Di Nardo: «La nostra Melania Rea piena di vitalità e di carisma»

La serie firmata dall’autore abruzzese debutta questa sera alla Festa del cinema. In autunno l’uscita su HboMax. Protagonisti Maria Esposito e Daniele Rienzo
TERAMO. «Qualche anno fa ho lavorato alla scrittura di una serie sugli uomini maltrattanti. Per documentarmi ho frequentato i centri antiviolenza e di aiuto alle donne e i centri di ascolto degli uomini maltrattanti, partecipando come uditore alle sedute. La serie non è andata avanti, ma mi è rimasta questa esperienza, molto utile. Non è facile parlare delle dinamiche molto sottili di manipolazione e controllo e senza quell’esperienza sul campo non sarei stato in grado di scrivere la serie su Melania».
Lo sceneggiatore abruzzese Mariano Di Nardo, firma di alcune delle più belle serie apparse negli ultimi anni in televisione e sulle piattaforme, racconta la genesi di Melania Rea. Oltre il caso, serie Hbo Original in quattro episodi diretta da Stefano Mordini, che ripercorre il delitto, l’inchiesta e la vita della giovane donna uccisa nel 2011 dal marito Salvatore Parolisi. Melania Rea aveva 29 anni, il suo corpo senza vita fu rinvenuto il 20 aprile, due giorni dopo la scomparsa da Colle San Marco, nell’Ascolano, nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella del Tronto, nel Teramano. L’ex caporal maggiore del 235° Reggimento Piceno nel 2016 è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a vent’anni di reclusione.
L’anteprima assoluta di Melania Rea. Oltre il caso è oggi alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle-Serie, con proiezione alle 21.30 nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica. L’uscita è prevista entro l'autunno sulla piattaforma streaming HboMax. Maria Esposito, la Rosa Ricci di Mare fuori, e Daniele Rienzo (visto in Partenope, era il fratello della protagonista) sono gli interpreti della serie scritta con grande sensibilità da quattro firme, tra cui Mariano Di Nardo, abruzzese di Lanciano (nato a Perano), studi al Dams di Bologna e diploma in sceneggiatura al Centro sperimentale di cinematografia a Roma. Tra le serie di successo da lui firmate il melò Belcanto, in onda nel 2025 su Rai1 in prima serata con un grosso successo di ascolto e gradimento.
Di Nardo, com’è nata la serie “Melania Rea”?
«È una produzione Stand by Me, che già nel 2023 aveva realizzato per Rai3 il documentario Delitti in famiglia. Il caso Melania Rea, di Bianca Rondolino e Lorenzo De Alexandris, che ne era anche regista. Il documentario ha creato il contatto con la famiglia Rea e con gli inquirenti che indagarono sul delitto, che sono stati una fonte preziosa di informazioni. La produzione ha chiamato a scrivere la serie Bianca, insieme a Doriana Leondeff, sceneggiatrice che ha vinto il David di Donatello per Le assaggiatrici di Silvio Soldini, Gloria Mottarelli e poi sono arrivato anche io».
La vostra sceneggiatura su cosa si è basata?
«Gli atti del processo, le interviste alla famiglia Rea, Doriana e Bianca hanno parlato a lungo con i genitori e col fratello di Melania Rea, conquistando la loro fiducia. La fiducia dei familiari era necessaria, trattandosi di una vicenda così drammatica».
La famiglia ha già visto la serie?
«La famiglia l’ha vista, anche la figlia di Melania. Dopo i familiari di Melania ci hanno scritto e ci hanno fatto sapere che la loro fiducia non era stata tradita, che si erano sentiti rispettati».
Non era facile scrivere un racconto su una vicenda reale così drammatica, che ha sconvolto una famiglia e colpito l’opinione pubblica. Che impostazione avete dato alla storia?
«La volontà era quella di raccontare una storia privata cercando di renderla una storia collettiva. È stato uno dei primi casi, se non il primo, in cui è stata usata la parola femminicidio, c’è un prima e un dopo il delitto di Melania, la legge sul femminicidio è arrivata poi. Inoltre volevamo provare a raccontare una storia d’amore che a un certo punto diventa amore tossico e sfocia in un delitto. Questo aspetto era importante, perché altrimenti gli uomini violenti e maltrattanti li vediamo sempre come mostri lontani da noi e questo non aiuta la comprensione del fenomeno. Invece raccontarli in questo modo più completo aiuta a riconoscere i segnali negativi, che altrimenti potrebbero essere scambiati per altro. Invece le sembianze di normalità, certi atteggiamenti, a un certo punto cambiano segno».
Per questo motivo raccontate il prima?
«Sì, nella narrazione corrono in parallelo da una parte la storia d’amore, l’incontro, l’innamoramento, il matrimonio, la nascita della figlia e poi il delitto, e dall’altra le indagini. Sono due piani temporali che procedono paralleli e questo si traduce poi anche nella regia di Stefano Mordini».
Quanto tempo ha richiesto il lavoro di scrittura e che metodo avete adottato?
«Abbiamo lavorato un anno e mezzo, trovare la quadra giusta non è stato semplice. C’è stato tantissimo confronto e lavoro collettivo, abbiamo parlato moltissimo Bianca, Doriana, Gloria e io, tutto è stato condiviso insieme. Quindi, al momento di scrivere la propria parte di sceneggiatura, ognuno sapeva che sentimento, che livello di tensione cercavamo. Sentivamo la stessa voglia e responsabilità di raccontare questa storia».
Ha già visto il risultato finale?
«Sì, ho visto la serie insieme agli autori e agli attori».
Che effetto le ha fatto?
«È una storia molto drammatica, sei preso dal racconto, ho fatto fatica a scindere il me spettatore dal me sceneggiatore, in un continuo entrare e uscire dalla storia che stavo vedendo, ho provato emozione sicuramente. Sarà importante vedere come reagirà il pubblico della sala Petrassi, sarà un vero e proprio test».
Aveva già scritto un film di Stefano Mordini?
«No, prima volta. Voglio sottolineare che il regista ha fatto un ottimo lavoro, anche sui due attori principali. Maria Esposito ha l’occasione per mostrare aspetti diversi delle sue qualità attoriali».
Nella sceneggiatura cosa avete sottolineato dei due protagonisti?
«Abbiamo posto in risalto il carisma ed energia di Melania, una giovane donna piena di vitalità, desiderosa di emanciparsi, evolversi e crescere, non volevamo che fosse limitata all’aspetto della vittima. Maria Esposito è bravissima nel restituire quanto abbiamo scritto, e lo stesso vale per Daniele Rienzo, giovane e molto bravo, non è stato facile interpretare un personaggio così negativo. Di Parolisi abbiamo evidenziato il desiderio di riscatto sociale che guidava le sue scelte».
Cambiando totalmente registro, quando uscirà la serie sui gemelli del gol Vialli e Mancini?
«Vialli, Mancini e lo scudetto della Sampdoria nella stagione 1990-91. Sto scrivendo l’ultimo episodio con Michele Pellegrini, Davide Lantieri, Sofia Assirelli e Marco Ponti, che quattro anni fa ha fatto un documentario su questa storia, La bella stagione. La serie è un bromance, una storia di amicizia. È prodotta da Groenlandia con Sky, le riprese a inizio 2027. Per fortuna c’è una bibliografia enorme sui due campioni, sulla Samp, sull’allenatore Boskov. Abbiamo fatto una scorpacciata divertente di giornali, filmati, serie, libri, il materiale non mancava».
Ha mai pensato di scrivere una storia abruzzese, magari lancianese?
«Mi piacerebbe molto, ma non ho trovato la storia giusta. E poi Lanciano è già stata raccontata in modo insuperabile da Carmine Amoroso nella sceneggiatura di Parenti serpenti di Monicelli».
E "Belcanto"? Il pubblico aspettava la seconda stagione.
«È un peccato che la serie non sia andata avanti, pur essendo stata molto amata e seguita. Per me un grande dispiacere».
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