Battiston in radio «con ottimismo» prima di tornare al teatro e ai film
ROMA. Portare con “Miracolo italiano” «una ventata di leggerezza e ottimismo, raccontando l'Italia da una prospettiva diversa, riposando le menti dalle preoccupazioni del Paese». È l'obiettivo di...
ROMA. Portare con “Miracolo italiano” «una ventata di leggerezza e ottimismo, raccontando l'Italia da una prospettiva diversa, riposando le menti dalle preoccupazioni del Paese». È l'obiettivo di Giuseppe Battiston, conduttore d'eccezione del programma nei giorni delle feste con Lalaura (erano già stati compagni di microfono in Fuori di festa), su Radio2 alle 13.46, fino al 2 gennaio.
Una «pausa di lavoro», in attesa di reimmergersi in un'impegnativa stagione teatrale con 4 spettacoli (Falstaff, L'invenzione della solitudine, Italy e Genteinattesa - Il precario e il professore) e dell'uscita di due nuovi film: La felicità è un affare complesso di Gianni Zanasi, con Valerio Mastandrea e Pizza e datteri di Fariborz Kamkari. Nella pellicola di Zanasi (che l'aveva già diretto in Non pensarci), ora al montaggio, «interpreto un uomo travolto dagli eventi», mentre in quella di Kamkari, «sono un veneziano convertito all'Islam, parte di un gruppo di musulmani che cerca di aprire una moschea a Venezia».
Una storia con il tono di commedia sull'incontro e confronto fra culture che l'attore friulano ha girato oltre un anno fa, e mai di più grande attualità: «I fatti che leggiamo sul giornale provocano un grande dolore, ma c'è sempre la speranza che il linguaggio della cultura possa riuscire a parlare anche gli uomini di cattiva volontà» , dice all'Ansa nel suo tono pacato e schietto. La breve avventura di Miracolo italiano «mi piace anche perché mi dà la possibilità di parlare direttamente al pubblico, una cosa per cui non ho molta propensione», aggiunge. «Con Lalaura ci intendiamo bene, e amo moltissimo la radio. È un mezzo con cui mi confronto spesso e dove mi piace intervenire. Poi quella della Rai, nonostante il momento di tagli, è sempre di qualità altissima».
L'attore, classe 1968, vincitore fra gli altri di un premio Ubu, 3 David di Donatello e un Nastro d'argento, è reduce dal successo in palcoscenico con Falstaff di Shakespeare: «È un personaggio che mi ha sempre affascinato. Per sfuggire alla malinconia che il mondo reale provoca, si crea un mondo di eccessi e ruberie, costruisce una grande vita intorno a sè. È vitalissimo, libero e anticonformista, ha una capacità di loquela straordinaria, è bellissimo interpretarlo».
Dopo una ripresa dello spettacolo a gennaio, tornerà in scena anche con L'invenzione della solitudine di Paul Auster, Italy con Gianmaria Testa e Genteinattesa - Il precario e il professore «che ho scritto e in cui sono protagonista con un giovane cantautore, Piero Sidoti. Poi vorrei tornare a dedicarmi un po’ al cinema, ne sento la mancanza».
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