Di Biase: «Con Aldo Moro un centrosinistra senza scontri»

PESCARA. «Se Aldo Moro fosse ancora vivo oggi, ci sarebbe una grandissima area di centrosinistra perché lui sarebbe in grado di evitare scontri ed eccessi». Licio Di Biase è un ex dc pescarese che...
PESCARA. «Se Aldo Moro fosse ancora vivo oggi, ci sarebbe una grandissima area di centrosinistra perché lui sarebbe in grado di evitare scontri ed eccessi».
Licio Di Biase è un ex dc pescarese che ha attraversato un po’ di partiti nati dalla diaspora della Democrazia cristiana nella seconda repubblica. Oggi è direttore dell’Aurum, ma si dedica soprattutto a rivisitare la storia e le figure di spicco del suo ex partito. Così dopo la biografia di Remo Gaspari ha da poco dato alle stampe un libro intitolato “I tempi di Aldo Moro”, edito da Solfanelli, con una prefazione di Bruno Tabacci, un altro ex dc. Il saggio sarà presentato, oggi alle 17.30, nel Convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Con lui, discuteranno dell’uomo politico assassinato dalle Brigate rosse, il 9 maggio 1978, Tabacci e Giulio Alfano, docente di filosofia politica alla Pontificia università lateranense di Roma.
Come è nata l’idea di questo libro?
«Da un convegno che si svolse, nel 2007, a Pescara, al quale partecipò anche Giovanni Galloni, un collaboratore storico di Moro. Galloni sottolineò la statura di uomo di governo di Moro e disse una cosa che mi fece riflettere».
Quale?
«Raccontò che, dopo il sorpasso del Pci sulla Dc alle elezioni amministrative del 1975, Moro aveva una grande preoccupazione: che si creasse un’alleanza di governo del Pci con il Psi che poteva spingere l’America al colpo di stato in Italia. Era un timore che si scopre leggendo i discorsi e i documenti di Moro di quegli anni, che io ho incluso nel mio libro».
Cosa c’è di utilizzabile ancora oggi della lezione politica di Moro?
«La sua capacità di fare melina, per così dire. Moro era in grado di fare maturare le circostanze che portassero a un accordo».
Che cosa, invece, non è più attuale?
«Le condizioni politiche sono diverse. Oggi abbiamo, per esempio, un sistema elettorale che non è più il proporzionale puro dell’epoca di Moro. Lui avrebbe difficoltà a relazionarsi con questo sistema perché cercava sempre il coinvolgimento degli altri nel suo progetto politico. E’ questa l’idea che era alla base della stagione dei governi di unità nazionale, con il coinvolgimento, a vario titolo, del Partito comunista».
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