D’Annunzio, Mirbeau e Debussy analisi di un legame artistico

PESCARA. “D’Annunzio e la Francia, con Mirbeau e Debussy”il titolo dell’appuntamento di oggi, ore 17,30, al Mediamuseum di Pescara, per le celebrazioni dell’ottantesimo dalla morte del poeta...
PESCARA. “D’Annunzio e la Francia, con Mirbeau e Debussy”il titolo dell’appuntamento di oggi, ore 17,30, al Mediamuseum di Pescara, per le celebrazioni dell’ottantesimo dalla morte del poeta pescarese. Vi parteciperanno Fernando Cipriani, francesista, già docente della D’Annunzio, studioso di Octave Mirbeau, alla cui produzione narrativa e giornalistica ha dedicato studi importanti, anche in rapporto a D’Annunzio, e Gabriella Albertini, artista, storica dell’arte e musicologa, che si è molto occupata, sin dai suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dei rapporti tra il Vate e Debussy, della quale si possono anche ammirare, in una sala a lei dedicata del Mediamuseum, i bozzetti e studi di scene costumi per la rappresentazione di Le Martyre di Saint-Sébastien. Cosa accomuna Gabriele d’Annunzio e Octave Mirbeau, i due grandi scrittori che insieme, ma in modi diversi, hanno conosciuto quella crisi profonda che dalla fine Ottocento giunge all’inizio Novecento? Alcuni temi presenti nelle loro opere: la femme fatale, la demenza omicida, la denuncia “crudele” di una umanità sofferente e degradata, ma soprattutto il martirio come riscatto individuale e sociale, legato alla figura del santo martire, Saint Sébastien, celebrato dalla pittura rinascimentale (e non solo); inoltre alcune affinità e passioni: quella per la musica (si pensi al Debussy) spesso associata al mare, quella per l’impressionismo prima pittorico poi letterario, infine la passione per i cani e per le macchine in chiave futurista. Mirbeau e D’Annunzio si servono del mezzo stampa per la diffusione dei loro romanzi sempre più frammentari e autobiografici. Il nome di Mirbeau, di cui si è celebrato appena il centenario della morte, resterà legato soprattutto al suo pensiero politico, rivoluzionario e libertario che abolisce le gerarchie e vede nell’adolescente sodomizzato, Sébastien Roch, protagonista del romanzo omonimo, la vittima sacrificale di una società corrotta, quindi delle istituzioni, prima della famiglia, poi del collegio, infine della “patria”. All’evento di oggi, organizzato dalla Fondazione Tiboni e dal Centro Nazionale di Studi Dannunziani, parteciperanno la flautista Fiorella Di Rito che eseguirà “Syrinx” e “L’après-midi d’un faune” di Debussy e Giovanni Patrì, della Scuola di teatro del Mediamuseum, che leggerà brevi passi dalle opere di D’Annunzio e Mirbeau. Coordinerà la serata Dante Marianacci, presidente del Centro Studi Dannunziani.