Anna Mazzamauro: «Bel ritorno a Pescara dopo il Premio Flaiano»

L’attrice in scena con “Com'è ancora umano lei, caro Fantozzi” «Saremo in 5: io, Sasà, il ragionier Ugo, la Silvani, Villaggio»
PESCARA. «È un bel ritorno a Pescara dopo aver vinto il Premio Flaiano, un’emozione grande. Essere davanti al pubblico è meraviglioso. Nulla potrebbe impedirmi di fare lo spettacolo, nemmeno la febbre a 40. Ho imparato a raccontarmi in palcoscenico come se fossi un’attrice con la A maiuscola, bellissima, simpaticissima, intelligentissima, amatissima, amorevolissima. L’adrenalina, la gioia di esibirsi, di sentirsi guardati e ammirati è una concessione che la vita raramente fa, un’emozione che il publico regala a me e io a lui».
Brillante, vulcanica, travolgente, Anna Mazzamauro si prepara a incontrare il pubblico abruzzese domani all'arena del porto turistico di Pescara col suo spettacolo “Com'è ancora umano lei, caro Fantozzi” (ore 21), per il cartellone Estatica, secondo appuntamento della rassegna di Federico Perrotta “Teatriamoci” per Uao Spettacoli. La superlativa attrice-autrice romana è pure regista del lavoro che la vede in scena col polistrumentista Sasà Calabrese a dar corpo e voce a personaggi e vicende della saga letteraria e cinematografica del ragionier Ugo Fantozzi: il pavido imbranato travet, la signorina Silvani, sogno proibito, la triste e devota moglie Pina, l’inguardabile figlia Mariangela, i colleghi Filini e Calboni, invidiato rivale in amore, e, fuor di finzione, Paolo Villaggio, con debolezze (il cibo) e talento. Un omaggio a Ugo/Paolo da gran signora, non solo della scena. «Non un monologo ma uno spettacolo teatrale vero e proprio, con scene, costumi e uno splendido musicista come Sasà che suona più strumenti. A mia volta, con la voce, suonerò diversi strumenti, i personaggi. Saremo in cinque: io, Sasà, Fantozzi, la Silvani, Villaggio».
Signora Mazzamauro, è stata la signorina Silvani in otto film della saga, tra il ‘75 e il ‘99. Che effetto fa essere nella storia del cinema con tale iconico personaggio?
Domanda che spesso mi faccio. A volte m’incazzo e mi dico che, mannaggia, non potrò mai recitare Medea, perché poi come fai a dire: “Giasone, lei è una merdaccia!”. La Silvani mi ha aiutato e non saprò mai come ringraziarla, sono in debito con lei, mi ha consegnato alla storia del cinema. Curioso, amando più il teatro.
Com’è nato “Com'è ancora umano lei, caro Fantozzi”?
Abbiamo debuttato nel 2021 all’importante festival di Borgio Verezzi. È uno spettacolo che piace al pubblico e a me ancora di più. Con questo lavoro non voglio approfittare di Villaggio o Fantozzi per andare altrove, è lui che mi ci porta. Quando Paolo scrive, i suoi personaggi diventano creature, e quando io le afferro si trasformano in altri personaggi ancora. Per esempio, sono convinta che Paolo, scrivendo di Mariangela e del concorso Bimbi Belli a cui Ugo malauguratemente la iscrive, avesse in mente “Bellissima” di Visconti, e io stessa quando racconto di Mariangela evoco il personaggio della madre nel film.
Interpretata da Anna Magnani, che lei ha portato in teatro con “Nannarella”.
Ma non per paragone, o per compiacermi di somiglianze, ma per far capire al pubblico chi lei fosse davvero. E contemporaneamente raccontavo me stessa, in un bell’intrigo drammaturgico. E così avviene anche in questo spettacolo.
A teatro è stata pioniera, negli anni ‘70 ha fondato uno spazio suo, il Carlino.
Pioniera stracarica di debiti. Misi su un teatro, nel nome di mio padre Carlo, senza soldi ma con fantasia e coraggio. A Roma trovai un night adatto a diventare un teatrino. E pure tre mignotte, che non sapevo come mandar via. Nel frattempo avevo scritturato Elio Pandolfi. Poi queste signore sono rimaste come donne delle pulizie.
Cosa vorrebbe dire oggi a Ugo? E a Paolo?
Dire semplicemente grazie è banale. Sono riconoscente e in debito con Paolo. Non ho avuto una vera amicizia con lui, ma è stato uno splendido compagno di strada. Posso dire di averlo riscoperto umanamente nei suoi ultimi anni. Ero sempre stata un brutto sogno di Fantozzi, vittima di ciò che Paolo, Salce e gli altri registi pensavano della Silvani. A lungo mi sono sentita devastata. Ma dopo una puntata nel salotto della D’Urso, con un luccicore negli occhi mi disse “come sei bella!”. Questo mi rimane di lui, il resto sono interpretazioni, personaggi. Nello spettacolo leggo i suoi racconti, ho fatto di nuovo pace con Paolo. Soprattutto “L’ultima volta” è il racconto bellissimo dell’incontro tra lui e Fantozzi.
È vero che al provino si presentò per il ruolo di Pina?
Avevo lavorato con Salce in teatro. E lui pensò a me nel cercare un’attrice bravina e bruttarella per la signora Pina. Ma io questo non lo sapevo e per il mio ingresso nel cinema mi presentai con un vestito rosso, tacchi a spillo, calze a rete e a Salce dissi “A Lucia’, eh?!”. E lui: “Perdonami Anna, ma ti ricordavo più brutta”. Ma Paolo gli disse che c’era una parte molto più importante della moglie di Fantozzi, quella della donna dei suoi sogni. La parte della moglie è più tradizionale, ci sarebbe stato poco da inventare. La Silvani invece è una folle, una stronza, una che s’inventa la vita»