De Cataldo: «Ecco il mio Fante pieno di sorprese...»

Lo scrittore di “Romanzo criminale” ospite domani del festival “Il Dio di mio padre”
TORRICELLA PELIGNA. E' giunta alla decima edizione "Il Dio di mio padre", la manifestazione dedicata a John Fante che si terrà da oggi fino a domenica, come di consueto, a Torricella Peligna. Un omaggio allo scrittore italoamericano, la cui abruzzesità di figlio di emigrato e i luoghi del padre Nick sono confluiti nella sua produzione letteraria dalle terre lontane del Colorando e della California. Un omaggio che fa di Torricella Peligna una tappa obbligata per tutti gli estimatori dell'alter ego di Arturo Bandini.
La decima edizione si presenta particolarmente ricca di eventi. Più di 60 ospiti, con approfondimenti sull'opera di John Fante, focus sull'emigrazione, premi per scrittori esordienti, una mostra fotografica di Maria Mulas e la proiezione del documentario su Fante di Jasper Henderson. E poi grandi nomi del mondo della musica e della letteratura con Eugenio Finardi, Teresa De Sio, Wanda Marasco e Francesco Mandelli.
Invitato d'eccezione è anche Giancarlo De Cataldo, scrittore di successo, conosciuto per "Romanzo criminale", estimatore di Fante, che sarà a Torricella Peligna la sera di sabato 22 agosto proprio per parlare dello scrittore italoamericano.
Come ha conosciuto l'opera di John Fante?
«L'ho conosciuto tardi, lo ammetto. Lessi anni or sono “Chiedi alla polvere" e lo sottovalutai colpevolmente. Poi. quando presentavo "Masterpiece", il talent di Raitre sulla scrittura, mi accorsi, con stupore, che Fante era fra gli autori più citati come "spirito-guida" dai giovani aspiranti scrittori. Il colpo finale mi venne da mio figlio, allora ventenne, che un giorno mi chiese se avessi mai letto quel libro “fortissimo”, “Chiedi alla polvere”, appunto. Così, dovevo tornare a Fante, non c'era altro da fare! E' stato un ritorno molto piacevole, direi quasi necessario».
Cosa l'affascina di più della sua opera?
«Se dovessi dire cosa mi attrae di più di Fante, direi i granchi - vittime inconsapevoli della furia del giovane Bandini - e le vespe, la cui visita alla fine il cinquantenne Molise finisce per accettare come ineluttabile. I granchi che il ragazzo avido della vita stermina, le vespe che lo scrittore reso saggio dalle sconfitte alla fine riconosce come parte di sé. L'intero arco di un'esistenza afferrata con furore, e infine metabolizzata con serenità. Fante non ti lascia mai tranquillo, quando lo leggi. E' sempre una sorpresa: passa con leggerezza quasi arrogante dal patetico al tragico, dal comico al crudele».
Il suo incontro al festival si intitola “Le tracce di John Fante”. Qual è secondo lei l'eredità di questo autore?
«Mi sono divertito a rintracciare segnali della presenza di Fante. Un incontro divertente fra Fante e un grande sceneggiatore italiano, Rodolfo Sonego, per esempio. Che ci consegna un ritratto vivido e sorprendente dell'uomo. E un'altra cosetta che sentirete a Torricella. Eredità: quella raccolta dai giovani, che si riconoscono nel suo approccio vitale e frenetico alla vita, e nella consapevolezza che tutto questo sfogo di energie, alla fine, comporta anche dei prezzi, è intriso di sofferenza, o può esserlo (non sempre le vite scorrono come fiumi tranquilli). Nello stesso tempo, però, rinunciare alla battaglia è il peggiore dei peccati, sia dalle nevi del Colorado che dal sole della California. Valeva per Fante, vale per tutti noi».
Ha influenzato la sua opera?
«Non mi ha influenzato, sinora. Sto cominciando a studiarlo, l'ho detto, tardivamente. Ma non è mai detta l'ultima parola, no?»
Dopo una serie di successi in libreria, sul grande schermo e in tv, a cosa sta lavorando in questo periodo? Ci può anticipare qualcosa?
«Posso dire, da meridionale superstizioso, soltanto ciò che sicuramente è già in cantiere: il film “Suburra”, tratto dal romanzo che ho scritto con Carlo Bonini, in uscita a metà ottobre. Il nuovo romanzo, sempre con Bonini, seguito ideale di “Suburra”, in libreria ai primi di novembre. Una serie sulla Mafia ideata insieme a Michele Placido e prodotta per la Rai. E poi tanti altri progetti, ma, per tornare ai vecchi della "Confraternita dell'uva", sto ancora impastando la malta, il muro chissà se verrà mai su».
* (Direttrice del festival)
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