Cantalini: «La censura sul Circeo? Noi giovani vogliamo sapere»

Il 19enne attore aquilano è Pik nel film “La scuola cattolica” «Jasmine Trinca è stata materna. Mi ispiro a Jack Nicholson»
L’AQUILA. «Il provvedimento di censura? Da una parte ne sono quasi contento perché ha avuto l’effetto contrario a quello voluto, spingendo al cinema tanti giovani che altrimenti non avrebbero visto il film, gente che ha voglia di conoscere una pagina nera della cronaca italiana». Alessandro Cantalini commenta al telefono col Centro il divieto ai minori di 18 anni che ha colpito “La scuola cattolica”.
Nel controverso film di Stefano Mordini sull’efferata violenza passata alle cronache come massacro del Circeo, tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati vincitore dello Strega 2016, il giovanissimo e talentoso attore aquilano impersona “Pik” (Picchiatello) Martirolo. Un personaggio complesso e impegnativo, fragile ma pronto a esplodere, elettrico nella convincente interpretazione di Alessandro Cantalini. Pik frequenta nel 1975 in un quartiere “bene” romano, insieme ai futuri violentatori e assassini, un istituto superiore maschile, scuola privata cattolica. Verso sua madre, bellissima ex attrice interpretata da Jasmine Trinca, nutre amore-odio, specie dopo averne scoperto la relazione di letto con un compagno di scuola.
Alessandro, a 19 anni sul tappeto rosso della Mostra di Venezia. Che sensazioni ha provato e come ha vissuto l’esperienza di un set ricco di attrici e attori importanti?
«A Venezia è stato tutto molto emozionante e anche surreale, a 19 anni fa uno strano effetto. Sul set ho conosciuto solo Jasmine Trinca, avendo diverse scene con lei, e Valentina Cervi. Poi a Venezia ho conosciuto tutti gli altri, tranne Riccardo Scamarcio. Mi ha colpito Valeria Golino, una persona di una sensibilità unica, molto empatica».
Com’è stato recitare con Jasmine Trinca?
«Il rapporto madre-figlio l’ho molto sentito con lei. Jasmine è un colosso del cinema italiano, ha vinto tantissimi premi, due David di Donatello, Nastri d’argento, Globi d’oro. Nonostante questo è una persona dolce, che ti mette a tuo agio e ti dà una mano. È come se fosse stata veramente mia madre sul set».
Quanto è stato difficile interpretare Pik?
«Pik soffre la mancanza di comprensione da parte degli altri, ha voglia di farsi accettare. La cosa più difficile da interpretare è stato il contrasto in lui tra luce e ombra. Contrasto presente in tutti i personaggi del film, in alcuni prevalgono le ombre più scure. Lui ha la tendenza a fare il pagliaccio insieme a una profonda serietà, nei suoi occhi ci sono la rabbia e il desiderio di farsi accettare. Pik è parzialmente autistico e a quell’epoca era molto più difficile farsi accettare».
Quando ha iniziato a recitare? Altre passioni?
«Avevo 5-6 anni, al teatro Zeta di Manuele Morgese all’Aquila. Poi, sempre nella mia città, ho studiato recitazione con Roberta Sciortino al Paq Center, e dopo allo Smo Lab di Pescara con Giampiero Mancini. Adesso studio con Barbara Chiesa della Tnt Company a Roma. Mi piace anche disegnare, realizzo cartoni animati a livello amatoriale».
Un lavoro di rilievo, prima del film di Mordini, è stato l’impegno nella serie-tv Rai “L’Aquila grandi speranze” diretta da Marco Risi. Cos’ha significato recitare in una fiction sulla sua città dopo il terremoto?
«Pure lì ero molto emozionato, spero di aver reso onore alla città. Ero molto giovane, avevo 15 anni. La serie è ambientata un anno dopo il terremoto. Ho vissuto direttamente il sisma, avevo 7 anni, ero lucido e consapevole di quello che stava accadendo, ma l’ho vissuto pur sempre da bambino. Nel film ho invece dovuto restituire la visione di un ragazzo di 15 anni, quindi con un’ottica più matura. È stato un salto temporale emozionante».
A quali attori si ispira, ha qualche modello?
«Mi piacciono Jack Nicholson, Jim Carrey, Cameron Monaghan (Joker nella serie “Gotham”, ndc), ma anche Charlie Chaplin, James Cagney. Mi identifico con lo stile di recitazione americano, per l’uso del corpo, la teatralità».
Prossimi progetti?
«Mi sono diplomato al liceo linguistico Cotugno, spero di iscrivermi all’università e anche di portare avanti la passione per il disegno. Sto pensando a qualcosa sul disegno animato o un percorso umanistico che possa aiutarmi nel mestiere di attore, come psicologia o filosofia».