Favino: «Sanremo è anche la mia storia» Fiorello apre le danze

31 Gennaio 2018

ROMA. «Non avrei mai immaginato di presentare il Festival. Ieri un mio amico mi ha chiamato e continuava a dirmi: “Non ci posso credere!”. Era uno di quelli con cui facevo i gruppi d'ascolto. Li...

ROMA. «Non avrei mai immaginato di presentare il Festival. Ieri un mio amico mi ha chiamato e continuava a dirmi: “Non ci posso credere!”. Era uno di quelli con cui facevo i gruppi d'ascolto. Li abbiamo fatti tutti, no? Ci si trova a casa di uno o dell'altro, si ascoltano le canzoni, si parla malissimo di tutti, si scrivono dei fogliettini con il nome del vincitore e si scommette qualcosa... Io ho azzeccato solo una volta, Riccardo Cocciante che cantava “Se stiamo insieme”. Ma fu un imbroglio: avevo cambiato il mio bigliettino all'ultimo momento, quando già sapevo della vittoria».
Così Pierfrancesco Favino racconta in esclusiva alla rivista Vanity Fair - che lo mette in copertina del numero in edicola da oggi - la sua imminente avventura alla conduzione del 68esimo Festival della canzone Italiana al fianco di Claudio Baglioni e Michelle Hunziker. Intanto si aggiunge un altro nome all'ormai ricca lista di ospiti del Festival di Sanremo 2018, in programma dal 6 al 10 febbraio. Si tratta di Rosario Fiorello, che lunedì sera, durante la diretta del suo programma “IL Rosario della Sera su Radio Deejay, ha chiamato il direttore artistico della 68esima edizione, Claudio Baglioni, per confermargli che ci sarebbe stato.
«Di Baglioni», dice Favino a Vanity, «conosco le canzoni, per averle cantate sotto le docce di tutta una vita, Michelle l'avevo vista in tv... Volevo provare a fare qualcosa di diverso, che non so ancora se so fare, spero di sì. Ho accettato la proposta di Baglioni perché mi ha detto: “Nemmeno io l'ho mai fatto, proviamo”. Michelle è, dei tre, l'unica che ha esperienza... Non fanno altro che ripetermi tutti: non sai, vedrai, un incubo. Io per il momento faccio come le scimmie: non vedo, non sento e non parlo. E coltivo anche la speranza di divertirmi un po’. Sbaglierò? Pazienza. Non ho paura di sbagliare, ma lo dico davvero. Grazie a Dio ho già la mia piccola collezione di fallimenti, li tengo cari».
Di Sanremo, l'attore dice che è «lo specchio del Paese e anche un rito famigliare, io per esempio conoscevo molto più i nomi dei cantanti che quelli dei calciatori, è un'istituzione popolare, e non è una parolaccia. È anche il “si guarda ma non si dice” degli pseudo intellettuali... Io sono pop, non sono Umberto Eco e si vede. Non sono un uomo particolarmente colto. Sono quello che alle cene faceva ridere... Per me non c'è nessun contrasto tra il teatro, il cinema e Sanremo... Credo che ci sia una grande frattura, tra il cinema e la gente, e lo dicono anche i numeri. Però non è sempre stato così, io mi ricordo Mastroianni e Tognazzi che facevano le capriole a Studio Uno, ma rimanevano le grandissime star che erano... L'Ariston è il posto dove posso dire: io sono questo, anche questo».
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