Adriatico alla Festa di Roma con il film “Gli anni amari”

Il regista aquilano racconta Mario Mieli, attivista del movimento gay negli anni ’70 scrittore innovativo e intellettuale dimenticato morto suicida a 31 anni
L’AQUILA. Anche l’Italia ha il suo Milk dimenticato che il cinema cerca di restituire alla memoria collettiva con tutta la forza è il coraggio dei “primi”, dei precursori, di coloro che hanno aperto un solco sulla strada dei diritti civili, di uguaglianza, di convivenza e cambiato, in meglio, la vita di tante persone. Ci è riuscito il film di Gus Van Sant del 2008 sulla vita di Harvey Milk, attivista del movimento dei diritti degli omosessuali, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica politica negli Stati Uniti e assassinato nel 1978 a New York, con un magnifico Sean Pen, Premio Oscar nel 2009 come miglior attore protagonista per quella interpretazione.
Così dall’Abruzzo arriva “Gli anni amari” del regista aquilano Andrea Adriatico che sarà il filmdi preapertura della Festa del Cinema di Roma 2019 (17–27 ottobre), proiettato il 16 alla Casa del Cinema.
Il film ripercorre la vita e i luoghi di Mario Mieli, tra i fondatori del movimento omosessuale nostrano nei primi anni ’70. Nato nel 1952 a Milano e morto suicida nel 1983, prima dei 31 anni, Mario fu attivista, intellettuale, scrittore, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore dimenticato. Figlio di genitori benestanti e penultimo di sette figli, vive una vita intera in un rapporto complicato con il padre Walter e la madre Liderica.
La pellicola ne segue i passi a partire dall’adolescenza al liceo classico “Parini” di Milano. La gioventù e la vita notturna sfrenata, quando ancora omosessualità era sinonimo di disturbo mentale. Il viaggio a Londra e l’incontro fondamentale con l’attivismo inglese del Gay Revolution Front. Il ritorno in patria e l’adesione al “Fuori!”, prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano. La fondazione dei Collettivi Omosessuali Milanesi e la pubblicazione del saggio “Elementi di critica omosessuale”. La popolarità mediatica ma anche le turbe mentali. Mario, interpretato da Nicola Di Benedetto, è protagonista assoluto, attorno al quale gravitano nomi e volti di amici e compagni che, con lui, hanno contribuito a cambiare la storia: Corrado Levi (architetto, docente, artista che nel film ha il volto di Francesco Martino), il pittore Piero Fassoni (Giovanni Cordì ), il cantante Ivan Cattaneo (Davide Merlini), il fondatore del “Fuori!” Angelo Pezzana, la scrittrice e traduttrice Fernanda Pivano, il poeta Milo De Angelis, Francesco Siniscalchi (massone che denunciò Licio Gelli e la P2), ma anche la madre Liderica (Sandra Ceccarelli, il padre Walter (Antonio Catania)|. Fino all’intensa e sofferta storia d’amore con il giovanissimo Umberto Pasti, futuro scrittore (Tobia De Angelis).
Grazia Verasani e Stefano Casi firmano la sceneggiatura insieme ad Andrea Adriatico, multiforme ingegno nato all’Aquila nel 1966, regista teatrale e cinematografico, giornalista architetto ed è stato docente alla sezione cinema del Dams di Bologna e autore di film come “Pugni e su di me si chiude un cielo” (2002) presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, “Il vento, di sera”, invitato alla Berlinale e vincitore del Roseto Opera Prima Film Festival.
«Gli anni amari è l’attraversamento di un’epoca, di quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70», racconta Adriatico. «È anche la rievocazione di un necessario movimento per i diritti come quello omosessuale, che doveva inventare forme nuove per farsi riconoscere. Ed è soprattutto il ritratto di un ragazzo la cui genialità, la cui libertà interiore e la cui gioia di vivere erano troppo intense per il mondo che lo circondava. Mieli era un genio, che ci ha sedotto, come riusciva a sedurre tutti coloro con cui entrava in relazione. Ma era anche un ragazzo immerso in una profonda solitudine, quella in cui aveva costruito la sua bolla di sopravvivenza e quella in cui era relegato da chi lo considerava snob o scomodo; la solitudine di chi ha imparato a farcela da solo per sopravvivere a dispetto di tutto e tutti, e la solitudine in cui si è ritrovato per l’ennesima volta quel giorno di marzo dell’83 in cui, a 30 anni, ha deciso di togliersi la vita. “Gli anni amari” sono tutto questo. Sono gli anni in cui tutto sembrava possibile e non lo era. Sono gli anni lontanissimi del nostro passato recente. Sono gli anni di un ragazzo che ha vissuto – con la sua aliena dolcezza – l’amarezza di un’esistenza simile a quella di nessun altro. Si chiamava Mario. O, se preferite, Maria».
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