Addio Lidia Menapace partigiana tutta la vita

8 Dicembre 2020

Femminista ed ex senatrice fu eletta nel 2006 in Abruzzo

BOLZANO. Mai chiamarla ex partigiana. «Sono rimasta partigiana tutta la vita, perché esserlo è una scelta di vita», amava dire Lidia Menapace, esponente di spicco del movimento pacifista e femminista, morta a Bolzano di Covid all’età di 96 anni. «Scompare con Lidia Brisca Menapace una figura particolarmente intensa di intellettuale e dirigente politica espressione del dibattito autentico che ha attraversato il Novecento»: così il ricordo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Da alcuni giorni Menapace era ricoverata per Covid nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Bolzano. Il suo ultimo intervento in piazza risale a un anno fa, quando il 13 dicembre, in una gelida serata, a Bolzano salì sul palco delle Sardine. «Quando le piazze si riempiono è sempre un buon segno», disse soddisfatta, accompagnata da un lungo applauso dei manifestanti. Lidia Brisca nasce il 3 aprile 1924 a Novara. Da giovane donna è una staffetta: la partigiana “Bruna” in bicicletta porta messaggi e medicine ai ribelli piemontesi della Val d’Ossola, rischiando la vita. Dopo la guerra l’insegnante si appassiona di politica e femminismo. Lidia arriva a Bolzano nel 1952, per seguire il marito, il medico trentino Eugenio Menapace. Negli anni Sessanta è la prima donna ad essere eletta in consiglio provinciale (insieme a Waltraud Gebert Deeg) nell’ala sinistra della Dc. In quella stessa legislatura è anche la prima donna ad entrare nella giunta provinciale, come assessora agli affari sociali e alla sanità. Il '68 cambia la vita di Menapace come quella di molti giovani. Si avvicina al comunismo e collabora con il Manifesto. Nel 2006 viene eletta senatrice con Rifondazione comunista che la candida in Abruzzo, capolista al sena in una campagna elettorale che la vide percorrere la regione instancabile, insieme al pescarese Maurizio Acerbo, capolista alla Camera e oggi segretario nazionale di Rc: «Non ebbe mai un momento di cedimento per la stanchezza neanche a ora tarda quando in auto tornavamo a casa», ricorda Acerbo. «A Pescara è sempre stata di casa, invitata spesso per iniziative fin dagli anni '70, invitata dal Manifesto, dal Pdup poi da Rifondazione e da associazioni e movimenti. Non è mai diventata una reduce. Ha girato tutta Italia, in lungo e largo fino a poco tempo fa. Non si è mai risparmiata e ha distribuito ovunque la sua disponibilità all’incontro, al dialogo, al racconto, a socializzare le sue riflessioni, le sue storie, la sua intelligenza e la sua gioia nel condividere pensieri e bicchieri di vino. Scherzava sempre sulla via alcolica al socialismo». Alle ultime elezioni politiche del 2018 si candida come capolista di Potere al popolo. A Bolzano, il violino di Marcello Fera con la sua improvvisazione della melodia di “Bella Ciao” ha accompagnato una breve commemorazione dell'Anpi in ricordo della partigiana “Bruna”. «Lidia non ha mai amato la solennità e ha combattuto – anche se da pacifista questa parola non le piaceva – per la memoria, per la democrazia, per la libertà e anche per il linguaggio di genere», ha detto il presidente di Anpi Alto Adige Guido Margheri. La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha ricordato Menapace come «una donna che ha scritto pagine importanti nella storia dell’emancipazione femminile nel nostro Paese e oggi ci lascia un esempio di appassionata combattente per i diritti e contro ogni discriminazione».