rubini, con testi anche di Marzio Dall'Acqua e Renzo Margonari, tra i maggiori esperti di arte naïve. «Un progetto che non avremmo mai potuto realizzare senza la disponibilità della signora Annunziata, che era contentissima dell’idea, e della sua famiglia» sottolinea l’editore Giacinto Damiani. Il volume, che riproduce 80 opere tra dipinti, disegni e sculture e contiene in un’intervista di Rubini all’artista (fatta a settembre 2016 nella sua cucina-atelier) segue di 33 anni il libro, ormai introvabile, di Giammario Sgattoni e Natale Cavatassi “L’arte naïf di Annunziata Scipione. Pittrice della Valle Siciliana”.
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