Benvenuti è l’Avaro di Molière domani al Comunale di Teramo

TERAMO. L’immortale classico di Molière “L’avaro” in scena a Teramo nell’edizione adattata e diretta da Ugo Chiti con Alessandro Benvenuti nel ruolo di Arpagone. Lo spettacolo, sesto della stagione...
TERAMO. L’immortale classico di Molière “L’avaro” in scena a Teramo nell’edizione adattata e diretta da Ugo Chiti con Alessandro Benvenuti nel ruolo di Arpagone. Lo spettacolo, sesto della stagione di prosa di Acs e Riccitelli, è in programma al Teatro Comunale di Terano domani sera alle ore 21, con replica in doppia recita (alle 17 e alle 21) venerdì 15.
In “L’avaro” (L'Avare ou l'École du mensonge), commedia in cinque atti del 1668 di Jean-Baptiste Poquelin in arte Molière, s'intrecciano argutamentente molteplici temi: la taccagneria estrema, l’avidità di denaro, gli equivoci sentimentali e i matrimoni combinati, il lusso eccessivo, il gioco d'azzardo. Il tutto concentrato in un’unica giornata nella casa di Arpagone a Parigi, spaccato sociale oltre che familiare. Nella prima rappresentazione il vecchio vedovo taccagno e tirannico, padre di Cleante e Elisa e innamorato di Marianna, fu interpretato dalo stesso Molière.
In questa versione firmata da Chiti, e prodotta da Arca Azzurra, il mattatore Alessandro Benvenuti è il protagonista, affiancato in scena da Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti. Ricerca e realizzazione costumi Giuliana Colzi, luci Marco Messeri, musiche Vanni Cassori, aiuto regia Chiara Grazzini. Durata dello spettacolo 2 ore e 15 minuti, intervallo compreso. Arpagone è un capofamiglia bislacco, circondato da un intrico di servi e di innamorati. L’avaraccio usa tutto e tutti, figli compresi, per accumulare denaro. Ecco allora progetti di matrimoni, amori segreti, equivoci, prestiti al limite dell’usura. E un furto clamoroso di diecimila ducati d’oro. Quando Arpagone viene derubato l’avarizia cessa di essere spunto farsesco, aprendo la strada a una più profonda analisi della psiche umana. Spiega Ugo Chiti nelle note di regia: «Il nostro “Avaro” occhieggia a Balzac senza dimenticare la commedia dell’Arte, intrecciando ulteriormente le trame amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux. Contaminazioni a parte, Arpagone resta personaggio centrale assoluto. Mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale, qui si accentuano alcune implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono più rimandi al contemporaneo».
Anna Fusaro
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