«Faccio ridere in scena con Marquez e Calvino e avvicino i giovani»

Tour abruzzese per Leo con “Ti racconto una storia” «“Smetto quando voglio” ha la cattiveria della realtà»
Letture, appunti, suggestioni, pensieri, ritagli, ricordi, risate raccolti in vent’anni di carriera o, come lui preferisce definirli, «di gavetta». Andrà in scena giovedì, 1° marzo, al teatro Circus di Pescara “Ti racconto una storia (letture semiserie e tragicomiche)”, scritto, diretto e interpretato da Edoardo Leo.
Un reading-spettacolo coinvolgente che cambia forma e contenuto ogni sera, a seconda dello spazio e dell’occasione. Parole e musica si uniscono e fanno sorridere e riflettere lo spettatore. Lo spettacolo riflette su comicità e poesia e dimostra che, in fondo, non sono poi così lontane. Scritti di Italo Calvino, Gabriel Garcia Marquez, Umberto Eco, Stefano Benni, per citarne soltanto alcuni, si alternano ad articoli di giornale, aneddoti, testi di giovani autori contemporanei e dello stesso Leo. “Ti racconto una storia”, con musiche di Jonis Bascir che accompagna Edoardo Leo sul palco, è prodotto dalla Stefano Francioni Produzioni. I biglietti per la data pescarese del tour sono disponibili sul circuito CiaoTickets al costo di 15 euro (i diritti di prevendita sono inclusi; poltrona non numerata; inizio spettacolo alle ore 21). Quella di Pescara non sarà l’unica tappa abruzzese: Edoardo Leo si esibirà anche il 2 marzo al teatro Comunale di Gessopalena e il 6 marzo al Francesco Paolo Tosti di Ortona. Il Centro ha intervistato l’attore, regista, sceneggiatore e conduttore romano.
Uno spettacolo che fa sorridere e riflettere, che racconta spaccati di vita unendo parole e musica. Come nasce “Ti racconto una storia”?
Ha preso forma negli anni. Si è costruito anno dopo anno con monologhi, articoli di giornale, racconti, riflessioni che ho raccolto nel tempo. Ogni sera propongo uno spettacolo diverso, non va mai in scena allo stesso modo. Esattamente come accade con il racconto orale, che cambia mano mano che viene raccontato. Ogni sera pesco testi diversi dal librone che porto con me. Ci sono scritti di grandi romanzieri, ma anche cose scritte da me e da amici scrittori. Un universo per raccontare come la comicità sia qualcosa di incredibile e che bisogna andare a scovarla. Faccio parlare autori importanti come Calvino e Marquez esaltandone la parte umoristica. Questo permette di far avvicinare anche i più giovani ai grandi autori della letteratura, facendoli entrare in contatto con loro in modo molto morbido, e di farli incuriosire.
Cosa la ispira nella scrittura di una sceneggiatura?
La cosa che mi interessa di più è osservare la società contemporanea e raccontare cosa succede alla mia generazione.
Lei è tra i protagonisti della trilogia di “Smetto quando voglio”, diretta da Sydney Sibilia. Dai ventenni ai cinquantenni, più di una generazione si è sentita rappresentata dal racconto di una precarietà che oggi investe un po’ tutti indistintamente. Un racconto divertente con un retrogusto amaro, tipico della commedia all’italiana. Manca qualcosa oggi rispetto a quella del passato?
Il grande pregio della commedia italiana è proprio quello di prendere un tema tragico e trasformarlo in qualcosa da ridere. “Smetto quando voglio”, anche se non l’ho scritto io, è certamente in linea con le cose che scrivo da sempre. Per raccontare la realtà, nella commedia ci deve essere la giusta cattiveria. In passato abbiamo avuto mostri sacri e a un certo punto si è confuso un po’ tutto. Si è iniziato a confondere la commedia con il film comico, con la farsa. Quando guardiamo al passato ci troviamo di fronte nomi come Scola, Monicelli ed è ovvio che con loro perdi sempre. Bisogna cercare di rinnovarla e non è facilissimo.
Ha lavorato con Ettore Scola. Che ricordo ha di quella esperienza?
Avere la possibilità di lavorare con lui è stato incredibile. Penso che i film di Scola mi abbiano insegnato almeno quanto le cose imparate a scuola sulla storia d’Italia e su tanti temi che mi sono rimasti dentro.
La produzione di “Ti racconto una storia” è abruzzese. Che legame ha con la nostra regione?
Si può dire che la mia avventura sia partita dall’Aquila. Il Teatro Stabile d’Abruzzo ha prodotto “Dramma della gelosia”, diretto da Gigi Proietti, in cui recitavo. È stata la prima produzione importante. Sono tornato altre volte in Abruzzo, purtroppo anche per eventi non belli come quello del terremoto. Ora c’è una produzione abruzzese. L’Abruzzo è un posto dove torno sempre volentieri.
Si è da poco conclusa la sua esperienza come conduttore del Dopofestival di Sanremo. Com’è andata?
Il bilancio è molto positivo. È stato un record di ascolti, anche se dei numeri mi interessa fino a un certo punto. Ho fatto l’attore anche lì. Non sono un conduttore e per me è stata un’esperienza nuova, esaltante, mi sono messo in discussione. È diventata un’occasione di crescita.
Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di intraprendere la carriera artistica?
Ogni percorso è diverso, ognuno ha la sua strada da seguire. Bisogna solo essere onesti con se stessi e chiedersi se si è disposti a intraprendere questo viaggio sapendo che puoi andare incontro a tante sconfitte e delusioni.