Danza, teatro, videoarte, foto: ecco Attraverso la Tendenza

8 Giugno 2023

Allo spazio off del Florian di Pescara dal 16 al 18 giugno tre appuntamenti al giorno In scena i diversi linguaggi dell’arte si incontrano e si fondono sui temi dei confini

PESCARA. Dentro e fuori lo storico spazio off del Florian, a due passi dal fiume Pescara, prenderà vita da venerdì 16 a domenica 18 giugno “Attraverso la Tendenza (Alt) – Dove si muove quello che ci muove”, festival di danza, teatro, performance, installazione, musica, illustrazione, fotografia a cura di Chiara Isabella Sanvitale e Sibilla Panerai.
Una seconda edizione, dopo lo strepitoso e forse inatteso successo della prima lo scorso anno, che vede anche un connubio con l’IndieRocket Festival, e che intende spingere ancora avanti il lavoro di ricerca sui «confini», anzi meglio sugli «sconfinamenti» possibili dei linguaggi dell’arte, scenica e non solo dunque, «mettendo in crisi», spiegano le curatrici «le categorie artistiche, superandole, mescolandole, avvicinandole». Un modo per capire – parafrasando il senso del titolo di Alt – attraverso i linguaggi dell’arte quello che si muove intorno a noi, alla società, e quello che si muove dentro di noi, nella società.
RICERCA ARTISTICA «Il festival è un progetto di ricerca artistica che cammina lungo le intersezioni e le contaminazioni possibili tra i molteplici volti dell’arte dal vivo», ha detto nella presentazione dell’evento nel teatro di via Valle Roveto la direttrice artistica del Florian Giulia Basel, «facendosi luogo del dialogo e della sperimentazione tra pratiche e linguaggi diversi». “Attraverso la Tendenza” vuole essere dunque uno spazio di riflessione che rivolge un’attenzione particolare alle tematiche più attuali, dal corpo, indagato nelle sue implicazioni politiche e sociali, alla sovversione dell’equilibrio naturale, dalla guerra fino all’emergenza climatica. «Nella nostra azione di promuovere la ricerca artistica ad ampio spettro, nelle sue variegate sfaccettature», spiega la designer e performer Sanvitale, «progettiamo l’ascolto e lo sguardo per la loro intersecazione, contaminazione e dialogo intimo attraverso la tendenza. La ricerca come movimento – piuttosto che come momento – fondativo della vita, non può se non incarnarsi nella giovane generazione. Per questo a mostrarsi al pubblico saranno giovani artiste e artisti dai multiformi linguaggi, perché sono le attraversatrici e gli attraversatori privilegiati della ricerca, del turbine, delle rivoluzioni. E ad essere cuore pulsante del festival saranno il teatro, la danza, la performance, l’installazione, la musica, l’illustrazione, la fotografia, la videoarte perché la poliedricità è per noi una vocazione ma anche una tendenza (tensione)». «Come sta cambiando la live art e verso dove si muovono le nuove generazioni? Alt è uno spazio di riflessione e una ricerca di senso in un presente complesso e in continua evoluzione», spiega la storica e docente di Storia dell’Arte Contemporanea Sibilla Panerai. «Un’interrogazione attiva che si focalizza sulle tematiche più attuali»
GLI APPUNTAMENTI Ogni giorno almeno tre appuntamenti. Protagonisti artisti da tutta Italia e oltre, molti abruzzesi che hanno «sconfinato» e che tornano nel loro Abruzzo. L’ambiente sonoro è creato da Miriam Ricordi, pescarese cantautrice rock e chitarrista ironica, performativamente dirompente. A fine serata incontri con curatrici della rassegna. Si parte il 16 giugno 20.45 con la danza di “Dot”, un progetto di Marco Casagrande e Nicolò Giorgini che nasce da una suggestione verso il tema dei buchi neri. Dot significa punto o macchia e infatti il buco nero è un punto nell’universo dove vi è una totale alterazione delle leggi di spazio, tempo e materia. Il buco nero è per definizione “il nulla” ma questo nulla è allo stesso tempo un luogo, uno spazio-tempo che agisce come materia. Dot è l’orizzonte oltre il quale non si vede. Alle 21.30 “Al di là dell’immaginazione”, di Cipollombre , ovvero Alessandro Cipollone, digital artist nato a Pescara che attraverso le sue opere offre un punto di vista alternativo sul mondo. Tra i soggetti principali dell’artista le città con i loro monumenti più celebri. La cupola del Brunelleschi diventa un acquario, le Due torri di Bologna si abbracciano, piazza Maggiore si trasforma in uno scenario di Squid Game. Cipollombre è particolarmente legato alle tematiche ambientali e l’attaccamento alla sua terra lo porta a creare spesso delle grafiche per promuovere l’Abruzzo e i suoi bellissimi paesaggi. Alle 22.15 “The old man”, ideazione e coreografia Nanouk con Daniele Ziglioli, danzatori Marianna Basso, Linda Pasquini, Daniel Tosseghini col sostegno di Officine Caos. Nanouk nasce nel 2020-21 durante il percorso di formazione di danza contemporanea StudioXL contemporary dance program a Reggio Emilia. Da qui i primi riconoscimenti in piattaforme coreografiche e in concorsi coreografici prestigiosi. Sabato 17 giugno alle 20.45 “O. - Corpo pelvico” concept, coreografia e performance di Francesca Saraullo drammaturgia e testo Alice Van der Wielen-Honinckx. Sola in scena, Saraullo dà voce alle cose illeggibili, “innominabili” e a volte contraddittorie che la sfera pelvica contiene. Alle 21.30 apre la mostra fotografica di Stefania Mancini “Attraversare confini”: scatti sulla rotta dei Balcani. Alle 22.15 The Delay in “The Universal Loop”, live set in collaborazione con IndieRocket.
Domenica alle 20 “Oracolo” di Giulia Mattera, una performance partecipativa in cui l’artista, con fare surreale, instaura con una persona alla volta un dialogo silenzioso per leggere insieme, nell’ordine della natura, gli aruspici che si celano nelle sembianze delle cose. Alle 21.3 “Lingua”, danza, performance di e con Chiara Ameglio con Santi Crispo musiche Keeping Faka produzione Fattoria Vittadini e Festival DanzaInRete. Intimità, vicinanza, empatia, linguaggio: il dialogo tra performer e spettatore, quel filo invisibile tra azione performativa e azione di osservazione, è generato da un corpo che esiste nel momento stesso in cui viene guardato. La performance prende forma nell’attesa creata da un lasciarsi guardare, fino a ribaltare i compiti, gli incarichi, le missioni tra la performer e il pubblico.