Caterina: «Mangiare insieme è la ricetta più afrodisiaca»

26 Maggio 2016

Eros e cibo nel nuovo romanzo della scrittrice abruzzese Caterina Falconi «Basta coi piatti elaborati, pure la pietanza scaldata al microonde aiuta l’amore»

di Jolanda Ferrara

«Il sogno proibito di una scrittrice inabile ai fornelli? Pubblicare un'intervista su una blasonata rivista di cucina!». Caterina Falconi lo ammette, non sa cucinare e non è ossessionata dal cibo (ma apprezza le ghiottonerie della cucina teramana: ravioli dolci, spaghetti alla giuliese, le istituzionali Virtù del primo maggio e la pizza dolce). Così, con ironia affilata, auspica per sé e per la sua ultima fatica letteraria, l'ebbrezza della terza pagina su una prestigiosa testata gourmande. “Cattiva cucina e sesso catastrofico”, titolo vivace quanto la sua prima uscita, nei giorni scorsi, al Salone del Libro di Torino.

“Cattiva cucina...” è un romanzo di 97 pagine curatissimo nella lingua, che dà il benvenuto all'esordiente collana Apnea (Echos Edizioni, Torino) dedicata a storie erotiche psicologicamente spinte in profondità, sofisticate, che guardano l'eros da una prospettiva mai scontata. In realtà, precisa l'autrice giuliese (figlia dell'artista Gigino Falconi), la tematica sottesa allo stile faceto e grottesco, è il legame tra sesso e cibo, tra cucina e amore. Cattiva cucina e sesso disfunzionale ovvero psicopatologia della camera da letto. Il tema del cibo sembra essere irrinunciabile: qui è il sale del racconto comico/erotico.

«Probabilmente», dice, «il tema del cibo è sfruttato, ma ineludibile, perché intimamente intrecciato a quello del piacere, e della parola, attitudini prettamente umane che trovano nella bocca (mirabilmente definita nella prefazione di Valerio Varesi organo anfibio ndr) una collocazione comune».

Falconi, la scrittura come forma di rivalsa nei confronti dei masterchef dell'ultima ora?

«In effetti l'intenzione affiorante, mentre digitavo la prima sillaba del manoscritto, era quella di vendicarmi affettuosamente dei tanti bravi scrittori/bravi cuochi che intasano le loro pagine di ricette strepitose, arrosti impeccabili, primi piatti addirittura belli. Come potevo esimermi dal contrattacco io che, tutt'al più, condisco i maccheroni con un sugo pronto. Le mie storie nascono irriflessivamente, scrivo sempre sul filo dell'inconscio. Con la voglia, ammetto, di captare lettori speciali, con cui colludere».

Quanto c'è di personale nelle storie che racconta?

«C'è molto di autobiografico, ma a livello profondo. Come dicevo a un mio amico psicoanalista, Cattiva cucina e sesso catastrofico è l'arena immaginaria in cui ho schierato tutti i miei demoni perché si affrontassero. Ed è anche un libro spregiudicato che chiude la fase comica della mia produzione. Scrittura e vissuti sono strettamente correlati in me, perciò è possibile che questo mio ultimogenito scabroso e scanzonato stia annunciando un cambiamento».

Protagonista di “Cattiva cucina...” è una coppia (etero) di scrittori. Si incontrano una volta al mese in un monolocale. Il primo che arriva cucina. L'altro si stende nudo sul letto e funge da tavolo. Il cuoco lo imbandisce, lo imbocca, gli mangia addosso e decide come faranno l'amore. Quanto c'è della vita reale in tutto questo?

«Questo romanzo è un pot-pourri dei miei trascorsi abbagli sentimentali e delle catastrofi sessuali in cui sono ruzzolata, mescolati a elementi di fantasia. Le storie sono inventate ma le dinamiche sottese riproducono incastri e sventure patiti, e una recente schiusa a un'amicizia amorosa lieve e consapevole. Nel romanzo c'è un po' di beffarda ritorsione verso chi, in passato, mi ha tenuta in cattività, ignorando che l'amore è fatto invece di piccole attenzioni reciproche, di libertà e condivisione. Come sminuzzare il pane e immergerlo in un'unica ciotola per fare colazione assieme».

La cucina assume un ruolo psicologico nel romanzo, è il fil rouge della vicenda.

«Proprio così. I due si incontrano, mangiano assieme e si scambiano aneddoti su piatti particolarmente malriusciti (comunque piatti semplici e rapidi come gli spaghetti al pesto) e storie incentrate su perversioni sessuali tutto sommato innocue, con l'intento di scrivere un libro assieme. Lo fanno sistematicamente, aggregando le narrazioni attorno a nuclei tematici che ripropongono la successione dei pasti in una giornata. Iniziano dalla colazione e finiranno con il brindisi del dopocena. Ogni racconto è incentrato su un piatto, una portata. La scelta della cucina è anche la trasposizione della scrittura come preludio al sesso tra scrittori. Che non possono fare a meno di anticiparlo nei loro libri e di raccontarlo ancora, dopo».

Di quali cibi lei è più golosa?

«Mi piacciono molto le cose che i bimbi apprezzano: patatine fritte, gelati, budini e tutte quelle magnifiche schifezze che i salutisti definiscono cibo spazzatura».

Quali cibi considera afrodisiaci?

«Afrodisiaco è mangiare assieme parlando fitto, sottovoce, anche un piatto scaldato al microonde, prima di rotolare sul letto per fare l'amore come se non ci fosse un domani. Perché, in fondo, il domani non esiste, è solo ipotizzabile».

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