ALLO SFERISTERIO LA TOSCA DIVENTA UN FILM STILE ANNI ’50

24 Luglio 2022

MACERATA. Un gioco tra finzione e realtà, con attrici e attori degli anni '50 che interpretano la Tosca in uno studio cinematografico. È il “set”' scelto dalla regista Valentina Carrasco per mettere...

MACERATA. Un gioco tra finzione e realtà, con attrici e attori degli anni '50 che interpretano la Tosca in uno studio cinematografico. È il “set”' scelto dalla regista Valentina Carrasco per mettere in scena allo Sferisterio, per Macerata Opera Festival, una nuova produzione del capolavoro di Puccini, che ha richiamato una grande affluenza di spettatori e big alla prima di venerdì scorso.
«Nel libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, tratto dall'omonimo dramma di Victorien Sardou, la storia della famosa cantante Flora Tosca», spiega Carrasco, ha riferimenti storici ben precisi. È ambientata a Roma nell'estate del 1800, quando le truppe del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone avevano occupato la città, prima in mano napoleonica, approfittando della spedizione di Bonaparte in Egitto. Inoltre si svolge in luoghi reali: la chiesa di Santa Maria degli Angeli, Palazzo Farnese, Castel Sant'Angelo. In questa situazione riadattare scene e regia di un'opera rappresentata milioni di volte in tutto il mondo per renderla più vicina al sentire dei nostri tempi e ad un pubblico fatto non solo di melomani, ma anche di giovani e di neofiti, era veramente difficile. La scelta», prosegue la regista, «è stata quella d'immaginare che sul palco si svolgesse in contemporanea una doppia vicenda. Quella dei protagonisti dell'opera in costumi napoleonici che si muovono in una scena ricostruita in base ai dettami dell'epoca, e quella degli attori e della troupe cinematografica vestiti come negli anni '50, che agiscono sui lati opposti del palco. Tuttavia i due piani si confondono perché gli interpreti vengono visti sia quando recitano, ripresi dalla telecamera che proietta in simultanea le scene del film sul muro dello Sferisterio, sia quando, usciti dal set, vivono la loro quotidianità».
Ma il finale è quello tradizionale del suicidio dell'eroina? «Tosca muore e non muore» risponde Carrasco, lasciando in sospeso, come sempre si fa nella trama di un film quale sia la conclusione. «Un riadattamento», ha sottolineato, «che nulla toglie al valore universale della figura di Tosca e dell'opera di Puccini. La prima continua infatti ad incarnare anche ai nostri tempi il simbolo di una donna che si ribella alla violenza e al ricatto di un uomo. La seconda, con la sua musica, rimane un capolavoro immortale che in futuro sarà rappresentato altri milioni di volte».
Ottime le performance dei protagonisti: Carmen Giannattasio nel ruolo di Tosca, che incanta il pubblico sulle note dell’aria Vissi d’arte; Antonio Poli nei panni del pittore Mario Cavaradossi che intona un potente E lucevan le stelle e Claudio Sgura nelle vesti di Scarpia. Sul podio Donato Renzetti, nuovo direttore musicale del Festival. Di grande impatto e a tratti geniale il finale per rappresentare il suicidio di Tosca dagli spalti di Castel Sant’Angelo a Roma. Scene di Samal Blak, costumi di Silvia Aymonino, che veste i cantanti in abiti ottocenteschi, non secondo un indirizzo filologico, ma per come li vedevano e li interpretavano nei film anni '50.
La particolarità dell’allestimento ha diviso il pubblico della prima: alcuni si sono detti entusiasti dell’innovazione presentata; i più tradizionalisti, hanno storto il naso. La bravura dei cantanti però ha messo d’accordo tutti. Le prossime date sono: 24, 29 e 31 luglio.