Beckett e disabilità: così la periferia s’illumina

15 Settembre 2022

Sul palco del teatro “Nell’immediato” a Pescara Mambella e Oliva con tre giovani attori speciali in “Aspettando il finale”  

PESCARA. La messinscena dei più deteriori istinti umani affidata ai movimenti e al parlare di alcuni ragazzi disabili, per riflettere il lato oscuro dell’esistenza di ognuno. Frammenti di universalità beckettiana riportata nel conflittuale e potentemente vivo nuovo spazio-non spazio di periferia del Teatro Immediato di Edoardo Oliva tornato ad agire e sognare nel quartiere di San Donato a Pescara. La nuova produzione “Aspettando il finale” da Samuel Beckett interpretato da Vincenzo Mambella e Edoardo Oliva, Compagnia Teatro Immediato, va in scena da domani, venerdì 16, a domenica 18 settembre alle 21 nel piccolo anfiteatro antistante il nuovo spazio “Nell’Immediato-Enzo Spirito”, in Via Nenni 5 (ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria al numero 3515466681).
Il lavoro diretto da Oliva, scenografia di Francesco Vitelli, è frutto di un progetto di teatro inclusivo realizzato grazie al sostegno dell’amministrazione comunale, partecipano oltre a Gianna Camplone presidente dell’associazione di volontariato Diversuguali, anche alcuni ragazzi disabili – Giampaolo Di Carlantonio, Mattia Mucci e Martina Amicone provenienti dall’esperienza di teatro inclusivo svolta all’Alberghiero De Cecco – provetti in più discipline artistiche.
Un corto circuito tra realtà e finzione, abilità e disabilità, lingua e dialetto locale, centro e periferia, alto e basso. Secondo l’idea dello stesso Oliva, direttore artistico del teatro, con il progetto si darà vita a una umanità varia, utilizzando ancora una volta il teatro per comporre le frammentazioni del vivere comune nei suoi contrasti più vividi ed eclatanti come può essere la diversità tra abilità e disabilità. «Gli attori», racconta il regista interprete, «realizzeranno un laboratorio con alcuni disabili. Si cercherà di utilizzare la disabilità in chiave poetica, e non retorica, tendendo a una nuova possibilità di dialogo. Lo spazio “Nell’Immediato” peraltro è collocato all’interno di uno stabile destinato in passato dal Comune di Pescara proprio a nuclei familiari di disabili». Un’intuizione e una nuova scommessa per un teatro alla ricerca di una nuova dimensione, nuova identità , nuove possibilità di interazione “immediata” con il luogo dopo quasi dieci anni dall’abbandono forzato della storica sede di via Gobetti (ex quartiere marinaro a nord del porto canale di Pescara) e comunque nell’arco di quasi vent’anni di ricerca del gruppo pescarese errante per anni tra Spazio Matta, Città Sant’Angelo, teatro Marrucino, auditorium Petruzzi fino al teatro monumento D’Annunzio per la penultima stagione estiva targata Emp.
Dal maggio scorso nella nuova “casa” avuta in locazione dal Comune al limitare di un quartiere complesso e periferico come San Donato, «un nuovo spazio ideale-non spazio dove poter esprimere le molte anime finora vissute e quelle ancora tutte da vivere e condividere con un pubblico che nell’alternanza delle sorti mai è venuto meno alla partecipazione», sottolinea l’attore e regista pescarese. Dunque la rinascita dalle proprie ceneri con la scelta, di straordinaria attualità, del “Maestro e Margherita” di Bulgàkov.
Ora Beckett e i suoi frammenti di teatro essenziale, impietoso, universale. «Beckett», considera lo scrittore Vincenzo Mambella, «mette in scena senza pietà e indulgenza i più deteriori istinti umani, trasversali a qualsiasi ceto e condizione sociale. E se a rappresentarli sono coloro che dovrebbero, più di altri, aver maturato il bisogno di una socialità priva di conflittualità e ricca di sensibilità, comprensione ed altruismo, ecco che la scintilla che deriva da questo contrasto, illumina lo specchio che riflette il lato oscuro dell’esistenza di ognuno, quello, cioè, di un parossistico individualismo che ci rende ciechi. E quei pochi momenti di felicità, inventata da qualsiasi banale motivo, un biscotto, una speranza vana, un elemento della natura, una musica, paradossalmente, anziché essere di conforto, mettono ancora più in risalto l’urgenza di porre fine all’inganno che ci perpetriamo per continuare ad aspettare il finale».
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