Donzelli, la matita abruzzese che disegna Wonder Woman

L’autore teramano di storyboard è appena tornato in Italia da Hollywood «Ho fatto gli schizzi di tutte le scene d’azione prima che la regista iniziasse a girare»
TERAMO. Da Ben Hur a Wonder Woman, dalle Gangs of New York di Scorsese alle Amazzoni da fumetto, dai Crociati di Ridley Scott alle principesse guerriere. Non conosce soste la carriera dell’illustratore teramano Cristiano Donzelli, storyboard artist dalla cui matita da anni passano personaggi, sfondi, storie, prima di diventare azione davanti alla macchina da presa. Ultima sua fatica le tavole per il film della regista americana Patty Jenkins “Wonder Woman”, uscito ieri nelle sale italiane. La sventola Gal Gadot, già Miss Israele, è Diana Prince/Wonder Woman. Robin Wright è sua zia Antiope, generale delle Amazzoni, Connie Nielsen è sua madre, la regina Ippolita. Chris Pine è un pilota americano della Grande Guerra piombato sull’isola delle guerriere inseguito dai nemici.
«Questo film può vantare due primati. È il primo del genere supereroi con un personaggio femminile protagonista e il primo con una donna alla regia», spiega al Centro Cristiano Donzelli, rientrato da poco in Italia dopo sette mesi a Los Angeles. «Wonder Woman è nata come personaggio femminista, perciò è stata scelta una regista». La 45enne Jenkins, nota per aver guidato all'Oscar con “Monster” (2003) Charlize Theron, ha portato al cinema la supereroina dei fumetti (una delle tre icone della costellazione DC Comis, con Batman e Superman) creata nel 1941 dallo psicologo, inventore e sceneggiatore William Moulton Marston con la precisa intenzione di offrire un simbolo alle donne. Il fumetto divenne negli anni Settanta una serie tv (con Lynda Carter), arrivata da noi negli anni ’80. Per disegnare inquadratura per inquadratura le scene di azione di “Wonder Woman” (lo storyboard è, in pratica, la sceneggiatura illustrata) Cristiano Donzelli ha lavorato tra ufficio e set, al fianco della regista. «Parte del film è stato girato prima dell’estate scorsa in Italia, sulla costa amalfitana, Ravello, Marina di Camerota, e poi a Matera e Castel del Monte. Ho storyboardato tutte le scene di azione, molte sul set mentre giravano. Per esempio la scena della battaglia delle Amazzoni. Disegnavo la mattina per le riprese del pomeriggio. Lo storyboard aiuta il regista a capire come girare le scene più complesse e dove intervenire con gli effetti speciali».
Quante tavole ha disegnato? «Tante, centinaia. Il lavoro è durato un paio di mesi».
Come’è stato il rapporto con la regista?
«Con Patty Jenkins si è creato subito un rapporto molto bello. Ci siamo trovati subito. È preparata, gentile, simpatica. Non era però abituata a dirigere action movie, perciò si è molto affidata alla mia esperienza. Ho fatto molti film del genere e so risolvere i problemi legati agli effetti speciali. Mi ha prenotato per il suo prossimo film, forse “Wonder Woman 2”».
E il rapporto con gli attori?
«Li ho incrociati quasi tutti, e molto da vicino perché ero lì sul set. Gal Gadot è simpatica e alla mano, così come Chris Pine. Robin Wright, attrice che amo, è più distaccata, riservata».
Nei mesi passati a Los Angeles a cosa ha lavorato?
«Soprattutto a film indipendenti. E poi ho cercato di creare una rete di contatti che daranno frutti nei prossimi mesi. Spero si concretizzino un paio di grossi film di Hollywood. Uno è The Ranger’s Apprentice, il progetto di Paul Haggis di una trilogia fantasy dall’omonima collana di libri».
Con Paul Haggis ha collaborato quattro anni fa per “Third Person”.
«Sì, e ho anche fatto uno spot con lui per la catena Wallmart e per alcuni cortometraggi. Paul un genio, è il regista col quale mi sono trovato meglio. Anche con Alessandro Siani, nei suoi tre film, si è creato un rapporto stupendo, ogni volta ci divertiamo tanto».
Ora a cosa lavora?
«Ho appena finito un paio di spot per la Fiat con Adrien Brody. Inoltre mi hanno ingaggiato per la seconda stagione de “I Medici”, dopo aver già lavorato agli storyboard della prima. Da metà giugno dovremmo iniziare a lavorare a Roma».
Si riesce a vivere disegnando storyboard?
«Io ci vivo perché mi muovo. In Italia è dura se non affianchi a questo mestiere altre cose, l’illustrazione, il fumetto. C’è meno richiesta e pagano meno. Qui si girano soprattutto commedie e pochi film d’azione, quindi lo storyboard non serve. Siani fa eccezione, lui vuole controllare tutto e prima di girare vuole vedere disegnate le sue idee».
©RIPRODUZIONE RISERVATA