Castelli celebra i grandi della ceramica

Oltre 250 opere di maestri e allievi: dai tavelloni del 1954 alla reinterpretazione della Cappella Sistina della maiolica
CASTELLI. Oltre un secolo di storia dell’arte ceramica ripercorsa nei suoi stili, poetiche e contaminazioni attraverso le creazioni di maestri e giovani allievi che hanno reso celebre nel mondo la scuola d’Arte di Castelli, alle pendici del Gran Sasso. Un centro montano nel quale l’arte ceramica, famosa in tutto il mondo, fonda le sue radici ben quattro secoli fa. E’ un invito a godere della bellezza, e nello stesso tempo un grido di allarme, quello che è emerge dalla mostra “La tradizione del futuro”, inaugurata domenica per celebrare i 110 anni della scuola d’arte. Resterà aperta fino al 3 settembre – dalle 9 alle 19 con ingresso libero – nei locali del Liceo artistico “F. Grue”.
Le oltre 250 opere di 80 autori, maestri e allievi a loro volta divenuti maestri della scuola d’arte di Castelli, fondata con regio decreto nel 1906, sono state collocate in un percorso che si snoda nei laboratori, ripensati per l’occasione come suggestive sale espositive.
I lavori oggi assumono un’importanza e un significato particolari perché la comunità di Castelli che ha circa 1.200 abitanti, in testa i giovani, puntano sulla ceramica, unica risorsa del paese con le 46 fabbriche e botteghe artigiane collegate anche se una quindicina sono inagibili per il sisma, per sconfiggere la paura del terremoto e la crisi che ha portato con sé.
«Questa mostra – ha spiegato l’ideatore Domenico Verdone - mette in evidenza le tante sfaccettature dell’arte ceramica. Ma c’è un filo rosso che rappresenta il passato e il futuro di Castelli: dall’artigianato di bottega tradizionale che qui ha una storia secolare, alla fabbrica attrezzata e moderna, l’arte ceramica ha sempre avuto un rapporto diretto o mediato con la Scuola, una scuola che ha saputo tramandare le conoscenze e innovare tecniche e stili. Senza la scuola, l’artigianato di Castelli non sarebbe stato la stessa cosa, perché è stata determinante per la trasmissione del sapere ai giovani, che rappresentano il presente e il futuro non solo dell’arte ceramica, ma del nostro territorio, come quello di tutte le aree interne».
Prima stazione del viaggio attraverso le policromie e le forme frutto del talenti castellani, il Terzo cielo, spettacolare opera figurativa degli artisti e docenti Guerrino Tramonti, Arrigo Visani e Serafino Mattucci: 285 tavelloni di maiolica realizzati nel 1954 e che fu presentato e premiato alla triennale dell’artigianato di Milano. E poi un omaggio e una reinterpretazione in chiave contemporanea dello splendido soffitto maiolicato della piccola chiesa di San Donato di Castelli, che rappresenta uno dei più significativi apporti della cultura abruzzese del primo Seicento e definita dallo scrittore Carlo Levi, la Cappella Sistina della Maiolica.