Cottone: il racconto delle stragi del 1993 nell’Italia degli intrighi

ROMA. Le stragi in Italia del 1993 e tutto ciò che si è mosso dietro, raccontate in una non fiction novel dal punto di vista di un narratore inesperto, a tratti impacciato, che conduce il lettore,...
ROMA. Le stragi in Italia del 1993 e tutto ciò che si è mosso dietro, raccontate in una non fiction novel dal punto di vista di un narratore inesperto, a tratti impacciato, che conduce il lettore, pagina dopo pagina, a comporre il puzzle delineando «gli intrighi e i giochi di potere di un'Italia, quella degli anni '92 e '93, sulla quale ancora troppo poco sappiamo. Forse perché abbiamo paura di scoprire ciò che è davvero accaduto, che ha dell'indicibile: una trama di interessi e complicità che fa rabbrividire e indignare», come recita la quarta di copertina. 1993 il romanzo delle stragi, di Andrea Cottone, prefazione di Marco Travaglio, utilizza la forma del romanzo per rivelare, carte alla mano, il composito contesto in cui sono nate le stragi in Italia fra la prima e la seconda Repubblica. A principio del testo c'è, infatti, un avvertimento: «Tutti i contenuti sono integralmente tratti da atti giudiziari e di polizia giudiziaria». La storia, ambientata durante il governo Monti (novembre 2011-dicembre 2012) vede un giovane alle prese con una tesi di laurea che diventa una vera e propria inchiesta. Nello sviluppo della trama, il lavoro si incrementa continuamente di nuovi elementi e nuove chiavi di lettura. Si parte dall'esecuzione materiale delle stragi, passando ai mandanti interni, al movente e agli effetti che ne sono derivati. Poi si allarga l'orizzonte della ricerca, si risale alle origini della strategia portata avanti negli anni, si entra in uno «scenario criminale» fino a narrare le trame più oscure. Il romanzo narra anche alcuni gialli informatici, con un hacker co-protagonista. Il protagonista inizialmente non capisce ed è costretto a ricominciare il lavoro scoprendo che la strategia degli attentati nasce molto tempo prima, per motivi e da ben altre menti che non quelle di Cosa nostra.
Il giornalista Cottone narra le vicende con linguaggio semplice, anche nelle sue parti più astruse, una storia poco esplorata e quasi dimenticata. «Questo libro è uno strumento indispensabile per dare la sveglia a un Paese che non può più delegare ai parenti delle vittime di mafia e a un pugno di magistrati e di giornalisti il dovere della memoria e il diritto alla verità e alla giustizia» chiosa Marco Travaglio nella sua prefazione.