Capossela a Pescara «Porto in scena Polvere e Ombra»

PESCARA. Vinicio Capossela sarà in concerto, il 9 agosto, al Teatro D’Annnunzio di Pescara. Il concerrto, una tappa del Canzoni della Cupa Tour che prende il nome dal suo nuovo album, avrà inizio...
PESCARA. Vinicio Capossela sarà in concerto, il 9 agosto, al Teatro D’Annnunzio di Pescara. Il concerrto, una tappa del Canzoni della Cupa Tour che prende il nome dal suo nuovo album, avrà inizio alle ore 21. I biglietti sono già in vendita sul circuito TicketOne e CiaoTickets. Ecco i prezzi: poltrona numerata, 57,50 euro; gradinata non numerata, 43,70 euro.
È un lavoro «su un bene comune», dedicato «a un patrimonio che ci appartiene profondamente, quello di quella parte di Italia su cui la storia è passata senza scalfirne gli animi». Così Capossela descrive “Canzoni della cupa”, il doppio album che è un viaggio nel mondo folclorico e rurale, di cui il cantautore ricostruisce in musica il lato esposto al sole - nel disco “Polvere” - e restituisce la parte avvolta dalla luce lunare nella sezione dedicata all’Ombra.
Per presentarlo, il 51enne cantautore nato a Hannover in Germania da genitori irpini, ha scelto, nei giorni scorsi a Milano, un luogo abbandonato da anni e restituito recentemente, dai volontari del Fai, allo sguardo dei milanesi, che ogni giorno ci passano accanto frettolosamente uscendo dalla metropolitana: l'Albergo Diurno Venezia, il centro servizi per viaggiatori nascosto nel sottosuolo «un luogo di polvere e di ombra», lo descrive così Capossela, «in cui ogni oggetto rimanda a una diversa fruizione del tempo» e che in questo ha molto in comune con l'album.
Le “Canzoni della cupa” affondano, infatti, «in quella che gli antropologi chiamavano la cultura della terra, un patrimonio che ci regala meraviglia e inquietudine, dove si entra da clandestini e dove l'ombra», racconta Capossela, «rende perigliosi i passi». È questo, aggiunge, «ciò che succede nella nostra tradizione folclorica, un luogo che ci appare familiare ma che è pieno di cose che ci inquietano».
Avvicinarsi a questa musica è stata un'esperienza totale, lunga 13 anni: il disco infatti ha preso le mosse nel 2003 a Cabras, nel golfo di Oristano, in una natura polverosa come quella delle terre dell'Irpinia, dove è proseguito il lavoro di scoperta delle musiche popolari. Se lo spunto iniziale è stata l'attrazione per il folk di Bob Dylan, Capossela è poi andato alla ricerca di una sua chiave per esplorare il genere e il mondo che sottintende, scoprendo così l'opera del pugliese Matteo Salvatore. Con lui e la sua lingua «aguzza come le pietre», è entrato in un mondo«di storie di soprusi e di ingiustizie». Poi è passato a quel giacimento di storie di piccole comunità raccontate in sonetti, tra arguzie, storie d'amore, serenate d'ingiurie e cori militari. Da qui sono nate le ballate registrate nel 2003 con una formazione scarna (due violini, un cimbalo, un contrabbasso e la voce accompagnata dalla sua chitarra) mentre le canzoni più autorali sono state riversate, undici anni dopo, nella sessione “Ombra”, ricca di riferimenti al sacro, registrata in uno studio mobile che ha accolto ospiti come Giovanna Marini, i Calexico, i Los lobos, Flavo Jimenez. Doppio il disco, doppio il live: all'aria aperta, nella stagione calda, il concerto estivo denominato “Polvere”. Nel chiuso dei teatri, in autunno, il concerto denominato “Ombra”. Dopo la prima data, il 28 giugno all’Auditorium Parco della musica di Roma, tappe in tutta Italia con chiusura il 4 settembre all'Home Festival di Treviso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA