Boom di legumi in Abruzzo Ceci, produzione raddoppiata

28 Gennaio 2016

PESCARA. Aumenta, anzi raddoppia, la produzione di ceci, pressocchè stabile quella delle lenticchie e buone performance per i fagioli. In Abruzzo è un boom di leguminose a inaugurare l’anno...

PESCARA. Aumenta, anzi raddoppia, la produzione di ceci, pressocchè stabile quella delle lenticchie e buone performance per i fagioli. In Abruzzo è un boom di leguminose a inaugurare l’anno proclamato dall’Onu Anno internazionale dei legumi, la cui coltivazione è spesso concentrata nelle zone interne con benefici effetti sulla salute del consumatore in quanto questi preziosi alimenti contribuiscono ad abbassare i livelli di colesterolo e, uniti ai cereali, forniscono all'organismo delle proteine complete.

I legumi, con particolare riferimento a ceci, fagioli e lenticchie, sono infatti una delle componenti fondamentali della dieta mediterranea e una parte importante della tradizione alimentare italiana. «In questo contesto», spiega Coldiretti Abruzzo, «si sta sviluppando il coordinamento di iniziative ed eventi da parte italiana, in modo da rafforzare le sinergia tra l'Italia (intesa come sistema paese) e l'Onu. Questo consentirà, tra l'altro, di promuovere colture che rappresentano una specificità tutta italiana, sfruttando la risonanza data da Fao e Onu a tale specifico tema».

Purtroppo l’Italia risulta particolarmente dipendente dall’estero per i legumi secchi, avendo importato nel 2014 302 milioni di chilogrammi di legumi secchi.

A conferma di questo nuovo “appeal” dei legumi, basta pensare che in Abruzzo negli ultimi cinque anni è pressoché raddoppiata la produzione di ceci, che sono passati da 8.675 a 16.600 quintali e da 464 a 941 per numero di ettari coltivati. E’ aumentata anche la produzione di fagiolo, che è passato da 4.686 quintali a 5.415 quintali prodotti (e da 187 ettari nel 2010 a 197 del 2015), mentre è rimasta invariata la produzione di lenticchie (tra cui si annovera la pregiata specialità di Santo Stefano di Sessanio), che sono pari a 160 quintali coltivati su una superficie di 20 ettari concentrati soprattutto nella provincia aquilana.

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