Ecco il Leone d’oro La forma dell’acqua a celebrare l’amore
La favola fantastica e horror corre per 13 Oscar Cast amatissimo per “A casa tutti bene” di Muccino
La storia più romantica di San Valentino è quella tra la creatura anfibia e l’inserviente muta di “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro. Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia, due Golden Globe, 13 nomination ai premi Oscar. Con la sua favola fantastica e horror il talentoso regista messicano del “Labirinto del Fauno” e “Hellboy”, prendendo dichiaratamente le mosse dal classico del 1954 “Il mostro della laguna nera” di Jack Arnold, costruisce l’ennesima variazione sul tema della bella e la bestia.
Una variazione originale, però, che si fa metafora della diversità, oltre che dell’amore proibito, e della solidarietà tra marginali. Siamo nell’America dei primi anni Sessanta, in piena Guerra Fredda. In un laboratorio segretissimo di Baltimora, in cui gli scienziati governativi fanno esperimenti top secret, lavora come addetta notturna alle pulizie la bruttina stagionata Elisa (Sally Hawkins), solitaria e muta dall’infanzia. Suoi unici amici la collega afroamericana Zelda (Octavia Spencer) e il vicino di casa artistoide e gay Giles (Richard Jenkins). Elisa scopre prigioniero nel laboratorio un essere anfibio, una sorta di uomo-pesce (Doug Jones), che si rivela intelligente e sensibile. Della creatura, pescata nel Rio delle Amazzoni e destinata a crudeli esperimenti, Elisa s’innamora, ricambiata, e decide di salvarla con l’aiuto di Zelda e Giles. Michael Shannon è il cattivo Strickland che ha segregato il “mostro”, Michael Stuhlbarg il doppiogiochista dottor Hoffmeister. Ricostruzione d’epoca, citazioni cinefile, musiche di Alexandre Desplat.
Amori, tradimenti, rancori nell’11esimo film di Gabriele Muccino “A casa tutti bene”, che segna il ritorno a casa del regista romano dopo la lunga parentesi americana. Cast affollato di nomi popolari del cinema italiano, impegnati a impersonare i componenti di una famigliona riunita, e poi confinata, su un’isola per le nozze d’oro di Pietro e Alba (Ivano Marescotti e Stefania Sandrelli). I due invitano a Ischia, dove si sono trasferiti a godersi la pensione, figli, consorti, nipoti. Ci sono Paolo (Stefano Accorsi), Carlo (Pierfrancesco Favino) e Sara (Sabrina Impacciatore), la zia Maria (Sandra Milo), i cugini Sandro e Riccardo (Massimo Ghini e Gianmarco Tognazzi). Ci sono mogli, ex mogli, compagne (Claudia Gerini, Carolina Crescentini, Valeria Solarino, Giulia Michelini), il marito di Sara, Diego (Giampaolo Morelli). Ma quella che doveva essere una breve e festosa reunion diventa, a causa di una mareggiata che blocca i traghetti, una forzata convivenza in cui esplodono gelosie, recriminazioni, frustrazioni, in un crescendo molto mucciniano di urla e scenate, nonché improvvisi innamoramenti.
Altro film in arrivo da Venezia è “Hannah”, opera seconda del 35enne regista trentino, di formazione americana, Andrea Pallaoro. Interprete una grande Charlotte Rampling, che al Lido ha ricevuto la Coppa Volpi. La Hannah del titolo è una donna la cui vita va in pezzi all’indomani dell’arresto del marito (André Wilms), con cui aveva condiviso tutto, per un crimine che non verrà mai rivelato allo spettatore. Un crimine innominabile, che riverbera anche sulla donna la riprovazione sociale. La routine a cui Hannah cerca disperatamente di aggrapparsi, tra lavoro, corsi di teatro e piscina, va in frantumi. Persino il figlio non vuole più parlarle. Il dramma della protagonista, il suo disorientamento e dolore, sono resi da Rampling rinunciando alle parole, solo con i gesti e le espressioni.
Helen Mirren è “La vedova Winchester” di Michael e Peter Spierig, sulla storia di Sarah, ereditiera della celebre industria di armi da fuoco. La donna, convinta di essere perseguitata dai morti provocati dai fucili dell’azienda, fa costruire a San Josè una dimora a prova di spiriti maligni. Lo scettico psichiatra Price (Jason Clarke) scopre che la vedova non è poi così matta.