Cerrone: creo gioielli per la Streisand ma ho sempre l’Abruzzo nel cuore

1 Ottobre 2017

L’artigiano di Mozzagrogna emigrato a 11 anni in Australia dove è diventato una star internazionale «Adesso mi chiamano il re dei diamanti ma potevo essere un contadino come mio padre»

«Sì, mi chiamano il re dei diamanti. Ma non è questo che mi interessa. Posso dire di aver avuto la fortuna di fare quello che mi piace, con questo lavoro mi sono realizzato. Quarantacinque anni fa, quando sono partito, non avevo programmi, potevo essere un contadino come mio padre. La fame, la neve, la forza di volontà, mi hanno aiutato a combattere. Emigrare non è stato un male, ma una sfida, è così che si cresce».
Nicola “Nick” Cerrone, nato a Mozzagrogna e vissuto in campagna a Villa Martelli, emigrato in Australia a undici anni con la famiglia, è il gioielliere di fiducia di Barbra Streisand e di molti altre vip, come Claudia Schiffer, Célin Dion, la regina d'Irlanda e quella del Giappone. Ma non si dà le arie per questo. Piuttosto si gode l'abbraccio della sua Lanciano dove è tornato, per i festeggiamenti della Madonna del Ponte, dove, il 13 settembre scorso, è stata la star della sfilata di gioielli, moda e musica “Passione 2017. Abruzzo nel cuore”, un messaggio di bellezza e coraggio all'Abruzzo piegato dalle calamità, ma che non si spezza. Una serata voluta e organizzata da Nick con i cugini Debora e Tiziana Cerrone, e Aldo Cacchione, stilisti di gioielli, in collaborazione con Valagro e Walter Tosto.
Life is precious”, la vita è preziosa, recita il suo biglietto da visita. L'Abruzzo è la sua fonte di ispirazione?
«L'Italia è il mio nido, a Lanciano mi sento molto tranquillo. Mi mancava, non ci tornavo da dieci anni. Quando sono in giro per il mondo per acquistare diamanti, vedere cosa fa la concorrenza, e passo per l'Europa, non posso non fermarmi qui. L'Italia mi ispira. Ho lasciato l'Abruzzo a 11 anni ma mia madre ha messo nella valigia la statuetta della Madonna del Ponte. Ce l'abbiamo ancora dopo tanti anni, in cucina».
Delle sue origini contadine si dice fiero, qual è il primo insegnamento che ne ha ricevuto?
«Mio padre era un contadino e mi lasciava fare ogni cosa, aveva una mente libera e così sono cresciuto. E' stata quella la mia scuola per superare gli ostacoli nella vita. Devi saper seminare e curare l'orto per avere i tuoi frutti. E' la regola numero uno del business, io ce l'ho nel mio Dna: essere un bravo contadino, che sa cercare l'acqua per innaffiare le sue piante. La volontà di farsi le cose da sé».
Chi sente di dover ringraziare, oltre la sua famiglia?
«Senz'altro il maestro dal quale ho appreso il mestiere, Fischer, tedesco trapiantato in Australia. Un tipo all'antica, preciso, severo, mi bacchettava. Mi ha lasciato la sua attrezzatura professionale, che conservo con grande onore. Se sbagliavo due volte il lavoro, la colpa era mia. Non lo dimentico per la severità, anzi lo benedico. La passione in quel che fai ti aiuta a superare i momenti difficili e i concorrenti».
Com'è cambiato nel tempo il suo modo di lavorare?
«In 45 anni siamo ancora legati all'artigianalità, al fatto a mano. Oggi la rivoluzione tecnologica è mondiale e devi saperla usare. Si tratta di gioielleria di alta precisione, non commerciale. Noi realizziamo preziosi partendo da un pezzo di oro solido, difficile da produrre in serie. Il tempo di lavorazione è il nostro valore aggiunto, i nostri pezzi non sono mai uguali l'uno all'altro. E' come seminare la terra e raccogliere i frutti. Il businessman conta solo i soldi, noi invece come il contadino, non guardiamo il tempo impiegato. Venti, trenta ore, non fa differenza, vogliamo il risultato anche con le lacrime agli occhi. Un po' come Michelangelo con la Cappella Sistina, senza orario. E' normale che un prodotto unico artigianale costa di più, c'è il lavoro dell'uomo».
Si sente un po' artista?
«Non guardo l'orologio, mi interessa la magia, la bellezza, il feeling di ciò che sto realizzando. I Vip amano tutto questo, rispecchia il loro modo di essere, loro sono molto legati ai gioielli innovativi per celebrare i momenti importanti».
La star a lei più affezionata?
«Una per tutte, Barbra Streisand, innamorata dell'Italia follemente. Mi ha sempre detto del suo desiderio di incontrare il Papa. Tutti i Vip amano l'Italia e il made in Italy. Questa è stata la mia fortuna, mi ha aperto le porte. L'Italia è amore per il cibo, la moda, la musica, è lifestyle, colori, profumi. A Lanciano c'è la vera Italia: caffè, passeggio, tranquillità, è il motivo per cui amo ritornarci. Qui i miei nipotini girano di sera senza paura di violenza».
Cosa pensa della crisi italiana, e come guarda all'Abruzzo?
«In Abruzzo avete tutto, mare, montagna, bellezza della gente, c'è la gente più ricca d'Italia. Durante il G20 in Australia, Matteo Renzi ha detto che il popolo italiano si lamenta sempre, ha la bicicletta ma non vuol pedalare. Il problema è che in Italia si vive bene, bisognerebbe andare in India o in Africa per capire come si vive diversamente».
E’ andato a Roma da Papa Francesco, all'udienza del mercoledì. Cosa vi siete detti?
«Ho spiegato che sono italiano emigrato in Australia, ho detto che quel Paese lo aspetta, ha bisogno di una sua visita prima o poi. In Australia ci sono gli aborigeni e vanno aiutati, conosciuti. Dobbiamo pensare sempre a fare del bene, aiutare i giovani e crederci».
Con sua moglie Carmela e sua figlia Desiree ha aperto quattro boutique in Australia, i suoi cugini a Lanciano tengono alta la tradizione orafa di famiglia. Il prestigio della vostra attività vive dello scambio di esperienze e di ispirazioni reciproche: strategia o modo di essere?
«E' esattamente quello a cui tendo, lo scambio tra i due mondi, l'Italia e l'Australia, nel vantaggio reciproco. L'Australia è un continente che sta nascendo, è ricco di minerali, dalle miniere di Argyle si estrae il diamante rosa, unico al mondo. Ma c'è bisogno del talento e del gusto italiano, l'Australia può dare lavoro all'Italia. Lì non sanno cosa vuol dire vivere nella tradizione, essere artigiani, trasmettere un mestiere, saper fare gelati, vestiti, scarpe. Io in un anno ho dato lavoro ad alcuni italiani grazie agli scambi internazionali promossi con le camere di commercio. Ora è più difficile emigrare, ci sono regole più rigide. Bisogna far capire che noi italiani ne abbiamo bisogno».
E’ felice di vivere in Australia?
«Quando crei non sei mai contento, vuoi sempre di più. Allora vengo qui e faccio il pieno di odori e colori. Montagna, mare, sabbia, pesce, pomodori, olio, vino sono completamente diversi. E poi gli spaghetti alle vongole, gli abruzzesi li fanno meglio!».