Battista: la politica non mi interessa, mi basta far ridere

6 Aprile 2016

Il comico sarà di scena a Pescara il 22 aprile «I miti? Proietti e Fabrizi. Gli altri non li conosco»

di Giuliano Di Tanna

«Sono un comico, non un filosofo. Voglio solo far ridere, far stare bene la gente che mi viene a vedere in teatro». Maurizio Battista, 59 anni, parla ridendo e ride parlando. Mischiando il romanesco natio con l’italiano, è fluviale nella vita come sulla scena. Per averne la riprova basta attendere il 22 aprile quando porterà in scena lo spettacolo “Allegro? Sì sì… ma non troppo” al Teatro Massimo di Pescara (si legga il box a fianco). Nel frattempo, si racconta al Centro in questa intervista.

Battista, lei è allegro come il titolo del suo spettacolo?

Sono allegro ma anche malinconico. Mi fanno ridere le cose che fanno ridere tutti, anche quelle tristi. Lo spettacolo è un po’ così: parlo dei malesseri e dei “benesseri”. Ma sempre cercando la partecipazione del pubblico.

Lei chiama spesso in causa il pubblico: nessuno si è mai incazzato?

Una volta, a Napoli. Ma non era una vera incazzatura.

Cos’è successo?

Niente: chiedo a una signora come si chiamava e lei fa. “Non glielo dico. Lo spettacolo lo deve fare lei”. Ma i napoletani, si sa, sono convinti che i migliori comici ce li hanno loro.

Che cosa la fa ridere?

Le persone che incontro per strada, non certo i comici.

Quali?

Quelli che fanno finta di fare i comici parlando di politica e poi si comportano peggio dei politici che prendono in giro. Oppure quelli che parlano, chessò?, di mogli senza essere mai stati spostati. A me fanno ridere le persone comuni con le loro piccole o grandi stranezze.

Perché quelli che fanno satira politica non la fanno ridere?

Ma perché a prendere in giro, per vent’anni, Berlusconi so’ capaci tutti. Che ci vuole? E’ capace anche un ragazzino. Vorrei pedinare, invece, certi comici per vedere le loro fatture, le loro macchine, i loro vizi e le loro virtù. Io mi limito a raccontare la vita. Certo, romanzandola un po’. Per esempio, se parlo di matrimonio so di che cosa parlo. Sto al terzo matrimonio e tra quattro mesi mi arriva una figlia, Anna, la terzogenita».

Lei è un esperto di vita coniugale. Ha qualche consiglio da dare?

Chi? Io? Ma no, lasci perdere. Sarei incoerente. Che posso dire? Ci vuole un po’ di fortuna, che io ho trovato in età avanzata, e un po’ di pazienza.

Le interessa la politica?

Personalmente sì. Ma non è detto che questo sia quello che mi serve per fare lo spettacolo. Sulla scena non ci sto per fare il fazioso. Perché dovrei schierarmi? La gente sta lì per ridere non per ascoltare la filosofia di Maurizio Battista.

Quali sono i comici che l’hanno ispirata?

Il grande Gigi Proietti e Aldo Fabrizi. Vi ricordate quando Fabrizi iniziava i monologhi dicendo: “Ci avete fatto caso che?”. Ecco, ti faceva pensare che certe cose esistono ma tu non ci fai caso.

Comici che non le piacciono invece?

I nomi non li dico. Ma so’ tutti gli altri (ride).

Come sono i suoi rapporti con i colleghi?

Nulli. Non li frequento. E’ che sono una persona di umili origini, un autodidatta che è riuscito, con un po’ di talento, a fare quello che ha fatto. E questo non te lo perdonano in certi circoletti, in certi gruppetti. Ma io li ho fregati perché, con il supporto del pubblico, io quei circoletti li ho aggirati.

Farebbe una battuta sull’Islam?

No. Come non ne faccio sul Cristianesimo. C’è il rischio che a qualcuno dispiaccia. E io lì sopra ci sto per far divertire non per insegnare. Non so’ mica un filosofo. Non sono Maurizio Aristotele. So’ Maurizo Battista.

L’Abruzzo che cosa vuol dire per lei?

Bella gente e bei posti. Ci vengo spesso per passeggiare nei boschi, raccogliere le castagne a Sante Marie dove vivono degli amici.

Che cosa non salverebbe dell’Italia di oggi?

I politici. Brutta gente. Non tutti, ma la gran parte di loro è così.

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