Applausi per il film “L’Arminuta”, anteprima a Pescara con l’autrice

17 Ottobre 2021

ROMA. Un gran bel film, l’unico italiano voluto da Antonio Monda in selezione ufficiale, pieno di echi, dall’Amica geniale all’estetica di Ermanno Olmi e dei Fratelli Taviani, e con alle spalle il...

ROMA. Un gran bel film, l’unico italiano voluto da Antonio Monda in selezione ufficiale, pieno di echi, dall’Amica geniale all’estetica di Ermanno Olmi e dei Fratelli Taviani, e con alle spalle il romanzo bestseller di Donatella Di Pietrantonio vincitore del Premio Campiello 2017.
“L’Arminuta” di Giuseppe Bonito è un piccolo gioiello, applauditissimo alla Festa di Roma in sala dal 21 ottobre con Lucky Red e con anteprima nazionale a Pescara mercoledì 20, al cinema Massimo alle 20.30 con l’intervento della scrittrice abruzzese. Un film scarno, essenziale, con un cast eccezionale, che ci riporta all’estate 1975. Una ragazzina sensibile e bene educata di 13 anni, l’Arminuta (la vastese Sofia Fiore), ovvero in dialetto abruzzese “la ritornata”, viene restituita alla sua vera famiglia alla quale non sapeva di appartenere. E così all’improvviso passa da un ambiente borghese, benestante, a una famiglia rurale, povera e di poche parole che vive in una masseria sperduta nel nulla. Una famiglia composta da un padre severo (Fabrizio Ferracane), una madre triste (Vanessa Scalera) e tre fratelli che più diversi non potrebbero essere, tra cui la piccola e dolce Adriana (Carlotta De Leonardis) e Vincenzo (Andrea Fuorto), adolescente inquieto e di mano svelta. Cosa succede alla giovane Arminuta è impossibile da rivelare senza fare spoiler. Ma quello che è certo è che la ragazzina dovrà adattarsi a un ambiente contadino privo di educazione e fare i conti con la famiglia a cui era stata affidata e che a un certo punto l’ha rifiutata. «All’improvviso perde tutto ciò che aveva contraddistinto la sua vita: una casa confortevole, le amiche, l’affetto esclusivo riservato a chi è figlio unico», dice il regista, al terzo film dopo “Pulce” e “Figli”. «Si ritrova catapultata in un mondo nuovo, estraneo e rude che sembra appena sfiorato dal progresso e a dover condividere una casa piccola e buia con 5 fratelli in una dimensione a tratti ostile e promiscua. In questa storia tutto è fortemente polarizzato: la città di mare e il paese dell’entroterra, la modernità e l’arcaicità, il benessere borghese e la povertà rurale, l’italiano corretto parlato alla tv e il dialetto stretto che si parla nella nuova casa. E in mezzo c’è lei, l’Arminuta, che è sempre l’una e l’altra cosa insieme, figlia di due madri e di nessuna».