De Martino stoppa le polemiche «Canto l’amore, non la mafia»

L’artista risponde alle critiche prima del concerto di ieri sera a San Giovanni Teatino «Ho sempre lavorato onestamente, non sono il simbolo dei boss della malavita»
SAN GIOVANNI TEATINO. «Le mie canzoni parlano d’amore, di tradimenti: ho un repertorio variegato di duecento brani, sono il cantante delle donne e dei bambini non dei boss mafiosi». Così Daniele De Martino, al secolo Agostino Galluzzo, artista neomelodico palermitano, prima del concerto di ieri sera in piazza a San Giovanni Teatino ha risposto alle polemiche dei giorni scorsi e al volantino di contestazione apparso per strada.
È risentito per la polemica scoppiata a pochi giorni dal concerto?
«Non sono arrabbiato con chi ha fatto i volantini e li ha messi in giro per la città, ma sono dispiaciuto per le accuse gravi nei miei confronti. Per dire certe cose ci vogliono le prove e qui non ce ne sono. Hanno detto e scritto che canto solo ai matrimoni dei boss, questa è una diffamazione perché io mi esibisco a compleanni, battesimi e in tante altre occasioni. Non sono io che firmo i contratti ma il mio impresario: non è tenuto a chiedere se il festeggiato è un muratore, un avvocato o un mafioso come dicono loro».
Pensa ci sia stato un accanimento nei suoi confronti?
«Sicuramente. È vero che nel mio repertorio ci sono testi che parlano di malavita, ma come in quelli di tutti i cantanti neomelodici. Questo però non è un buon motivo per escludermi dai concerti. Sono un ragazzo che si è fatto da solo, vicino ai bambini e ai disabili, figlio di un operaio che nonostante la mia popolarità continua a svegliarsi tutti i giorni alle 5. Voglio ringraziare il parroco e il sindaco che mi hanno dato la massima fiducia».
Cosa ha da dire sulle canzoni che inneggiano ai mafiosi?
«Tutta la canzone napoletana, a partire da quella dei grandi artisti, tratta di storie del popolo e del popolino che si intrecciano alla delinquenza. Allo stesso modo in televisione vengono trasmesse fiction sulla criminalità organizzata, dal Capo dei capi a Mare fuori, che di certo non fa vedere una bella immagine di Napoli. Perché in tv si può parlare di questi temi e invece noi artisti neomelodici dovremmo essere penalizzati?».
Ma è vero che nei suoi brani ha contestato il 41 bis?
«Ho fatto uno sbaglio, ma mi sono pentito, ormai sono quattro anni che ho tolto quella canzone dal mio repertorio. Quel brano parlava d’amore, l’amore tra un ragazzo in carcere e una ragazza che stava fuori e che avrebbe voluto sposare, con una contestazione rivolta alla famiglia che lo aveva dimenticato. Invito chiunque a leggere il testo che si intitola Stanotte. In un momento di rabbia ho risposto a un commento su Facebook in maniera sbagliata, oggi me ne pento. Nel 2021 uscì un mio sketch, mai cantato nelle piazze e mai inciso, Sì nu pentit’ ma in quei giorni stavo facendo i provini per Gomorra e per questo ho scelto quella cover, di cui non sono l’autore».
E le foto con i boss?
«Tutto un montaggio dei media: hanno preso una foto con un mio parente che ha avuto problemi con la giustizia da un album di famiglia, l’hanno tagliata e accostata al mio brano e così è scoppiato il caso. Per questo mi è stato notificato anche l’avviso orale dal questore di Palermo: un invito a mantenere una condotta appropriata visto il mio ruolo pubblico, ma di certo non un divieto a cantare».
Quindi rifiuta l’appellativo di cantante amico dei boss?
«Non sono il cantante amico dei boss, sono amico di me stesso e canto per tutti perché è il mio lavoro, come quello di tutti i cantanti. Il mio pubblico è fatto di donne e bambini e ne sono orgoglioso».
Vogliamo mandare un messaggio di legalità a chi lo contesta?
«Ho fede e fiducia nella legge italiana. Ho 28 anni e ho sempre lavorato onestamente, anche se sono cresciuto a Palermo che non è una città facile. Mi sono fatto da solo all’insegna del bene e della legalità, mai fatto le cose losche, non è nella mia indole».
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