Addio Glenn Frey, vola via l’Aquila di Hotel California

Il cantante degli Eagles è morto a 67 anni dopo una vita di successi ed eccessi Da Desperado alla fama planetaria della band con 150 milioni di dischi venduti
di Giuliano Di Tanna
Nel mese nero del rock c’è da segnare un’altra croce. Dopo David Bowie, se n’è andato Glenn Frey, fondatore, chitarrista e leader degli Eagles, la band californiana di “Hotel California” e capofila del rock americano di metà anni Settanta. Aveva 67 anni. E’ morto, lunedì, a Los Angeles per una combinazione di artrite rematoide, polmonite e colite ulcerosa e le conseguenze di un'operazione all'intestino. «Era come un fratello per me», ha detto Don Henley, batterista degli Eagles (le Aquile) e l’altra metà del team di compositori della band.
Frey era nato a Detroit, la città operaia delle industrie automobilistiche ma anche della Motown, la casa discografica nera, del r&b venato di pop, di gruppi come i Miracles, Martha and the Vandellas e le Supremes, e di solisti come Marvin Gaye e Smokey Robinson, ma anche del rock blue collar, proletario, e selvaggio di band come gli Mc5 e gli Stooges di Iggy Pop. Ma, come tutti i giovani americani che avevano 20 anni nell’Estate dell’amore a San Francisco e due di più in quella di Woodstock, Frey sognava la California. Così, alla fine degli anni Sessanta, si trasferisce a Los Angeles per entrare in contatto con l'ambiente degli studi di registrazione. E sarà proprio durante una session per Linda Ronstadt che si formerà il nucleo originale degli Eagles: Don Henley, cantante e batterista, il bassista Randy Meisner e il tastierista Bernie Leadon, reduce dall’esperienza nei Flying Burrito Brothers dove aveva sostiuito Gram Parsons, il cantore dell’American music, il vagheggiato mix di country e rock. Gli Eagles nascono come una sorta di supergruppo di musicisti non famosi ma forniti di ego spropositati che li avrebbero portati a continue tensioni interne sul tipo di musica da suonare ma anche sul ruolo di capo, al quale ambivano sia Frey che Henley.
L'esordio su disco è del 1972 con l’album “Eagles”, registrato a Londra nonostante le sonorità tipiche del country rock californiano. Incensato dalla critica, l’album viene quasi ignorato dal pubblico. Non così per l’album che gli fa seguito, nel 1974, anch’esso registrato a Londra, “Desperado”, con una copertina indimenticabile: i quattro Eagles vestiti da banditi del West. Il disco contiene alcuni classici, da “Desperado” a “Tequila Sunrise” a “Doolin’ Dalton”. L’album vende bene, mai però quanto i tre successivi – “On the border”, “One of these nights” e soprattutto “Hotel California” con i suoi 30 milioni di copie – che trasformano il gruppo in una band stellare dal punto di vista della popolarità e degli incassi. Nel frattempo la formazione della band era cambiata: Leadon se n'era andato prima del grande successo, Meisner subito dopo, e al loro posto erano subentrati Joe Walsh, Timothy B. Schmidt e Don Felder che, insieme a Glenn Frey e Don Henley, firma “Hotel California”. Le tensioni nel gruppo e gli eccessi di sostanze stupefacenti (cocaina soprattutto) portano, nel 1980, all’implosione della band e allo scioglimento.
Frey si dedica, allora, alla musica per il cinema, componendo “The heat is on” per la colonna sonora di “Beverly Hills Cop”, recita in un cameo in “Miami Vice”, e fa un'apparizione anche in “Jerry Maguire”. Ma la musica resta il suo principale interesse. Pubblicherà, infatti, da solista, cinque album che non lasciano quasi traccia. A differenza del mito degli Eagles che resta saldo nei cuori dei fan anche dopo lo scioglimento. In tutta la carriera vendono 150 milioni di dischi. L’album antologico “Their Greatest Hits 1971-1975” è ancora oggi il secondo album più venduto della storia dopo “Thriller” di Michael Jackson. Gli Eagles si riformano nel 1994 e poi, ancora, nel secondo millennio. Nel 2014 suonano anche in Italia, a Lucca. Le tensioni fra Frey e Henley sono ormai roba del passato. «Eravamo come una famiglia e come in tutte le famiglie ci sono stati dei problemi», ha commentato ieri Henley. «Ma il legame che abbiamo stretto 45 anni fa non si è mai interrotto, neanche dopo i 14 anni di pausa degli Eagles. Incrociare il cammino con Glenn Frey nel 1970 ha cambiato la mia vita per sempre. Sarà strano andare avanti in un mondo senza di lui. Ma ogni giorno sarò grato di averlo avuto nella mia vita. Riposa in pace, fratello mio. Hai fatto quello per cui ti eri messo in viaggio. E anche di più».
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