Fantacadabra presenta la storia di Etty Hillesum

Ad Avezzano e a Pescara lo spettacolo per ricordare la giovane scrittrice ebrea morta ad Auschwitz
AVEZZANO. La cooperativa Fantacadabra, per celebrare la Giornata della Memoria, presenterà lo spettacolo Etty Hillesum, Elogio dell’amore, una produzione Teatro Stabile d’Abruzzo e Fantacadabra che riflette sul tema, attualissimo, del clima di odio e intolleranza diffuso. I primi due appuntamenti saranno domani e venerdì 26 gennaio, alle ore 9 e 11, nel Castello Orsini di Avezzano. Domenica 28 gennaio alle 17, invece, la piece si sposterà al Teatro Cordova di Pescara.
Etty Hillesum, con Laura Tiberi e Santo Cicco, immagini video Stefano Mont e regia Mario Fracassi, intende mostrare come l’accettazione degli stereotipi, dell’esclusione e della barbarie faccia parte di un unico processo.
Ad Avezzano, al termine dello spettacolo il pubblico avrà modo di approfondire la riflessione intorno ai temi legati allo spettacolo grazie alla mediazione di Gino Milano. A Pescara, il dibattito sarà invece affidato al professor Fabrizio Savini del Liceo B. Spaventa di Città Sant’ Angelo.
Etty Hillesum (1914-1943), era una giovane donna olandese che voleva fare la scrittrice, ma che troppo presto ha dovuto condividere la sorte di altri milioni di ebrei. Dapprima deportata nel campo di smistamento di Westerbork, fu trasferita ad Auschwitz, dove trovò la fine chiedendo di essere «un balsamo per molte ferite».
«Vogliamo proporre uno spettacolo», spiega il regista Mario Fracassi,«che non sia solo rievocazione». Piuttosto, sottolinea, di Etty racconta la disarmante presenza nella Shoah, la ricerca interiore, il desiderio di raccontare, gli interrogativi, l’altruismo radicale, l’incontenibile ironia.
Etty è intensa e passionale, legge Rilke, Dostoevskij. È ebrea, ma non osservante. I temi religiosi la attirano e talvolta ne parla, ma poi la realtà della persecuzione s’infiltra nel suo destino. «La nostra distruzione si avvicina furtivamente da ogni parte, presto il cerchio sarà chiuso intorno a noi e nessuna persona buona che vorrà darci aiuto lo potrà oltrepassare», scrive. Ma quanto più il cerchio si stringe, tanto più Etty sembra acquistare una straordinaria forza d’animo, che la porta non a salvarsi, ma ad aiutare gli altri.
Raccontando di sé, Etty diviene fonte per molte riflessioni su un mondo in cui infinite persecuzioni e violenze ci impongono la necessità di “fare memoria”. Lei indica la strada della bellezza per farci indagare sull’oggi, sulla nostra storia e le nostre chiusure, sui nostri campi e le nostre deportazioni.