Chiara Tarquini a “Storie”: soprano e diva nei teatri, ma sono anche un medico

22 Marzo 2022

Nella vita contano l’illuminismo della ragione, il motivo per cui ha scelto di diventare un medico e di combattere il Covid in prima linea, e lo sturm und drang del romanticismo, la tempesta e l’assal...

Nella vita contano l’illuminismo della ragione, il motivo per cui ha scelto di diventare un medico e di combattere il Covid in prima linea, e lo sturm und drang del romanticismo, la tempesta e l’assalto delle emozioni che l’accompagnano ogni volta che sale sul palco per cantare nei teatri come una diva. Se la vita fosse un drink da ordinare al bar, quello di Chiara Tarquini sarebbe per tre quarti illuminismo e per un quarto romanticismo. Tarquini, originaria di Ovindoli, ha appena 28 anni ed è già una ragazza dalla doppia vita: bardata dalla testa ai piedi, irriconoscibile con mascherina, visiera e tuta protettiva, fa il medico Usca, cioè assiste a domicilio i pazienti malati di coronavirus a Pescara e provincia; fasciata nell’abito lungo, da sera, si esibisce come soprano nei teatri simbolo d’Abruzzo con le luci puntate addosso. E la sua voce, ormai, è nota nel panorama della lirica: ha incantato anche la Serbia in occasione dell’ultima edizione del concerto di Capodanno a Nis, con l’orchestra filarmonica Naissus diretta dal maestro Zoran Zandric. È Tarquini la protagonista di un’altra puntata di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete 8 in collaborazione con il Centro in onda questa sera alle 21 per la regia di Antonio D’Ottavio (repliche il mercoledì a mezzanotte, il sabato alle 22 e il martedì alle 13.30).
La missione della medicina gliel’hanno tramandata i genitori, Carlo e Carla, entrambi medici a Sulmona: «Ho visitato tantissimi pazienti positivi al Covid nelle case e la riconoscenza di queste persone non ha prezzo», racconta Chiara. La passione per il canto l’ha ereditata dalla nonna Valentina. «All’inizio, nonna mi dava i suoi consigli per cantare meglio. Adesso, non lo fa più: si gode i concerti». Cantare nei teatri storici d’Abruzzo, dal Marrucino di Chieti con i suoi 204 anni di storia al Caniglia di Sulmona, il più grande per capienza, è sempre un’emozione: «Il teatro è magia, non si può spiegare con una parola quanto è meraviglioso cantare in teatro, su quello stesso palco calcato dai grandi. Però, non bisogna pensarci e si va con determinazione e a testa alta». Tarquini si è esibita anche al fianco di Lino Guanciale, Michele Placido, Ugo Pagliai, Edoardo Siravo e Vanessa Gravina. Tra le esibizioni da ricordare, ha cantato al Taobuk Festival di Taormina e al Premio nazionale per il libro e la lettura di Chiari. Tra gli ultimi spettacoli c’è il recital “Notturno”, ispirato all’opera di Gabriele d’Annunzio, con Paola Gassman e Milo Vallone.
Qualcuno ci ha provato a strapparla dalla lirica e spingerla verso il crossover ma lei ha detto no: «Ho ricevuto proposte di contaminazione con generi diversi ma quando canto l’opera sento la mia voce venire fuori ai massimi livelli e questo non accadrebbe con il pop. Per me la lirica è amore puro anche se ascolto di tutto, addirittura i Maneskin: la musica è bella tutta. I tormentoni? Non li canto ma, a volte, li ballo».
Tra i tanti riconoscimenti già vinti nonostante l’età, ce n’è uno che conta per una marsicana come lei: il premio Pratola al fianco dei grandi nomi del giornalismo italiano e dei personaggi dello spettacolo. Nel 2019, prima dell’era Covid, ha aperto l’ultima edizione della Giostra cavalleresca di Sulmona al fianco di Simona Ventura nei panni della regina: «Io regina? Il soprano è abituato ai ruoli da primadonna ma, se stessi seduta sul trono, dovrei rinunciare a cantare: sarebbe un sacrificio troppo grande».