Di Pietrantonio: «Tagli giusti il romanzo è stato rispettato»

24 Ottobre 2021

La pluripremiata scrittrice arsitana ha collaborato alla sceneggiatura con Rodà «Non mi sono permessa di dare consigli, molte cose le abbiamo riviste insieme» 

PESCARA. «Una grande accoglienza per “L'Arminuta” alla Festa del Cinema di Roma, che ci ha emozionato tutti, per il calore degli organizzatori prima e poi moltissimo anche del pubblico. Durante la proiezione si percepiva grande attenzione e coinvolgimento emotivo». Donatella Di Pietrantonio parla con dolcezza. Le parole della pluripremiata scrittrice arsitana rivestono di grazia e luminosa modestia perfino un trionfo qual è stato il passaggio a Roma del film tratto dal suo romanzo.

È stato il suo debutto da sceneggiatrice cinematografica. Come si è svolta la collaborazione con Monica Zapelli?
«Ero assolutamente principiante, potevo solo affiancare una sceneggiatrice di così grande professione e vasto curriculum. Ho lavorato a fianco di Monica e del regista, che è stato molto presente in fase di sceneggiatura».

Cosa avete dovuto sacrificare del romanzo?
«Un film deve necessariamente fare un’economia rispetto al libro. Impossibile possa entrare tutto il romanzo, pur breve, in un film. Lo sapevo, ma non mi è pesato. È anche attraverso quei tagli che passa la visione della storia dello sceneggiatore e del regista. Tra le scene del libro tagliate, per esempio, la scena del prosciutto, con l’attesa di tutta la famiglia affamata, ma non ho avvertito nessun fastidio a sacrificarla perché nel film ci sono tanti altri indicatori della povertà di questa famiglia».

L’incontro col regista Giuseppe Bonito. Aveva visto i suoi film?
« “Figli” no perché è arrivato dopo. “Pulce non c’è” sì, un film bellissimo ma poco distribuito. Già lì si vedeva la sua sensibilità verso il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. È stato uno dei primi lettori de “L’Arminuta”, lo ha amato subito, e da lì si è mossa una macchina che ha lavorato lungamente e superando difficoltà. Le riprese sono state fatte durante il Covid. Però, come se la storia avesse una grande forza interna, si doveva arrivare alla fine e così è stato».

Italian writer Donatella Di Pietrantonio arrives for the screening of 'L'arminuta' at the 16th annual Rome International Film Festival, in Rome, Italy, 15 October 2021. The film festival runs from 14 to 24 October. ANSA/ETTORE FERRARI

È stata sul set? Ha dato consigli?
«Solo un giorno, per il problema Covid. Il set era una bolla chiusa al mondo esterno, un sistema protetto che cercava di mantenersi negativo al virus. Ero sempre invitata, ma cercavo di non appesantire una situazione già difficile. Non mi sono permessa di dare consigli, ho chiesto spiegazioni a volte, molte cose le abbiamo viste, riviste, concordate insieme. Sono molto contenta di come il regista ha lavorato con rispetto ma anche con una sua visione originale. Un film non deve essere la copia del testo letterario».

La scelta del cast. Ha partecipato o dato indicazioni, al di là di ciò che è detto nelle pagine del romanzo?
«No, perché sono molto rispettosa del lavoro degli altri, in questo caso della casting director Stefania Rodà. Per step successivi si è arrivati alle due straordinarie protagoniste. Solo nella fase finale ho ricevuto le loro fotografie e le ho entusiasticamente approvate».

Cosa l’ha colpita di Sofia e Carlotta?
«Carlotta aderiva perfettamente all’Adriana che avevo immaginato. Invece Sofia è diversa da come l’avevo pensata, è una specie di angelo. All’inizio ero impressionata dalla differenza, poi ho capito che questa differenza era funzionale al suo ritorno come aliena, come diversa in una famiglia di cui non capisce nemmeno la lingua. Coi suoi capelli ramati, la carnagione chiara e le lentiggini esprimeva anche visivamente spaesamento e non appartenenza».

Il regista ha detto che è stata accogliente. La sua generosità e anche curiosità per la trasposizione del romanzo si era già vista per la versione teatrale interpretata e diretta da Lucrezia Guidone.
«Ero più curiosa che spaventata, sia per la trasposizione teatrale che per quella cinematografica. A meno che non ci sia uno stravolgimento del senso della storia, accolgo una visione diversa dalla mia. Come per la rappresentazione delle due madri. Lo sguardo del regista è più pietoso, più comprensivo del mio su di loro nel romanzo, dove sono più spietata. Nel film appaiono meno dure, ma mi è piaciuta questa variazione, vedere la pietas nell’occhio del regista».

“L’Arminuta” si annuncia film di successo. Avrà un seguito, come per il romanzo con “Borgo Sud”?
«Non lo so. Ora ci concentriamo nell’accompagnare il film al cinema, verso gli spettatori, in un momento difficile. Le sale sono state riaperte al 100%, ma la pandemia ci ha abituati a vedere tutto sul piccolo schermo della tv o del pc. Ora si devono riportare i film in sala, nelle migliori condizioni di visione, in condivisione emotiva con gli altri».