Carmine Di Marco: la fisarmonica ha suonato la musica della mia vita

21 Gennaio 2018

Il maestro di Capistrello racconta la storia di una passione che l’ha portato a collaborare con i grandi «Da Morricone a Tornatore e Bellocchio, la mia carriera con uno strumento dimenticato in Italia»

La sua passione per la musica lo ha portato a suonare davanti a Ennio Morricone e papa Ratzinger. Carmine Di Marco, compositore e musicista, è partito da Capistrello ed è arrivato con la sua musica fino a New York e all'università della Virginia dove oggi studiano le sue composizioni. La passione per la musica, la padronanza dello strumento e poi il successo.
Come è iniziato questo suo amore per la composizione e per la fisarmonica?
Partendo dalla fisarmonica mi sono scoperto poi compositore e mi sono laureato nel 1998. Aveva una grande passione per l'armonica a bocca e l'ha sempre suonata. A 12 anni ho iniziato a studiare con Fernando Santirocco anche se malvolentieri, diciamo solo per non deludere mio padre. Dopo un paio di mesi mi dissero che dovevo andare al conservatorio e studiare composizione e direzione d'orchestra. Mia madre raccolse con gioia questo consiglio e mi mandò a studiare da Angelo Cardinali di Cassino, due volte campione del mondo di fisarmonica, e pian piano mi appassionai anche io alla fisarmonica.
Partire da Capistrello e arrivare al fianco di un premio Oscar non deve essere stato facile: quali ostacoli ha trovato e quante volte ha pensato di dire addio?
A mio padre, subito dopo aver iniziato a suonare, dissi che volevo fare l'ingegnere, anche se avrei imparato a suonare la fisarmonica. Ero molto introverso, poi la musica mi ha cambiato la vita. Studiavo fino a 10 ore al giorno la fisarmonica ed ero interessato al lavoro compositivo, volevo analizzare sempre la musica che suonavo. Su una rivista, Strumenti e musica, c'era un bando di concorso per composizione: ho cercato di mettere su un pezzo e ho inviato la partitura. Senza pretese. Il mio maestro mi aveva sconsigliato di farlo. A gennaio del 1984 dalle edizioni musicali Berben di Ancona mi inviarono una lettera e mi dissero che avevo vinto. Ben 40 musicisti avrebbero suonato il mio pezzo. Chiuso questo episodio, ho avuto un periodo di crisi. Ho iniziato a regredire. Non avevo più voglia di suonare. Ho iniziato a lavorare alle Poste a Roma mentre, da solo, continuavo a comporre. Quell’anno mi ha fatto riflettere molto.Non stavo bene e così ho deciso di farmi licenziare e di diventare un compositore. I miei non erano d'accordo, ma poi a 20 anni ho iniziato il percorso in conservatorio, prima all'Aquila e poi a Roma. Ho aperto una scuola a Capistrello con 50 allievi. Ho studiato con gli allievi di Goffredo Petrassi e lì ho trovato i maestri Ivan Bandor e poi Claudio Anniballi.
Negli ultimi anni la musica popolare è tornata alla ribalta e addirittura ci sono regioni come la Puglia che intorno ci hanno creato un business. A cosa è dovuto tutto questo?
E' accaduto ciò che ci aspettavamo. Negli anni Settanta i ragazzi a tutto pensavano tranne che alla fisarmonica. Erano legati ai Beatles, a De Andrè a Dalla. Io alla fisarmonica ho iniziato a credere proprio perché volevo valorizzare questo strumento in Italia bistrattato, mentre in Russia molto considerato, addirittura più del pianoforte. Con la composizione d’avanguardia, i giovani hanno iniziato ad apprezzare lo strumento, a conoscerlo meglio e ad appassionarsi. Io sono stato il primo compositore a scrivere musica per fisarmonica e orchestra sinfonica. Anche gli insegnanti hanno iniziato a essere specialisti e a sfornare allievi preparati. Tutti i compositori del mondo sono partiti dalle loro radici, hanno studiato e poi hanno permesso ai ragazzi di conoscere, apprezzare e contribuire al successo popolare dello strumento.
La Puglia ha dato un'impennata alla fisarmonica. L'Abruzzo ha il suo Saltarello che pian piano stanno riscoprendo in molti: quale strada bisognerebbe percorrere secondo lei per farlo conoscere e apprezzare?
Bisogna dire innanzitutto che una fisarmonica costa molto, almeno 5mila euro. E' stato il maestro Bio Boccosi a lanciare l'organetto, sicuramente più economico. E' stato un grande successo e i ragazzi di ora ne vanno pazzi. Io stesso, nel mio festival, ho lanciato anche una sezione dedicata all'organetto. Addirittura un ragazzo è arrivato con l'organetto e ha suonato la musica celtica. E' uno strumento che sta andando perché ha molte potenzialità. Abbiamo apprezzato la sua natura popolare e il suo fascino, bisognerà continuare a valorizzarlo. Quando arrivai a Roma nel 1997 mi chiamarono in conservatorio e mi chiesero di suonare l'organetto diatonico nel "Pianista sull'oceano", il film di Giuseppe Tornatore. Inizialmente non volevo farlo, poi i miei amici e i miei insegnanti mi convinsero. Mi ha chiamò Morricone in persona e da quel giorno siamo diventati amici con il figlio Andrea e con la famiglia.
A Capistrello, paese che le ha dato i natali, per anni è stato il direttore artistico del Festival della Fisarmonica: cosa ha significato questo per lei e che impegno le ha richiesto?
Come tutti sono molto legato alle mie radici. In Abruzzo non mi chiama nessuno, ma Capistrello mi ha sempre osannato. Partendo da questa mia idea del concorso nel '94 nacque tutto. Mi chiamò Uno mattina e iniziò a interessarsi al festival. Per 10 anni ho fatto tanti passaggi televisivi con i miei musicisti. I riflettori della Rai si sono accesi su Capistrello. Da quel momento in poi, fino al 2011, siamo andati avanti. Poi, con la crisi, ci sono stati problemi. Sono riuscito a far parlare di Capistrello tutto il mondo e a far arrivare personaggi importanti come Bellocchio, Morricone e tanti altri.
Nella sua vita ha avuto decine di collaborazioni, con Morricone e con altri artisti eccellenti. Il suo ricordo più bello?
Il contatto con Morricone è quello che non dimenticherò mai. Quando Ennio, un dio della musica, mi chiamò mi sono sentito privilegiato. Tutto è nato per un interesse artistico reciproco. Con Andrea abbiamo un rapporto di amicizia perché ha trovato in me una persona onesta. E poi il mio maestro Vandor che mi ha dato tutto e mi ha insegnato tutto. Poi ovviamente Amedeo Goria, che ha condotto anche il Festival di Capistrello, come Luca Giurato, Monica Maggioni, oggi a capo della Rai. Ho suonato davanti a Napolitano e papa Ratzinger. Sono riuscito a portare al concerto di Natale 2011 la musica della fisarmonica e accostarla a quella sinfonica. La passione mi ha spinto a dedicare la mia vita alla musica e la critica mi ha riconosciuto come l'artista più rappresentativo vivente del mio genere.
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